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Le Guide Accordo di separazione: come si scrive

Le Guide Pubblicato il 6 maggio 2014

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> Le Guide Pubblicato il 6 maggio 2014

Casa coniugale, mantenimento del coniuge e dei figli, sorte del conto corrente e degli altri beni: ecco cosa contiene e come si redige un accordo di separazione.

I coniugi che decidono di comune accordo di mettere fine alla vita insieme possono separarsi consensualmente. Per farlo, devono affrontare una serie di aspetti personali e patrimoniali, da regolare nel cosiddetto accordo di separazione. O patti raggiunti (che poi devono trovare posto nel ricorso per la separazione consensuale) dovranno essere rispettati da marito e moglie quando saranno separati.

Intanto, i coniugi devono accordarsi sull’affidamento e il mantenimento dei figli. Il nostro ordinamento stabilisce una netta preferenza per l’affidamento condiviso tra i genitori; in questo caso occorre decidere quale sarà il genitore “collocatario” del figlio minorenne (vale a dire, con chi vivrà in via preferenziale) che l’altro potrà vedere quando vuole, compatibilmente con le esigenze del genitore e del figlio.

Nell’accordo di separazione si deve anche decidere la somma che il genitore non “collocatario” dovrà versare all’altro per il mantenimento del figlio.

La fine della vita di coppia impone anche di concordare la sorte della casa familiare. Di norma, il diritto di viverci è attribuito al genitore “collocatario“, di modo che ai figli sia risparmiato almeno il trauma del trasloco.

Ancora, nell’accordo di separazione si può decidere che un coniuge versi all’altro, economicamente più debole, un assegno di mantenimento.

Più in generale, tutte le questioni patrimoniali pendenti tra i coniugi possono essere regolate nell’accordo di separazione: ad esempio, l’utilizzo del denaro depositato in un conto corrente cointestato o la gestione di altri immobili, oltre alla casa coniugale, acquisiti nel corso del matrimonio.

Inoltre, si può definire un accordo di separazione anche con un’intesa stilata “a lato” di quella contenuta nel ricorso per la separazione consensuale (poi omologato dal giudice), in cui possono trovare posto varie prescrizioni. In pratica sarebbe una sorta di scrittura “segreta”, nota solo alle parti e non al tribunale.

A chiarire il contenuto di questo patto è intervenuta la giurisprudenza. È stata negata validità, ad esempio, all’accordo tra coniugi che escluda l’assegno di divorzio senza l’approvazione del giudice, tenuto comunque a verificare il rapporto delle attuali condizioni economiche delle parti con il tenore di vita matrimoniale [1].

Attenzione merita la questione inerente la vendita di un immobile, da un coniuge all’altro, apparentemente effettuata come contributo di mantenimento, ma in realtà motivata da ragioni ben diverse, quali quella di “salvare” il bene dai creditori [2]. In questa evenienza l’atto potrebbe essere dichiarato inefficace perché potrebbe essere soggetto all’azione revocatoria.

Va, infine, sottolineato come l’accordo firmato al momento della separazione chiuda ogni rapporto patrimoniale tra i consorti [3]. Ecco che, se questi concordano la vendita dell’abitazione familiare e la spartizione del ricavato in parti uguali, la parte che ha contribuito in maniera rilevante all’acquisto non potrà più riavere quanto versato, proprio perché non richiesto al momento della stipula dell’intesa.

note

[1] Cass. sent. n. 2948/2014.

[2] Trib. Reggio Emilia, sent. n. 1672/2013.

[3] Cass. sent. n. 4210/2014.

Autore immagine: 123rf.com


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