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Legittima la tassa di concessione sui telefonini

3 maggio 2014


Legittima la tassa di concessione sui telefonini

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 maggio 2014



Sugli abbonamenti, business o privati, resta la tassa: disparità con le ricaricabili.

La tassa governativa sui telefonini è legittima e non si pone in contrasto né con le norme nazionali, né con quelle comunitarie. Pertanto è dovuta.

A infrangere le speranze di Comuni, e non solo, di ottenere il rimborso di quanto pagato negli ultimi dieci anni (circa 800 milioni l’anno), è intervenuta ieri la Cassazione a Sezioni Unite [1], dopo il rinvio fatto, dalla sezione tributaria, nel mese di maggio del 2013 (leggi l’articolo “Tassa di concessione governativa sui cellulari: la Cassazione alle Sezioni Unite”).

Peraltro, il timore di aprire un buco nelle casse erariali aveva già indotto il Governo, lo scorso gennaio, ad adottare una norma di interpretazione autentica (di dubbia legittimità). Ne avevamo parlato nell’articolo “Cellulari, sulla tassa di concessione il Governo interviene con un colpo di mano”.

Infatti, con un decreto legge [2] degli inizi dell’anno, l’esecutivo ha chiarito che “per stazioni radioelettriche si intendono anche le apparecchiature terminali per il servizio radiomobile terrestre di comunicazione”.

In ogni caso, le Sezioni Unite hanno definitivamente chiuso il cerchio. E, con esso, le speranze dei consumatori di vedersi alleggerita la bolletta del telefono.

Tutto ruota intorno alla definizione di telefoni cellulari e al dubbio se a regolarli debba essere la normativa relativa alle apparecchiature “radio rice-trasmittenti” [3] (la quale non subordina l’uso del telefono al rilascio di provvedimenti amministrativi) o a quella del Codice delle comunicazioni [4]. Secondo le Sezioni unite è sbagliata la tesi interpretativa che vorrebbe tutta la disciplina dei telefoni compresa nel decreto legislativo sulle Apparecchiature radio e terminali di telecomunicazioni. In questa prospettiva è chiaro che il Codice delle comunicazioni non si occupa solo di comunicazioni radio, ma anche telefoniche disciplinandole entrambe per quanto riguarda le condizioni di accesso.

Un esame alla luce del quale “non appare giustificato – si legge nella sentenza – sostenere sul piano normativo che la tassa di concessione governativa sui “telefonini” sia da ritenere abrogata per il solo fatto che il Codice delle comunicazioni non disciplini più l’uso dei terminali radiomobili di comunicazione”.

Dunque la tassa di concessione governativa resterà: 12,91 euro mensili  per i clienti business e di 5,16 euro mensili per l’uso privato. La tassa sarà dovuta sugli abbonamenti ai telefoni cellulari, ma non sui ricaricabili, questione, peraltro, che potrebbe sollevare ulteriori dubbi di legittimità costituzionale (come descritti nell’articolo “Cellulari: abbonamenti penalizzati con la tassa di concessione governativa”).

note

[1] Cass. sent. n. 9560 del 02.04.2014.

[2] Dl 4/2014 convertito nella legge 50/2014 (Gazzetta Ufficiale 74 del 29 marzo scorso).

[3] Dlgs 269/2001.

[4] Dlgs 259/2003.

Autore immagine: 123rf.com

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