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Autorizzazione paesaggistica per tettoie, porticati, chioschi, cancelli e altri impianti

5 Maggio 2014


Autorizzazione paesaggistica per tettoie, porticati, chioschi, cancelli e altri impianti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Maggio 2014



Anche per pannelli solari, climatizzatori, antenne, condizionatori, necessario verificare la presenza di vincoli paesaggistici o storico-artistici; come si presenta l’istanza.

Qualsiasi intervento in giardino o all’esterno dell’abitazione potrebbe avere impatti sul paesaggio circostante; per cui è sempre bene verificare la presenza di eventuali vincoli, come quelli di natura paesaggistica o storico artistica, al fine di procacciarsi la relativa autorizzazione ed evitare di incappare nel codice penale.

Anche gli interventi di modesta entità, che non richiedono il titolo abilitativo ai fini edilizi, vanno autorizzati se riguardano immobili ricadenti in aree assoggettate a tutela paesaggistica.

La normativa di riferimento [1] elenca una serie di costruzioni:

– la realizzazione di “tettoie, porticati, chioschi da giardino e manufatti consimili aperti su più lati, aventi una superficie non superiore a 30 mq.”;

– la costruzione o la modifica di cancelli, recinzioni, muri di contenimento del terreno e muri di cinta esistenti senza incrementi di altezza;

– l’installazione di impianti tecnologici esterni per uso domestico autonomo, come condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unità esterna, caldaie, parabole, antenne, nonché pannelli solari, termici e fotovoltaici fino ad una superficie di 25 mq;

– gli interventi realizzati su pertinenze di edifici esistenti, quali pavimentazioni, accessi pedonali e carrabili di larghezza non superiore a 4 m, modellazioni del suolo, rampe o arredi fissi.

L’istanza si presenta, possibilmente in via telematica, all’amministrazione competente individuata in ciascuna regione (può essere lo stesso Comune) insieme con una relazione paesaggistica semplificata, redatta da un tecnico abilitato.

Se l’autorità preposta al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica non ha anche competenza in materia urbanistica ed edilizia, l’istanza andrà corredata dall’attestazione del Comune territorialmente competente di conformità dell’intervento alle prescrizioni urbanistico-edilizie.

In caso di intervento assoggettato a Dia/Scia, l’attestazione sarà sostituita con le asseverazioni previste per legge [2].

Entro 30 giorni dal ricevimento della domanda, l’amministrazione verifica la conformità dell’intervento progettato alla disciplina urbanistico-edilizia, ove ne abbia la competenza, oppure verifica l’attestazione di conformità urbanistica rilasciata dal Comune o l’asseverazione del professionista.

All’esito dell’esame, la domanda viene dichiarata improcedibile in caso di valutazione negativa. Diversamente, l’amministrazione valuta, sempre entro 30 giorni, la conformità dell’intervento alle prescrizioni d’uso contenute nel piano paesaggistico o nella dichiarazione di pubblico interesse o nel provvedimento di integrazione del vincolo, oppure la sua compatibilità con i valori paesaggistici presenti nel contesto di riferimento.

Se ritiene l’intervento compatibile, l’amministrazione trasmette una “motivata proposta di accoglimento della domanda” alla Soprintendenza, che nei successivi venticinque giorni esprime il proprio parere, non vincolante solo se l’area interessata è già assoggettata a specifiche prescrizioni d’uso del paesaggio.

In caso di parere positivo, nei successivi cinque giorni l’amministrazione rilascia l’autorizzazione e, se competente, il titolo abilitativo. Se non sorgono problemi, l’intero iter dovrebbe durare 60 giorni.

Tetto fotovoltaico

Costituisce reato [3] l’installazione di pannelli fotovoltaici sulla copertura degli immobili sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistico-ambientale senza il preventivo rilascio del prescritto nulla osta da parte dell’autorità che è preposta alla tutela del vincolo [4].

Pergotenda

È illegittimo l’ordine di demolizione di una “pergotenda” realizzata su un terrazzo in modo abusivo. Questo manufatto non configura né un aumento di volume e superficie coperta, né la creazione o modificazione di un organismo edilizio, né l’alterazione del prospetto o della sagoma dell’edificio cui è connessa. Se la “pergotenda” ha modeste dimensioni, è inidonea a modificare la destinazione d’uso degli spazi esterni interessati ed è facilmente rimuovibile, è qualificabile come “arredo esterno” e in quanto tale riconducibile agli interventi manutentivi non subordinati ad alcun titolo abilitativo, ovvero a semplice intervento di natura manutentiva rientrante nell’attività edilizia libera [5] (leggi l’articolo: “Nessun permesso di costruire per la tenda-pergolato di copertura”).

note

[1] Dpr 139/2010.

[2] Art. 23 del Dpr 380/2001.

[3] Previsto dall’articolo 181 del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42

[4] Cass. sent. n. 11850 del 7.02.2013.

[5] Cons. St. sent. n. 1777/14.

Autore immagine: 123rf.com


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