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Lei è rimasta casalinga: con la separazione va sempre mantenuta

29 Luglio 2014
Lei è rimasta casalinga: con la separazione va sempre mantenuta

Salvo nel caso di addebito, la moglie che per anni si è curata della casa rimanendo disoccupata, ha diritto ad essere mantenuta dopo la separazione.

Se l’ex moglie è stata per anni solo casalinga, badando unicamente alle faccende domestiche, ha diritto a essere mantenuta con la separazione. Infatti, nel tempo, la sua capacità di produrre reddito si è azzerata e, dunque, il marito deve mantenerla.

È questo l’orientamento più volte espresso dalla Cassazione [1]: un orientamento che fa tirare un bel sospiro di sollievo a tutte le signore che, non più giovani, esitano a lasciare il consorte benestante perché si sentono inadeguate ad affrontare il mondo del lavoro. Timori più che fondati per la Suprema corte che considera nulle le loro possibilità di guadagno per chi, nel tempo, si è curato solo della casa, dimenticando ogni contatto con il mondo del lavoro.

Secondo i Supremi giudici, la donna che per diversi anni non ha avuto altra occupazione se non la cura del marito e dei figli, è incapace di produrre reddito e, quindi, di procurarsi, dopo la separazione, un lavoro per mantenersi.

A determinare l’ammontare del mantenimento, poi, sarà la valutazione del patrimonio del marito. Infatti, oltre ai bisogni essenziali comuni alla moglie e a tutti i figli minori, è necessario considerare anche le prospettive di vita che si creano durante il matrimonio.

Solo se il giudice dispone l’addebito della separazione a carico della moglie il marito potrà scampare tale mantenimento.

Cos’è l’addebito?

L’addebito è la dichiarazione con cui il giudice attribuisce a uno dei coniugi la responsabilità per la fine del matrimonio. Per addebitare la separazione al consorte, però, va provato che la rottura del rapporto sia derivata esclusivamente dal suo comportamento, consapevolmente contrario ai doveri di fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione.

Nel processo, dunque, sarà sempre la parte che richieda l’addebito a dover dimostrare che la condotta tenuta dal coniuge sia stata la causa, e non la conseguenza, della crisi matrimoniale.

Tra le ragioni più frequenti, l’infedeltà o l’abbandono del tetto coniugale.

Un esempio è quello del partner colto a scambiare sms amorosi con una terza persona, ove se ne deduca l’esistenza di un rapporto incompatibile con il dovere di lealtà. Ma anche il tradimento fisico sarà ragione di addebito solo se precedente al disagio vissuto dalla coppia. Quanto, invece, all’allontanamento dall’abitazione familiare, si riterrà causa sufficiente di addebito, purché volontario (non determinato dal comportamento dell’altro) o avvenuto in un momento in cui la convivenza era già intollerabile. La pronuncia di addebito avrà effetti rilevanti: il coniuge non responsabile della separazione, se non ha adeguati redditi propri, avrà diritto all’assegno di mantenimento e non soltanto a quello alimentare e il “colpevole” perderà i diritti successori sul patrimonio dell’altro.


note

[1] Cfr. Cass. sent. n. 18618/2011.

Autore immagine: 123rf.com


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