HOME Articoli

Lo sai che? Accertamento fiscale nullo sulla base dei soli dati trasmessi dalla banca

Lo sai che? Pubblicato il 5 maggio 2014

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 5 maggio 2014

L’amministrazione finanziaria non può limitarsi ad assumere i dati trasmessi dagli istituti di credito e a tramutarli in reddito.

Nell’era della trasparenza bancaria e delle potenti banche dati in mano al Fisco, quali l’anagrafe dei conti, basate sul pieno controllo delle movimentazioni del contribuente, anche l’amministrazione fiscale deve rispettare principi di prudenza prima di effettuare gli accertamenti.

Una interessante sentenza di ieri della Commissione Tributaria Provinciale di Milano [1] bacchetta l’operato dell’Agenzia delle Entrate quando procede a contestare il maggior reddito al contribuente, sulla base della semplice movimentazione sul conto corrente di terzi soggetti (a lui collegati, come per es. la moglie o altri parenti) trasmessa dalla banca, senza però aver prima effettuato un contraddittorio preventivo con l’interessato.

Si può tracciare una netta distinzione tra due ipotesi diverse.

Per i prelevamenti e i versamenti non giustificati, relativi al conto corrente del contribuente, di norma si ha una presunzione in forza della quale le somme prelevate o versate si presumono compensi/ricavi non dichiarati. Il contribuente però ha sempre la possibilità di dimostrare il contrario.

Diversa l’ipotesi in cui l’accertamento si basi su indagini condotte nei confronti di soggetti terzi (per es.: la moglie del contribuente). In tali casi, l’Ufficio non può recepire acriticamente i dati trasmessi dagli istituti di credito, ma deve appurare in concreto l’esistenza di circostanze oggettive che ne confermino la fondatezza e la riferibilità al soggetto accertato. In caso contrario le movimentazioni finanziarie risulteranno prive dei caratteri di gravità, precisione e concordanza.

Detto in parole più semplici, l’ufficio – spiegano i giudici – non può limitarsi ad assumere i dati trasmessi dagli istituti di credito e a tramutarli in reddito. Un recepimento acritico dei dati desunti dai rapporti intrattenuti con le banche da parte di terzi non è conforme alle regole dell’attività accertativa. Al contrario, l’Agenzia delle Entrate deve sempre effettuare un previo riscontro effettivo sulla valenza probatoria delle movimentazioni finanziarie contestate.

È vero che la legge [2] consente all’ufficio di procedere alla rettifica della dichiarazione sulla base “delle informazioni di cui sia comunque possesso”, anche se i dati siano stati acquisti nell’ambito di controlli effettuati nei confronti della moglie dell’accertato; ed è anche vero che in passato la Cassazione [3] ha ritenuto che è possibile dimostrare la riferibilità al contribuente di conti “estranei” sulla base di semplici presunzioni; ma – dice la CTP torinese – è anche indispensabile un contraddittorio con il soggetto accertato. Ciò non costituisce una mera facoltà per l’amministrazione, ma un obbligo.

Insomma, l’Agenzia delle Entrate non si può limitare a recepire, in modo “puro e semplice”, i dati trasmessigli dalla banca sui conti di soggetti terzi senza effettuare un reale riscontro delle notizie acquisite. Se ciò non avviene l’avviso di accertamento va annullato [4].

note

[1] CTP di Milano, sent. n. 3751/23/2014.

[2] Artt. 37 e 38 del Dpr 600.

[3] Cass. sent. n. 20197/2010. cfr. Cass. sentt. nn. 14675/06, 4601/06, 25142/09; Cass. sent. n. 802/2011.

[4] Cass. sent. n. 17390/2011; n.17387/2010;n. 21454/2009.

Autore immagine: 123rf.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI