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Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sul reverse charge

31 Marzo 2015 | Autore:
Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sul reverse charge

La circolare n. 14/E del 27 marzo 2015 sull’inversione contabile dell’IVA: restano i problemi per gli edifici.

L’Agenzia delle Entrate [1] ha finalmente diramato, ad 86 giorni dall’entrata in vigore delle ultime modifiche in materia di reverse charge, le proprie linee guida relativamente all’interpretazione da dare a quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2015 [2] in materia di inversione contabile dell’IVA [3]. Tuttavia, con il suo documento di prassi, emanato lo scorso venerdì 27 marzo, l’Agenzia non indica la soluzione di tutti i problemi applicativi che sono sorti in questo frattempo: ne è ben consapevole lo stesso suo estensore, anche se suona alquanto beffarda, considerando i tempi che ci sono voluti per arrivare alla pubblicazione delle indicazioni operative dell’Agenzia, il passaggio nel quale viene precisato che “la presente circolare intende fornire i primi chiarimenti in ordine alle novità fiscali introdotte in materia di reverse charge, al fine di consentire agli operatori del settore una agevole applicazione delle disposizioni in argomento”.

Con la Legge di Stabilità 2015 il legislatore [4] ha inteso estendere l’obbligo di inversione contabile dell’IVA ad una serie di nuove fattispecie relative al settore dell’edilizia:

– servizi di pulizia riferiti ad edifici;

– demolizione;

– installazione di impianti;

– completamento.

Fondamentale relativamente all’applicazione delle norme in parola è quindi la nozione di edificio e su punto interviene l’Agenzia con i propri chiarimenti anche in considerazione del fatto che non vi è ha una definizione compiuta di edificio in ambito IVA: l’Agenzia indica come si debba ritenere che la disposizione faccia riferimento unicamente ai fabbricati, siano essi abitativi o strumentali, e non alla più ampia categoria dei beni immobili. Da ciò consegue che non rientrano nel meccanismo dell’inversione contabile le prestazioni di servizi effettuate con riferimento a terreni, piscine, giardini, eccetera.

Nella sua circolare l’Agenzia prosegue spiegando che l’individuazione delle prestazioni che fanno scattare il meccanismo del reverse charge deve avvenire unicamente attraverso il riferimento ai codici attività della Tabella Ateco 2007 e questo anche se le attività in questione non sono state comunicate ai sensi delle norme attualmente vigenti [5].

L’inversione contabile dell’IVA trova infatti applicazione a prescindere da quella che è la tipologia di attività normalmente esercitata, così come del rapporto contrattuale che è stato stipulato tra le parti.

Uno dei chiarimenti che ci si attendeva dall’Agenzia, e che invece non è arrivato quanto meno in modo esplicito, è quello relativo alla rilevanza delle prestazioni di manutenzione e riparazione nel caso siano effettuati su impianti relativi ad edifici. È noto come in materia vi siano tra i commentatori due distinti indirizzi interpretativi. In un caso la tendenza è quella di valorizzare il dato letterale della norma, che non menziona in maniera esplicita le attività di manutenzione e riparazione: in base a questa constatazione si ritiene quindi che le prestazioni in questione debbano essere fatturate secondo le regole ordinarie. L’altra, opposta, linea interpretativa ritiene invece si debba dare prevalenza al contenuto della Tabella Ateco: in considerazione del fatto che i codici attività 43.2, dedicati appunto all’installazione di impianti relativi ad edifici, specificano che sono incluse le attività di manutenzione e riparazione degli stessi, da ciò conseguirebbe la necessità di attivare l’inversione contabile.

L’Agenzia delle Entrate, da parte sua, precisa che “si è dell’avviso che il riferimento alla classificazione delle prestazioni nell’ambito delle attività economiche Ateco 2007 sia utilizzabile anche per l’individuazione delle prestazioni in commento”: sulla base di questa affermazione si deve ritenere quindi (ma sarebbe stato meglio che l’Agenzia si fosse espressa in modo chiaro ed esplicito) che l’Agenzia abbia ritenuto di condividere la seconda tesi.

Da ultimo va segnalato come la circolare chiuda precisando come “eventuali comportamenti difformi adottati dai contribuenti anteriormente all’emanazione del presente documento di prassi” non saranno sanzionati, sulla base dei principi dello Statuto del contribuente.


note

[1] Si veda in merito la recentissima Circolare n. 14/E del 27 marzo 2015.

[2] Art. 1, commi 629 e 631 della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (Legge di stabilità 2015).

[3] Art.17 del DPR 633/1972.

[4] Attraverso l’introduzione della nuova lettera a-ter) nell’articolo 17 del DPR 633/1972.

[5] Art. 35, comma 3, del DPR 633/1972.

Autore immagine: 123rf com


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