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Multe: il pagamento in misura ridotta esclude le spese postali. La Cassazione ci ripensa

1 maggio 2014


Multe: il pagamento in misura ridotta esclude le spese postali. La Cassazione ci ripensa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 maggio 2014



Una causa in Cassazione per una cartella di Equitalia di 3.25 euro per il mancato pagamento, in verità non dovuto, della raccomandata con la multa… La crisi della giustizia e lo strano modo dello Stato di far ricadere i costi sul cittadino.

La Cassazione ci ripensa rispetto ai propri stessi precedenti: non sono più dovute, dall’automobilista che paghi la multa nei primi trenta giorni – e quindi in “misura ridotta” – anche le spese di procedimento come quelle per l’invio della raccomandata contenente la multa medesima [1].

 

La vicenda

Il caso su cui hanno deciso i giudici è di quelli estremi: una cartella di 150,82 euro per non averne pagati 3,25. Cioè la spesa sostenuta dalla Polizia municipale di Lucca per inviare la raccomandata con cui il destinatario del verbale viene avvisato che c’è stato un mancato recapito e il plico torna all’ufficio postale, dove si considera notificato dopo 10 giorni di giacenza.

Sono casi tutt’altro che rari: la complessità e varietà delle procedure di notifica non consente di determinare a priori le spese. Tanto che alcuni corpi di polizia allegano ai verbali più bollettini postali, con spese differenti secondo il caso. A volte ciò non aiuta il cittadino, anzi lo induce in errore.

Pagare col bollettino sbagliato (e comunque con spese inferiori a quelle esatte) finora è stato considerato un adempimento che non estingue la violazione stradale: la somma versata è tenuta in acconto (articolo 389 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada) e, dopo 60 giorni dalla notifica, se non si integra il versamento, scatta il raddoppio della sanzione previsto anche per chi non paga affatto. Di qui cartelle pesanti anche per omissioni di pochi euro.

 

La questione

Tutto ruota intorno al problema di quali importi includere nel pagamento in “misura ridotta” della multa. Ricordiamo infatti che, secondo il codice della strada, [2] se il pagamento della multa avviene nei primi trenta giorni dalla notifica, esso è in “misura ridotta”, ossia pari al minimo della sanzione pecuniaria prevista per la violazione.

A riguardo, in passato la Suprema Corte [3] aveva ritenuto che le spese postali sostenute dall’amministrazione per la notifica del verbale di contestazione di un’infrazione al codice della strada formano un tutt’uno con la sanzione. Per cui, nel determinare l’importo “in misura ridotta” dovuto dal soggetto multato, bisognava inglobare anche tali spese accessorie.

Questa tesi è stata però sconfessata dalla sentenza qui in commento. Con un cambio di rotta, infatti, la Cassazione non condivide più il proprio precedente orientamento.

La legge – si legge nella pronuncia odierna -, nel conteggiare quanto dovuto “in misura ridotta”, non menziona affatto le spese di procedimento, quali appunto sono quelle postali. Una diversa interpretazione sarebbe artificiosa e contraria al dato testuale della norma [4].

E del resto, il codice della strada [5] è chiaro nel precisare che le spese di procedimento scattano solo se, entro trenta giorni dalla notifica del verbale, il multato non abbia proposto ricorso e non abbia effettuato il pagamento in misura ridotta.

Pertanto, errano le amministrazioni comunali quando, nel precompilare il bollettino per il pagamento della multa vi inseriscono anche i costi di spedizione con la raccomandata a.r. e tutte le altre spese accessorie di carattere amministrativo.

È davvero questa la crisi della giustizia?

Un’ultima osservazione – che prescinde dalla lettura della sentenza – si rende infine necessaria.

Il caso di specie è stato originato perché il cittadino, pur avendo pagato la multa in misura ridotta, non aveva contestualmente versato anche le 3.25 euro per la raccomandata in cui la multa medesima era contenuta. Con la conseguenza che il Comune aveva iscritto tale importo a ruolo ed Equitalia aveva notificato la cartella esattoriale.

Dunque, tutto il giudizio di primo grado e in Cassazione è stato determinato da una cartella di pagamento di 3.25 euro

Si fa un gran parlare di crisi della giustizia. Ma è anche vero che la Cassazione viene impegnata per questioni di basso valore dalle stesse amministrazioni (il ricorso, infatti, era stato sollevato dal Comune) mentre i costi del fallimento della giustizia vengono fatti ricadere sul cittadino, con aumenti del contributo unificato, dei bolli, dei tempi, delle preclusioni. Quante volte assistiamo a delle inutili resistenze delle P.A. in cause il cui esito è già palesemente scontato sin dall’inizio? La colpa dell’intasamento dei tribunali non è solo del cittadino. Le amministrazioni ci mettono anche la loro parte…

Ebbene, riteniamo che lo Stato dovrebbe fare, prima delle cosiddette riforme, un profondo “mea culpa”.

note

[1] Cass. sent. n. 9507 del 30.04.14.

[2] Art. 202 cod. str.

[3] Cass. sent. n. 14181/2012.

[4] In contrasto anche con il principio di legalità.

[5] Art. 203 cod. str. ultimo comma.

Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. BUONASERA,
    E’ SUCCESSO ANCHE A NOI DI PAGARE LA MULTA/SANZIONE MA SENZA LE SPESE POSTALI DI EURO 14,08 E CI SIAMO VISTI RECAPITARE DOPO 2 ANNI UN AVVISO BONARIO DI EURO 160,16 ….MI SEMBRA UN PO’ SPROPORZIONATO…COSA DOBBIAMO FARE???
    ABBIAMO PROVATO A DIALOGARE CONL’ENTE CREDITORE MA NON NE VUOLE SAPERE , SOSTIENE CHE PER EURO 14,08 NON PAGATE DOBBIAMO VERSARE 160.,16…
    POSSONO ESSERCI DEI PRESUPPOSTI VALIDI PER NON PAGARE TUTTA QUELLA DIFFERENZA???
    GRAZIE
    SALUTI

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