Sanatoria per gli inquilini che hanno “denunciato” il contratto in nero

7 maggio 2014


Sanatoria per gli inquilini che hanno “denunciato” il contratto in nero

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 maggio 2014



Stop sfratti per inquilini morosi: la norma che era stata cancellata dalla Corte Costituzionale potrebbe “rivivere” almeno per i contratti già in corso.

Si profila la possibilità di una “sanatoria” per gli inquilini che hanno denunciato gli affitti in nero imposti dai proprietari e hanno ottenuto il mini-canone per quattro anni, grazie a una norma [1] cancellata, nel marzo scorso, dalla Corte Costituzionale [2] (leggi l’articolo: “Affitto in nero? Addio possibilità di denunciare il locatore e ottenere l’automatica conversione del contratto”).

Sono le ultime novità contenute negli emendamenti dei relatori (Stefano Esposito e Franco Mirabelli, del Pd) al “decreto casa-Expo”, che è all’esame delle commissioni Lavori pubblici e Territorio del Senato dove i lavori dovrebbero concludersi nella mattinata di oggi per consegnare domani il provvedimento all’Aula.

La “sanatoria”, con cui si “fanno salvi, fino alla data del 30 giugno 2014, gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici” generati dalla regola taglia-canoni poi bocciata dalla Consulta, serve a evitare di bloccare le eventuali rivalse e gli sfratti da parte dei proprietari. Questi ultimi – ricorderemo – avevano subito la denuncia degli inquilini cui era stato imposto il contratto di affitto in nero, e perciò si erano visti imporre, per quattro anni, in via automatica (cioè per legge) l’adozione di canoni non superiori al triplo della rendita catastale. Tale regola aveva determinato sconti fino all’80% rispetto agli affitti di mercato. Questo fino all’intervento della Corte Costituzionale che ha cancellato la norma per “eccesso di delega” perché contenuta in uno dei decreti attuativi del federalismo fiscale.

Nel pacchetto di 31 modifiche proposte dai relatori trovano spazio anche più flessibilità per i contratti integrativi del Comune di Milano e 50 milioni per le fondazioni lirico-sinfoniche.

note

[1] Art. 3 del Dlgs 23/2011.

[2] C. Cost. sent. n. 50/2014.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. gentile avvocato, la mia situazione è un po’ diversa . Io e mio marito nel gennaio 2014 stipulammo un precontratto, dove vi erano scritti sia l’importo della cauzione già versata sia l’importo dei canoni di locazione, firmato sia da noi che dalla nostra padrona di casa . L’unica clausola imposta dal proprietario ,che lo avrebbe reso nullo, era un eventuale situazione di morosità nell’ultimo anno . per motivi a me sconosciuti , la padrona di casa manifestò la volontà di non volerci più dare la casa . Io per motivi personali ,mi opposi e chiesi la stipula del contratto definitivo . preciso che non eravamo morosi e che non aveva motivo ,legale, per non farci il contratto definitivo . furbamente ,pur conoscendo perfettamente l’indirizzo della nostra residenza (volle vedere il contratto precedente ,per fare l’indagine di morosità)mandò una raccomandata ,dove ci invitava nel suo studio per la firma del contratto ,all’indirizzo riportato su i miei documenti ,che però risalivano a una residenza che non era quella attuale .Noi ovviamente ,vedendo che i 30 giorni utili alla registrazione, passavano e che la padrona di casa ancora rimandava la firma del contratto ,il trentesimo giorno sono andata all’ADE e ho registrato il precontratto , mantenendo sempre lo stesso canone riportato nel precontratto(non godo della riduzione del canone).Anche questa forma di registrazione è da considerarsi anticostituzionale ? in attesa di una vostra risposta porgo i miei saluti più sinceri . ILARIA

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