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I soldi prestati al convivente non vanno restituiti

7 Maggio 2014


I soldi prestati al convivente non vanno restituiti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Maggio 2014



Coppie di fatto: finita la convivenza, è impossibile riprendersi tutti i soldi dati all’ex senza provare che erano specifici prestiti.

Anche per le coppie di fatto, così come per quelle sposate, i soldi dati durante la convivenza non possono essere chiesti indietro dopo la separazione. Difatti, il nostro ordinamento presume che tali elargizioni siano erogate per i normali fini di solidarietà familiare (e, quindi, per far funzionare il ménage e per mantenere il convivente).

L’unico modo per ottenere la restituzione di quanto prestato è quello di dimostrare, davanti al giudice, che dietro lo scambio di denaro vi era, in realtà, una finalità di prestito, ossia un vero e proprio mutuo.

A chiarire questo importante principio – che, ancora una volta, rema a favore dell’equiparazione tra coppie sposate e non – è una sentenza della Cassazione di qualche ora fa [1].

Non basta quindi dimostrare di aver erogato delle somme al proprio ex convivente, producendo, per esempio, le matrici degli assegni o gli estratti conto da cui si evincono i bonifici; ma è necessario anche dimostrare che tra le parti vi era l’intento di fornire un prestito e non una semplice donazione: con l’obbligo, quindi, per il beneficiario, di restituire le somme dopo un determinato periodo.

Il che potrebbe risultare tutt’altro che facile. Specie dopo diverso tempo. Peraltro, si tenga conto che, dopo 10 anni, interviene anche la prescrizione del diritto alla restituzione.

Il consiglio, in questi casi, è quello – per quanto poco conforme allo spirito collaborativo e di fiducia di una coppia – di redigere un documento (una comunissima scrittura privata) dal quale si evinca chiaramente che le somme date in prestito devono essere restituite. Tanto più che per le donazioni di modico valore di denaro non è necessaria la presenza del notaio (atto pubblico) e dei testimoni, ma è sufficiente la semplice consegna della somma.

In assenza, infatti, della prova dell’esistenza di un accordo di mutuo, le attribuzioni patrimoniali erogate durante la convivenza si presumono effettuate in ragione dell’affetto e della solidarietà “familiare”, al fine di far funzionare meglio il ménage: insomma, per una finalità solidaristica.

note

[1] Cass. sent. n. 9864 del 7.05.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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