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Fotografie e cloud: condivisione sui social network nuova tendenza

4 maggio 2014


Fotografie e cloud: condivisione sui social network nuova tendenza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 maggio 2014



Da Dropbox, a Flickr, Shutterfly e SmugMug: album online per le foto: ecco come cambia la società dell’immagine.

Le centinaia di migliaia di foto che ogni minuto vengono caricate su internet non sono più da tempo un fenomeno di moda e neppure una riedizione 2.0 del caro vecchio album di famiglia. La fotografia online – in forma pubblica e privata – è sì un nuovo linguaggio di comunicazione e quindi materia di diletto e studio per sociologi ed esperti di marketing ma è anche a tutti gli effetti un business. Per il suo proprietario in primis, per chi le condivide, per chi si occupa di ricerche di mercato, per chi vende pubblicità, per chi usa i social per la comunicazione e per chi semplicemente vuole diventare famoso. Al tempo stesso sono un bene comune perché raccontano qualcosa di noi, non di tutti ma sicuramente di coloro che attraverso le immagini catturate da uno smartphone o da una fotocamera intendono comunicare o informare attraverso i social network.

Negli ultimi anni l’attenzione dei grandi big di internet si è rapidamente concentrata nell’offerta consumer di contenitori online per le fotografie.

Dropbox, Flickr, Shutterfly, SmugMug e Google in abbinamento con Google + sono apparentemente nuvole elettriche destinate a raccogliere i nostri ricordi digitali. Macchine del tempo per organizzare gli scatti di una vita. Ma sono anche piccoli acquari che una volta resi pubblici raccontano molto di noi.

Imparare a gestirli – decidendo in anticipo se sono album personali o strumenti per mettersi in mostra – è il trade off da affrontare senza indugio. Flickr, per esempio, la piattaforma di photosharing di Yahoo! è il luogo più “antico” ma resta il servizio migliore. Offre un terabyte di spazio gratuito per le immagini. Tuttavia, non è privo di difetti: ha un editor per il ritocco poco efficace e spesso non disponibile.

Dropbox è comodo per caricare le foto da smartphone, tablet e pc ma è studiato per ospitare contenuti di diverso tipo.

Stesso discorso per Facebook che ora si sta concentrando soprattutto sui video (e sulla pubblicità come ha annunciato pochi giorni fa Zuckerberg all’F8 Facebook Developpers Conference).

Proseguendo con un rapido confronto, l’outsider è SmugMug: per quaranta dollari all’anno consente upload illimitato, ha la migliore user experience e strumenti di condivisioni paragonabili a quelli di Flickr.

Un altro nuovo attore è Shutterfly: offre molto spazio libero ma ha una gestione della privacy non immediata così come l’interfaccia non è delle più immediate.

Un discorso a parte merita Google che insieme a Microsoft hanno servizi cloud convenienti e performanti. Google Drive sta diventando, scrive il Wall Street Journal, la piattaforma consumer di cloud (15 Gb di spazio gratuito) con i prezzi più competitivi.

Tuttavia, usando come tool di sharing il suo social network Google+ può creare un po’ di disorientamento.

Il consiglio migliore però è quello leggere bene e con attenzione le normative sulla privacy. Il punto non è tanto proteggere i ricordi. Nessuno ci obbliga a caricare le foto su cloud, esistono sempre memorie fisiche per memorizzare le immagini. Ma accettare che le immagini sono parte della nostra identità. E sempre più, volenti o nolenti, comunichiamo molto di noi con le immagini.

note

Autore immagine: 123rf.com

Di Luca Tremolada

Fonte: Sole24Ore


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