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Stop avvisi di accertamento nei confronti di società cancellate

1 Aprile 2015 | Autore:
Stop avvisi di accertamento nei confronti di società cancellate

Decreto Semplificazioni e la linea della Cassazione a Sezioni Unite in materia di atti impositivi nei confronti di persone giuridiche estinte.

Con il cosiddetto Decreto semplificazioni [1] è stata introdotta una misura, in tema di attività di accertamento nei confronti di società estinte. Viene stabilito che l’estinzione della società ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese.

Occorre partire dal presupposto che, con la riforma del diritto societario, è stato stabilito che, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi.

Tale previsione ha originato una serie di perplessità, che hanno ricevuto risposta con le “storiche” sentenze a Sezioni Unite della Corte di Cassazione [2], con le quali è stato stabilito che, a partire dal 1° gennaio 2004, la cancellazione dal registro delle imprese delle società, sia di capitali che di persone, ne determina comunque l’estinzione, anche in caso di creditori rimasti insoddisfatti.

Tali conclusioni hanno determinato degli importanti riverberi anche sul piano tributario, in considerazione che, inevitabilmente, gli atti impositivi riferiti ad una società estinta devono ritenersi giuridicamente inesistenti e, quindi, improduttivi di effetti sia per la società stessa, che per i liquidatori e i soci.

Con la norma prevista dal decreto sulle semplificazioni si vorrebbe modificare questo “quadro”.

La finalità della norma risulta, in sostanza, quella di consentire alle varie Amministrazioni di notificare atti di imposizione nei confronti dei soggetti estinti – e quindi giuridicamente inesistenti – come se vi fosse una sorta di “inferno fiscale quinquennale”.

Si hanno dei forti dubbi sulla legittimità di una simile previsione, apertamente in contrasto con i precetti civilistici: lo si ripete, se un soggetto non esiste giuridicamente, non può essere “tenuto in vita soltanto per essere destinatario di atti impositivi”.

Ulteriormente, uno degli aspetti ancora più contraddittori risulta quello dell’inserimento, in uno degli ultimi passaggi parlamentari, della parola “contenzioso” nel testo del provvedimento.

In questo modo si vorrebbe stabilire che la società, ancorché giuridicamente inesistente, possa stare in giudizio e, quindi, possa impugnare gli atti che verranno notificati dalle varie Amministrazioni dopo l’estinzione. L’inesistenza della società comporta inequivocabilmente la carenza di legittimazione dei suoi organi (amministratori, liquidatori), che risultano irrimediabilmente decaduti.

In definitiva, si ritiene che la nuova norma del decreto semplificazioni presti il fianco a diverse incongruenze, anzi troppe, che hanno dei risvolti anche sul piano della legittimità costituzionale della stessa norma e che ci inducono a ritenere che le somme richieste non siano assolutamente dovute.

note

[1] Art. 28 comma 4, D. Lgs 175/2014 – Semplificazione fiscale e dichiarazione precompilata.

[2] Cass. sent. nn. 4060/2010 del 22.02.2010; n. 4061/2010 del 22.02.2010; n. 4062/2010 del 22.02.2010.

Autore immagine: 123rf com


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