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Voluntary disclosure: come funziona la collaborazione volontaria

26 Marzo 2015 | Autore:
Voluntary disclosure: come funziona la collaborazione volontaria

Breve esame delle procedure di adesione alla collaborazione volontaria in materia fiscale: “voluntary disclosure”.

L’istituto della cosiddetta collaborazione volontaria (voluntary disclosure) in materia fiscale è stato recentemente introdotto nell’attuale ordinamento italiano dal legislatore con la Legge n. 186 del 15 dicembre 2014. In particolare [1] la norma di recentissima introduzione ha disciplinato provvedimenti finalizzati a favorire l’emersione ed il rientro di capitali illecitamente detenuti all’estero modificando le disposizioni in materia di monitoraggio fiscale [2]. Inoltre è stata estesa la procedura di collaborazione volontaria a tutti quei contribuenti che non sono destinatari degli obblighi dichiarativi di monitoraggio fiscale o che, essendone obbligati, vi hanno comunque adempiuto correttamente al fine di dare la possibilità di sanare le violazioni degli obblighi di dichiarazione relativamente alle imposte sui redditi, addizionali, imposte sostitutive, imposta regionale sulle attività produttive e imposta sul valore aggiunto nonché le violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d’imposta [3].

La logica alla base del nuovo istituto consiste nella necessità di promuovere, attraverso l’adozione di una procedura straordinaria, la collaborazione volontaria tra contribuente ed amministrazione fiscale allo scopo di consentirgli (con una procedura che, sostanzialmente, si avvicina molto a quella di un condono) di riparare alle infedeltà dichiarative passate e porre le basi per un futuro rapporto col Fisco basato sulla reciproca fiducia.

L’Agenzia delle Entrate, in un recente documento di prassi [4] ha precisato, inoltre, che la procedura, in parola, distinguendosi da strumenti con analoghe finalità che hanno trovato applicazione in passato, in particolare per quanto riguarda gli investimenti e le attività illecitamente costituite o detenute all’estero, costituisce una concreta possibilità offerta al contribuente per rientrare nella legalità, in un contesto che vede l’evasione fiscale ed in particolare i fatti di frode oggetto di attività di contrasto con sempre maggiore determinazione ed incisività.

Quale è l’ambito di applicazione della collaborazione volontaria in materia fiscale

Il contribuente interessato dai provvedimenti in commento, autore di violazioni in merito agli obblighi di dichiarazione [5] commesse fino al 30 settembre 2014, ha la facoltà di avvalersi della procedura di collaborazione volontaria per l’emersione:

– delle attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori del territorio dello Stato;

– per la definizione delle sanzioni per le eventuali violazioni di tali obblighi;

– per la definizione dell’accertamento mediante adesione ai contenuti dell’invito al contraddittorio di cui alla lettera b) per le violazioni in materia di imposte sui redditi e relative addizionali, di imposte sostitutive, di Irap e di iva, nonché per le eventuali violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d’imposta.

È prevista quindi la possibilità di sanare sia la mancata segnalazione degli investimenti nell’ambito del quadro RW [6], sia gli eventuali redditi non dichiarati connessi o non connessi a tali attività estere. Per aderire alla procedura è necessario che il contribuente:

– indichi spontaneamente all’Amministrazione finanziaria mediante presentazione di apposita richiesta, tutti gli investimenti e tutte le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all’estero (voluntary internazionale), anche indirettamente o per interposta persona, unitamente ai documenti e alle informazioni per la determinazione degli eventuali maggiori imponibili agli effetti delle imposte dirette e relative addizionali, delle imposte sostitutive, dell’IRAP dei contributi previdenziali, dell’IVA e delle ritenute, non connessi con le attività costituite o detenute all’estero (voluntary nazionale);

– abbia versato le somme dovute [7].

È opportuno segnalare che nella dichiarazione da presentare all’Amministrazione devono essere tenuti in considerazione tutti i periodi d’imposta per i quali, alla data di presentazione della richiesta, non siano scaduti i termini per l’accertamento o la contestazione della violazione degli obblighi di dichiarazione.

In riferimento alla possibilità di attivare il contradditorio con l’Amministrazione finanziaria l’Agenzia delle Entrate [8] ha precisato che la procedura è la seguente:

– l’Agenzia inoltra l’invito a comparire [9];

– il contribuente può accettare integralmente quanto indicato nell’invito e versare le somme ivi indicate. In tal modo si ottiene la riduzione delle sanzioni ad un sesto;

– diversamente, nel caso in cui il contribuente ritenga di non dover accettare in toto quanto contenuto nell’invito può presentarsi al contraddittorio, a conclusione del quale avrà la facoltà di sottoscrivere un atto di adesione. In tal caso restano applicabili le sanzioni nella misura di un terzo del minimo previsto dalla legge.

In sostanza, il contribuente deve:

– dichiarare tutte le attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero e i maggiori imponibili non dichiarati per i periodi di imposta ancora accertabili;

– versare le imposte e le sanzioni.

Il versamento può essere eseguito:

– in unica soluzione;

– oppure può essere ripartito, su richiesta dell’autore della violazione, in tre rate mensili di pari importo.

Il mancato pagamento di una delle rate comporta il venir meno degli effetti della procedura. Se non si versano le somme dovute nei termini previsti, la procedura di collaborazione volontaria non si perfeziona.

L’Agenzia notifica, anche in deroga ai termini notifica, un avviso di accertamento e un nuovo atto di contestazione con la rideterminazione della sanzione entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di notificazione dell’invito o a quello di redazione dell’atto di adesione o di notificazione dell’atto di contestazione.


note

[1] Legge 15 dicembre 2014, n. 186, articolo 1, comma 1.

[2] Con l’articolo 1, comma 1 viene modificato il Decreto Legge n. 167/1990, convertito con Legge n. 227 del 4 agosto 1990, relativo al monitoraggio fiscale, introducendo gli articoli da 5-quater a 5-septies.

[3] Legge 15 dicembre 2014, n. 186, articolo 1, comma 2.

[4] Si tratta della Circolare Ministeriale n.10/E/2015 del 13 marzo 2015 – “Legge 15 dicembre 2014, n. 186, concernente “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio”. Prime indicazioni relative alla procedura di collaborazione volontaria”

[5] Si tratta, nello specifico, degli obblighi di cui all’articolo 4, comma 1, Decreto Legge n. 167/1990 (ossia il quadro RW).

[6] Il modulo RW deve essere compilato dalle persone fisiche, gli enti non commerciali e le società.

semplici ed equiparate ai sensi dell’articolo 5 del TUIR fiscalmente residenti in Italia.

[7] Il versamento delle somme dovute dal contribuente deve avvenire in base ai termini previsti per il cosiddetto “invito a comparire”, di cui all’articolo 5, comma 1, D.Lgs. 218/1997, e quindi entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione, ovvero secondo le ulteriori modalità indicate nel comma 1-bis del medesimo articolo ovvero sulla base di quanto indicato in riferimento all’accertamento con adesione (entro venti giorni dalla redazione dell’atto), oltre alle somme dovute in base all’atto di contestazione o al provvedimento di irrogazione delle sanzioni per la violazione degli obblighi di dichiarazione di cui all’articolo 4, comma 1, entro il termine per la proposizione del ricorso ai sensi dell’articolo 16, D.Lgs. n. 472/1997, senza avvalersi della compensazione.

[8] In proposito si veda la Circolare Ministeriale n. 10/E/2015.

[9] Di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo 218/1997.


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