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Stop alla multa autovelox o telelaser: per smentire i vigili non serve la querela di falso

5 Maggio 2014


Stop alla multa autovelox o telelaser: per smentire i vigili non serve la querela di falso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Maggio 2014



Non fa piena prova la dichiarazione della polizia contenuta solo nelle note difensive di causa secondo cui l’apparecchio era segnalato correttamente.

Che le postazioni della polizia, dotate di strumenti di controllo elettronico della velocità (come autovelox e telelaser), debbano essere preventivamente segnalate con la dovuta cartellonistica è un aspetto dell’attuale codice della strada sul quale ci siamo soffermati diverse volte su queste pagine (uno su tutti, leggi l’articolo “Multe per autovelox o telelaser: obbligatorio non solo l’avviso con la segnaletica, ma anche l’indicazione sul verbale”).

Il mancato ottemperamento a tale obbligo rende il verbale nullo.

Di recente, però, il tribunale di Torino ha chiarito un importante aspetto [1] che agevola, non di poco, la possibilità di proporre ricorso giudiziario.

Per comprendere la sentenza, dobbiamo partire da una precisazione: in genere, le attestazioni fatte dai pubblici ufficiali sono dotate di una maggiore forza rispetto a quelle del cittadino, perché – si suol dire – sono assistite da “pubblica fede” di quanto ivi dichiarato e fanno piena prova. Esse pertanto, non possono essere contestate, se non con un particolare e aggravato procedimento detto “querela di falso”.

Si comprende bene che, se l’automobilista vuol contestare gli accertamenti effettuati dal vigile, spesso si trova a dover affrontare due processi in uno: quello di impugnazione della multa e quello per querela di falso contro le attestazioni del pubblico ufficiale contenute nel verbale medesimo. Cosa che, a conti fatti, potrebbe risultare tutt’altro che vantaggiosa.

Secondo, però, i giudici piemontesi, ciò non succede in caso di multe con il telelaser o autovelox qualora la volante abbia dimenticato di indicare, nel verbale, il rispetto delle norme in tema di posizionamento dello strumento e sulle ragioni della mancata contestazione immediata.

Se la legittimità della postazione è confermata solo successivamente dai vigili urbani, nel corso cioè del procedimento davanti al Prefetto (o, peggio, nel processo davanti al giudice di pace), con le note difensive, tali dichiarazioni non fanno piena prova. Con la conseguenza che le affermazioni dell’avvenuta osservanza delle regole di rilevamento elettronico della velocità, contenuta nelle controdeduzioni difensive inviate dalla polizia municipale, non possono essere accolte per difetto di prova.

Il giudice, del resto, è tenuto ad accogliere l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente.

note

[1] Trib. Torino, sent. n. 3191/14 del 2.05.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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