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Le Guide Come si svolge un colloquio di lavoro?

Le Guide Pubblicato il 5 maggio 2014

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> Le Guide Pubblicato il 5 maggio 2014

Avete risposto a un annuncio e avete ricevuto una lettera di convocazione a un colloquio: innanzitutto è importante conoscere i propri diritti.

Stranamente, quando più scarseggia il lavoro, tanto più è facile trovare volantini che offrono occupazione a “condizioni vantaggiose”. Molti di questi, però, nascondono offerte poco serie, ingannevoli o illecite. Negli altri casi, è bene sapere che la legge tutela il lavoratore anche all’atto del colloquio di lavoro, stabilendo alcune regole che il futuro datore è tenuto a rispettare circa il contenuto dell’annuncio.

Il colloquio

Non avete alcun obbligo di rispondere alle domande che non abbiano alcuna relazione con le mansioni che sarete chiamati a ricoprire riguardo al modo di vivere, le attività sindacali, sul tempo libero, le opinioni politiche.

Qualora il datore di lavoro affronti l’argomento del salario, in nessun caso può proporre una remunerazione inferiore a quella indicata sull’annuncio o comunque, al di sotto di quanto garantito dai contratti collettivi di categoria.

Le mansioni e i particolari relativi alla prestazione richiesta vengono indicati in linea di massima dalla lettera di assunzione, eventualmente integrata dai contratti collettivi.

È possibile che nel corso del rapporto di lavoro si rendano necessarie delle modifiche al riguardo. Il datore di lavoro ha il diritto di richiedere che il lavoratore cambi almeno in parte le proprie mansioni, nel rispetto però dei limiti dallo statuto dei lavoratori.

Se il datore di lavoro si ritira

Se una volta che avete accettato la proposta del datore di lavoro, costui cambia idea e assume un’altra persona, voi avete il diritto di chiedere un indennizzo per il pregiudizio che ciò vi ha causato. Per esempio se avete rifiutato un’altra offerta confidando su quanto vi era stato promesso.

Le regole generali

Lo statuto dei lavoratori regolamenta anche l’offerta di lavoro. In particolare la legge prevede che il datore di lavoro non possa subordinare un’offerta di lavoro, rifiutare una assunzione o licenziare un candidato o un dipendente solamente sulla base della sua origine, della sua passata condotta, della sua situazione familiare o del sesso. Allo stesso modo non può essere ritenuto valido motivo di rifiuto l’appartenenza o meno a una razza, religione o movimento politico o sindacale.

Un uguale divieto è posto anche dalla legge del 1977 sulla pari opportunità, al fine di evitare al momento dell’assunzione discriminazioni basate sul sesso del candidato.

Non solo, ma il datore di lavoro non può neppure assumere, anche attraverso terzi, informazioni sul proprio dipendente e sulla sua vita privata, a meno che non siano rilevanti ai fini della valutazione delle sue attitudini professionali. Qualche esempio, il fatto di avere figli, o di essere incinta, di convivere, di appartenere ad una particolare religione, non possono in alcun modo essere presi in considerazione a danno del candidato che chiede di essere assunto.

Attenzione: esistono tuttavia delle eccezioni, dovute al tipo particolare di impresa o di attività svolta dal datore di lavoro.

Un esempio viene dalle cosiddette “imprese di tendenza”, giornali, partiti politici, associazioni sindacali, scuole confessionali. In questo caso può quindi essere legittimo rifiutare l’assunzione di soggetti le cui idee politiche, professioni di fede o altro non siano in linea con quelle del datore di lavoro.

Dobbiamo però segnalare come la presenza massiccia dei lavoratori sui social network sta portando oggi le aziende a studiare il candidato, prima ancora del colloquio, attraverso un’analisi dei propri profili Facebook, Twitter, Linkedin.

note

Norme di riferimento

Art. 13, L. n.300 del 20.05.1970


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