Conseguenze paradossali del decreto Irpef sugli 80 euro in busta paga

4 maggio 2014


Conseguenze paradossali del decreto Irpef sugli 80 euro in busta paga

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 maggio 2014



Decreto Irpef: il premio previsto dal provvedimento del Governo potrebbe penalizzare le famiglie mono-reddito.

Non ci vuole una calcolatrice per comprendere che il nuovo decreto Irpef, varato di recente dal Governo Renzi, e che assegna un bonus di 80 euro in busta paga (leggi l’articolo: “Come ottenere il bonus da 80 euro in busta paga”), andrà a maggior vantaggio delle famiglie dove a lavorare è più di una persona.

Oltre, pertanto, al fatto che il bonus non si applica a pensionati, incapienti e titolari di partita Iva, esiste un ulteriore paradosso legato al numero di componenti della famiglia che abbiano un lavoro dipendente.

Difatti, nella famiglia in cui tanto il marito quanto moglie hanno un lavoro subordinato, il beneficio spetterà ad entrambi. Al contrario, nella famiglia dove a lavorare è solo un soggetto, il bonus fiscale sarà unico. Con ovvia penalizzazione dei nuclei numerosi e dove vi sono meno soggetti occupati.

Questo effetto è frutto di una lacuna della riforma che non individua una misura correttiva che adegui il bonus alla composizione del nucleo familiare.

Ecco un esempio.

Famiglia A. Marito e moglie, senza figli. Entrambi i coniugi sono entrambi dipendenti, con un reddito pari a 24mila euro a testa. Entrambi percepiranno un credito d’imposta pari a 640 euro, per un totale di 1.280 euro netti in più.

Famiglia B. Marito e moglie, con tre figli. A lavorare è solo il marito, con un reddito di 24mila euro. Il netto in busta paga, per l’intero nucleo, sarà di 640 euro, ossia la metà rispetto alla famiglia A.

Se, però, il marito arriva ad avere un reddito di 28mila euro, il bonus non spetterà affatto.

Il problema è evidente: la famiglia numerosa, con una sola fonte di guadagno, con reddito inferiore del 58% rispetto a quello percepito dall’altra, perde completamente il diritto al bonus.

La soluzione potrebbe essere quella di prevedere il cosiddetto “quoziente familiare” che consentirebbe dei correttivi. In pratica, in tal caso, l’imposizione fiscale non avverrebbe a livello del singolo contribuente, ma tenendo conto della composizione di tutto il nucleo e del coacervo dei redditi che entrano nella famiglia

Ma, al momento, non vi è alcuna intenzione, da parte del Governo, di adottare tali rettifiche.

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Autore immagine: 123rf.com

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