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Il reato di commercio di prodotti industriali con marchio contraffatto

27 Marzo 2015 | Autore:


> Business Pubblicato il 27 Marzo 2015



Si faccia attenzione ad acquistare prodotti con marchi contraffatti anche in modo grossolano: la facile riconoscibilità della contraffazione da parte del compratore non esclude il reato di commercio di prodotti con segni falsi o alterati, potendosi escludere solo il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci, idonei cioè a trarre in inganno di volta in volta il singolo acquirente.

 

La detenzione per la vendita o la vendita di prodotti recanti il marchio contraffatto costituisce reato [1] senza che abbia rilievo a discolpa, come causa di esclusione del reato, una contraffazione grossolana, tale cioè da non indurre in inganno il compratore sull’origine del prodotto. Questo perché la norma incriminatrice tutela principalmente la fede pubblica, non la libera determinazione dell’acquirente.

Lo ha affermato, da ultimo, la Suprema Corte in esito ad un processo penale iniziato per una vicenda riguardante un commercio di prodotti industriali con marchio contraffatto [2].

Per fede pubblica si intende l’affidamento generale del pubblico sui marchi e sui segni distintivi che individuano i prodotti industriali e le opere dell’ingegno, garantendo la circolazione anche a tutela dell’autore o del titolare del marchio. Per la realizzazione di tale reato basta che tale fede pubblica sia messa in pericolo, senza che sia necessaria la realizzazione di alcun evento in particolare, tanto meno un inganno dell’acquirente, dato che non è nemmeno un requisito previsto dalla norma. La dottrina parla in proposito, seguita dalla giurisprudenza, di reato di pericolo.

Nemmeno rileva quindi, ai fini della sussistenza di tale reato, che il compratore sia stato messo a conoscenza, da parte del venditore, della non autenticità del marchio, poiché la norma penale è finalizzata, appunto, a garantire la circolazione dei beni contraddistinti da marchi registrati o da altri segni distintivi [3].

note

[1] Trattasi del delitto di cui all’art. 474 “Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi” cod. pen.

[2] Cass. pen. sent. n. 9711 del 5.03.2015.

[3] A diverse conclusioni si perverrebbe qualora si trattasse di una vendita di prodotti industriali con segni mendaci, e di per se ingannevoli: qui l’induzione in errore del compratore è previsto quale requisito per la realizzazione del reato (art. 517 “Vendita di prodotti industriali con segni mendaci” cod. pen.).


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