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Usura? Ecco le linee guida sul calcolo degli interessi di mora e corrispettivi

3 maggio 2014


Usura? Ecco le linee guida sul calcolo degli interessi di mora e corrispettivi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 maggio 2014



Calcolo dell’usura: gli interessi di mora vanno sommati a quelli corrispettivi?

Sull’impossibilità che ai fini del calcolo dell’usura gli interessi di mora vadano sommati a quelli corrispettivi interviene anche Gianluca De Candia, direttore generale di Assilea, che detta anche una sorta di vademecum per gli operatori del leasing.

Sulla sentenza della Cassazione n. 350/2013 che ha toccato il tema usura-interessi di mora ci sono state differenti interpretazioni. Qual ritiene corretta?

La Cassazione non ha affatto sancito che gli interessi di mora debbano essere cumulati agli interessi corrispettivi ma si è limitata a ribadire, in conformità alla propria giurisprudenza, il principio di diritto che anche gli interessi di mora soggiacciono all’usura.

C’è allora una differenza sostanziale tra i tre tipi di interessi previsti dal Codice civile?

Anche se comportano sempre e comunque il pagamento di denaro, è chiaro che i tre differenti tipi di “interessi” siano autonomi e distinti. Infatti, gli interessi corrispettivi hanno natura di remunerazione del creditore; gli interessi di mora, invece, hanno una funzione risarcitoria di remunerazione del danno subito dal creditore a seguito del ritardo nel pagamento; infine, gli interessi compensativi, i quali seppur scaturenti dal principio della fruttuosità del denaro, hanno una natura autonoma rispetto agli interessi corrispettivi in quanto hanno una funzione indennitaria che è quella di compensare il venditore il quale, tra le altre cose, non ha ancora ricevuto il prezzo della cosa venduta.

Dove nascerebbe quindi la confusione “generata” dalla sentenza 350/2013?

Il passo della motivazione della sentenza che ha generato questa confusione è quello che dice: «parte ricorrente aveva specificamente censurato il calcolo del tasso pattuito in raffronto con il tasso soglia senza tenere conto della maggiorazione di tre punti a titolo di mora, laddove, invece, ai fini dell’applicazione dell’articolo 644 Codice penale e dell’articolo 1815 del Codice civile, comma 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori».

Dunque?

La Cassazione non dice dunque che gli interessi di mora vanno sommati a quelli corrispettivi ma ha ribadito il principio secondo cui «la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che gli interessi moratori».

Questa interpretazione è stata di recente confermata dai giudici di merito, giusto?

Esatto. In primo luogo dall’ordinanza del 16 gennaio 2014 del Tribunale di Brescia, poi dall’ordinanza del Tribunale di Trani del 25 gennaio, secondo cui «sostenere che il tasso soglia sarebbe superato per effetto della sommatoria fra il tasso debitore del mutuo e quello moratorio è un errore di carattere logico oltre che giuridico». Infine, l’ordinanza del 28 gennaio del Tribunale di Milano che esclude in maniera altrettanto chiara il cumulo tra interessi corrispettivi e interessi moratori.

Ma il Tribunale di Milano introduce il problema dell’eventuale anatocismo determinato dall’applicazione dell’interesse di mora sulla rata scaduta?

Al contrario, il Tribunale di Milano non pone un problema di anatocismo, ma di eventuale cumulo del tasso di mora con la porzione del tasso corrispettivo contenuto nella rata insoluta, stabilendo che anche qualora si procedesse a un simile cumulo comunque il tasso soglia non verrebbe superato. In questi casi non esiste un problema di anatocismo poiché, stante la diversa natura degli interessi, questi non si possono cumulare, considerato anche che la frazione di interesse corrispettivo contenuto nella rata insoluta è parte di questa (articolo 1224 del Codice civile).

Il problema che rimarrebbe ancora aperto riguarda dunque le modalità di determinazione del tasso soglia degli interessi di mora?

L’apparente lacuna normativa è stata colmata dalla Banca d’Italia alla quale, ope legis, compete l’onere della rilevazione trimestrale dei Tegm. A seguito dell’indagine statistica effettuata con l’Uic, Bankitalia ha accertato che gli interessi di mora sono mediamente superiori di 2,1 punti rispetto a quelli corrispettivi; sulla base di questi Teg medi vanno poi determinate le soglie degli interessi di mora.

note

Autore immagine: 123rf.com

Fonte: IlSole24Ore

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2 Commenti

  1. Tenuto conto che si afferma che non sono corrette (seppur supportate da recenti decisioni giurisprudenziali) avrei piacere a confrontarmi e a capire quali sono le affermazioni non corrette

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