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Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi: scatta il danno all’immagine


Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi: scatta il danno all’immagine

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 maggio 2014



Possibile ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale, per la lesione all’onore e alla reputazione, senza bisogno di fornire prove: il danno è, come si suol dire, “in re ipsa”.

Se l’istituto di credito effettua una segnalazione del correntista moroso alla Centrale Rischi (CR), pur non essendovene i presupposti per farlo, è tenuta sempre a risarcire il danno non patrimoniale per lesione all’immagine del cliente. E ciò anche se manca la prova del danno stesso. A dirlo è il Tribunale di Catania in una recente sentenza [1].

La vicenda

Il caso riguarda un professionista, difeso dall’avvocato Antonio Maria Cardillo, che aveva subìto illegittimamente l’iscrizione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia. Nell’ambito del giudizio d’urgenza [2], il Tribunale aveva ordinato, all’istituto di credito, la cancellazione del nominativo dalla CR, per assenza dei presupposti. Il professionista aveva poi intrapreso un secondo giudizio abbreviato [3] per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti a tale ingiusta lesione.

Cos’è la Centrale Rischi

La CR è un sistema informativo sull’indebitamento della clientela verso le banche e le finanziarie. Le comunicazioni sono effettuate dai singoli istituti di credito alla Banca d’Italia.

Chiunque voglia conoscere la propria posizione presso la CR può rivolgersi alle Filiali della Banca d’Italia

La motivazione della sentenza

Preliminarmente il Tribunale ricorda che la normativa [4] prevede la possibilità, per le banche, di segnalare alla Centrale Rischi i crediti “in sofferenza”: tali sono, però, soltanto quelli vantati nei confronti di soggetti in stato di insolvenza – anche se non accertato con una sentenza – o che versino in situazioni sostanzialmente equiparabili. Si deve trattare, insomma, di una “grave difficoltà economica[5].

Abbiamo già approfondito tale argomento nei seguenti articoli: “Se la banca mette a sofferenza in centrale rischi: non basta il ritardo nel pagamento”, “Segnalazione illegittima alla Centrale Rischi: è possibile richiedere il risarcimento del danno” e, infine “Segnalazione alla Centrale rischi: illegittima per un semplice sconfinamento”.

In assenza di tali condizioni, la segnalazione alla Centrale Rischi effettuata dalla banca è illegittima. Scatta allora il risarcimento del danno per il cliente.

Se, però, ai fini del danno patrimoniale è necessaria una precisa prova della perdita economica subita dal correntista, per quello non patrimoniale non vi è bisogno di alcuna dimostrazione. Quest’ultimo, infatti, è un danno che è già insito nella stessa illecita segnalazione alla Centrale [6]. Infatti – argomenta il tribunale siciliano nella sentenza in commento – l’illegittima segnalazione alla CR non è destinata ad assumere rilevanza solo in un’ottica commerciale-imprenditoriale, ma costituisce anche un indiscutibile discredito personale e patrimoniale, tanto da ledere l’onore e la reputazione della persona, a prescindere da eventuali interessi commerciali.

 

Per cui, qualora l’illegittima segnalazione venga riconosciuta lesiva dei diritti della persona, il danneggiato non avrà l’onere di fornire alcuna prova del danno.

Anche la Cassazione è di uguale parere. In un precedente caso [7] la Suprema Corte aveva rilevato che, in caso di illegittima segnalazione di una posizione in sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia, da parte di un istituto di credito, scatta (come nel caso di illegittimo protesto) il danno da lesione all’immagine sociale della persona che si vede ingiustamente indicata come insolvente. Tale lesione costituisce un danno che deve essere risarcito senza necessità per il danneggiato di fornire la prova della sua esistenza.

Pertanto, in tali casi, il giudice potrà liquidare il danno con sistemi equitativi, il che succede tutte le volte in cui l’attività istruttoria svolta durante il processo non consenta di dare certezza della misura del danno stesso.

note

[1] Trib. Catania, sent. del 8.04.2014, dott. Grillo.

[2] Art. 700 cod. proc. civ.

[3] Art. 702 bis cod. proc. civ.

[4] Delibera CICR del 29.03.1994 adottata ai sensi degli artt. 53 comma 1 lett. B e 107 comma II d.lgs. 1.9.1993 n. 385 T.U. bancario.

[5] Cass. sent. n. 21428 del 12.10.2007.

[6] Cosiddetto “danno in re ipsa”.

[7] Cass. sent. n. 12626/2010; Cass. sent. n. 9233/07; Cass. sent. n. 14977/06.

Autore immagine: 123rf.com

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