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Meglio creare occupazione e lavoro o produrre beni e servizi?

30 Marzo 2015
Meglio creare occupazione e lavoro o produrre beni e servizi?

Le teorie economiche in tempi di crisi: cosa è meglio per alzare il prodotto interno lordo di un Paese?

Economia: tutti hanno la propria soluzione per superare le cicliche crisi economiche che colpiscono i paesi capitalisti, e tuttavia questa scienza dimostra di essere sempre sfuggente alle regole e alle previsioni, smentendo puntualmente anche i più attenti analisti.

Racconta un’antica storiella di un economista che, in Cina, visita un immenso cantiere dove si sta lavorando freneticamente per una diga che interromperà il placido corso del Fiume Giallo: una grande distesa brulica di migliaia di operai, ognuno con una zappa, che scavano il terreno. L’economista domanda all’ingegnere:

“Perché tanti zappatori? Perché non usate le scavatrici?”

E quello risponde: “Perché così si creano più posti di lavoro”.

L’economista replica: “Pensavo che il vostro scopo fosse quello di costruire una diga. Se quello che vi interessa invece è creare posti di lavoro, togliete la zappa ai lavoratori e date loro un cucchiaio”.
La metafora nasconde uno dei quesiti più antichi della storia dell’economia: è più importante, per il benessere di una nazione, produrre beni e servizi o creare posti di lavoro?

La stessa questione fu posta, con una storiella differente, da Keynes. Secondo il grande economista, lo Stato dovrebbe pagare dei disoccupati per scavare una gigantesca buca e poi riempirla: così, senza uno scopo predefinito, ma solo come scusa al fine di dare un salario ad alcuni lavoratori. Questi ultimi, però, inizierebbero ad avere esigenze di base, come il vitto e l’alloggio attorno al luogo di lavoro e, quindi, chiederanno beni e servizi. Così, nascerebbero, attorno alla buca, osterie per dare ai lavoratori un pasto, e poi alberghi per fornire loro un alloggio dove dormire e riposarsi. Arriverebbero quindi negozi per vendere altri beni di prima e seconda necessità come vestiti, scarpe e altro ancora. Senza contare che i dipendenti restituirebbero allo Stato parte del salario ricevuto attraverso le tasse, ma soprattutto tutto questo scambio di beni e servizi, generato dalla semplice apertura e chiusura della fossa, avrebbe messo in moto una piccola economia. Su scala nazionale, secondo Keynes, gli investimenti effettuati dallo Stato hanno il beneficio di alzare il prodotto interno lordo, a prescindere dall’utilità intrinseca dell’investimento.

La teoria di Keynes fu lungamente criticata perché, a detta di alcuni (molti), la produzione di beni o servizi inutili finisce per impoverire uno Stato.

E allora, torna di nuovo il quesito posto in apertura: è più importante produrre beni e servizi utili per la Nazione o, semplicemente creare posti di lavoro? La risposta, secondo molti, è a metà strada: bisogna cercare di ottenere il massimo risultato col minimo mezzo. E, se il “minimo mezzo” vuol dire usare macchinari che portano a risparmiare lavoro, così sia. Il che significa  che, se la tecnica e le macchine richiedono la riduzione di posti di lavoro, è necessario procedere ai licenziamenti se non si vuole impoverire l’intero Paese.

Del resto, i lavori scalzati dal progresso tecnico sono sempre stati sostituiti da altri lavori, magari in campi prima impensati. Insomma, ogni modifica tecnologica porta con sé non una riduzione di posti di lavoro, ma una semplice trasformazione dell’economia, anche se all’inizio genera un momento di disorientamento e di difficoltà.

Difficile dire che l’avvento dell’automobile abbia creato disoccupazione solo perché una marea di maniscalchi, impegnati prima a battere ferri di cavallo, si sia trovata, dall’oggi al domani, senza più lavoro.

Internet, per esempio: molti negozi sono stati letteralmente travolti dalla crisi proprio per via dello spostamento dei consumi sul web. Ma è anche vero che sono nate nuove figure professionali come i programmatori, gli esperti SEO, le società di web marketing, le concessionarie pubblicitarie, le software house, ecc.

Insomma, l’unica cosa che l’uomo non è mai riuscito a bloccare è stato il progresso. Anche ad (apparente) discapito di sé stesso.


note

Autore immagine: 123rf com


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