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Detraibile anche dal conduttore l’Iva sulle ristrutturazioni

16 Aprile 2015
Detraibile anche dal conduttore l’Iva sulle ristrutturazioni

Affitto d’azienda, di fondi rustici e comodato: non c’è bisogno di essere proprietari dell’immobile per ottenere le detrazioni.

In caso di affitto di immobile, il conduttore può detrarre l’Iva per i lavori di ristrutturazione dell’immobile. Per ottenere il beneficio fiscale non è infatti necessario che il contribuente sia anche proprietario del bene. Lo ha sancito la Cassazione con una recente sentenza [1] che ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

La sezione tributaria ha quindi dato ragione al conduttore di un complesso alberghiero che aveva chiesto il rimborso Iva sulla maxi-ristrutturazione realizzata sul fabbricato.

Già la Corte di giustizia UE aveva precisato che l’obbligo del fisco nazionale di rimborsare l’eccedenza dell’Iva si riconnette al diritto del contribuente all’immediato diritto a detrazione secondo un sistema diretto a esonerare interamente l’imprenditore dall’Iva dovuta o pagata nell’ambito delle sue attività economiche. Fra l’altro la Corte di Lussemburgo ha ripetutamente ribadito che, ai fini di stabilire se sia detraibile, o meno un’attività di acquisto o di ristrutturazione di un bene da adibire all’esercizio dell’impresa, deve aversi riguardo all’intenzione del soggetto passivo di imposta, confermata da elementi obiettivi, di utilizzare un bene o un servizio per fini aziendali; il che consente di determinare se, nel momento in cui procede all’operazione a monte, detto soggetto passivo agisca come tale, e debba dunque poter beneficiare del diritto a detrazione dell’Iva. Ne consegue che il sistema comune garantisce, di regola, «la perfetta neutralità dell’imposizione fiscale per tutte le attività economiche, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di dette attività, purché queste siano di per sé soggette all’Iva».

Già in passato la Cassazione ha avuto modo di affermare che l’affittuario di fondi rustici ha il diritto di portare in detrazione l’imposta assolta sulle spese di ristrutturazione dei fabbricati rurali costituenti beni destinati all’esercizio di attività agrituristica, non rilevando che gli non ne sia proprietario, né potendo il proprietario del fondo essere considerato come destinatario o consumatore finale dei lavori di ristrutturazione [2], trattandosi di spese incrementative del valore dei beni che si trovano nella sua disponibilità e che vengono eseguite al fine di migliorare la redditività della sua impresa [3].

Ad analoghe conclusioni era pervenuta la stessa Corte in tema di ristrutturazione di immobile aziendale ottenuto in comodato, atteso che in tale ipotesi, il comodatario ottiene il diritto di disporre dell’immobile al fine di utilizzarlo e adeguarlo per la propria attività economica per la durata del contratto [4].

In tale prospettiva, si è detto nella dottrina italiana, “le modalità stabilite dai Paesi membri in funzione del rimborso, ovvero del riporto, dell’eccedenza non possono violare il principio fondamentale della neutralità, mediante restrizioni poste all’immediatezza e all’integralità della deduzione, in modo da far gravare sul soggetto passivo una parte degli oneri (anche di natura finanziaria) dell’Iva, mentre gli stessi dovrebbero gravare esclusivamente sul patrimonio del consumatore finale, al termine dalla catena produttiva e distributiva dei beni e dei servizi”.


note

[1] Cass. sent. n. 6200 del 27.03.2015.

[2] Cass. sent. n. 10079/2009.

[3] Cass. sent. n. 3544/2010.

[4] Cass. sent. n. 1959/2014.

Autore immagine: 123rf com


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