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Cassazione: da giugno notifiche solo per email. Domiciliazione in cancelleria solo se la Pec è out

7 maggio 2014


Cassazione: da giugno notifiche solo per email. Domiciliazione in cancelleria solo se la Pec è out

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 maggio 2014



Processo civile telematico: la domiciliazione in cancelleria, per i ricorsi in Cassazione, solo se l’avvocato non comunicato all’ordine la Pec o per mancata consegna.

Non c’è più scampo: gli avvocati dovranno rassegnarsi a prendere mano con i nuovi sistemi informatici. Perché, con l’avvio del nuovo processo telematico, a partire dal 30 giugno prossimo, per via del Decreto Sviluppo Bis, tutte le notifiche e le comunicazioni di cancelleria nel processo civile dovranno essere effettuate solo attraverso la Pec.

Finisce, quindi, l’era della domiciliazione in cancelleria per i ricorsi in Cassazione nei casi in cui il difensore non abbia eletto domicilio in Roma. Le notifiche andranno fatte unicamente per Pec. La domiciliazione in cancelleria, invece, resterà solo nei casi in cui la comunicazione a mezzo posta certificata non sia possibile. A precisarlo è una sentenza della Cassazione di qualche ora fa [1].

Gli step del Pct

Nonostante il malcontento generale degli avvocati, costretti a confrontarsi – dall’oggi al domani – con l’informatizzazione completa degli studi, almeno per quanto riguarda le cause civili, la prima pietra del processo civile telematico è stata la legge di stabilità 2012 [2].

Prima di tale momento, l’uso dell’indirizzo di posta elettronica comunicato dal difensore per le comunicazioni della cancelleria era facoltativo: ai fini del processo di cassazione operava la domiciliazione presso la cancelleria laddove il difensore che non avesse eletto domicilio in Roma.

Con la legge di stabilità del 2012, le carte si sono capovolte. La domiciliazione ha iniziato a operare soltanto se il difensore non indica l’indirizzo di posta elettronica certificata al proprio Ordine (in ciò venendo meno peraltro a un obbligo di legge [3]) o in caso di mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario.

La vicenda

Per questa ragione è stato dichiarato improcedibile il ricorso presentato dalla difesa di un medico che chiedeva al ministero della Difesa e a una Asl il risarcimento del danno provocato dall’inadempimento dell’accordo precontrattuale sulla costituzione di un rapporto di convenzione. Nel corso del procedimento che era approdato sino alla Cassazione, nel 2010, la Corte stessa aveva disposto il rinnovo della notifica del ricorso al Ministero. La relativa ordinanza era stata comunicata al difensore presso la cancelleria della Cassazione stessa. Tuttavia, l’atto di rinnovazione non venne mai depositato e all’udienza pubblica dello scorso 27 febbraio nessuno è comparso.
Il difensore aveva infatti indicato nel ricorso introduttivo l’indirizzo di posta elettronica e, evidentemente, si aspettava che le comunicazioni venissero effettuate presso l’indirizzo Pec indicato. La sentenza depositata ieri però ricorda che sino al 2012 esisteva una semplice possibilità e non un obbligo, nell’intero processo civile e quindi anche nel giudizio in Cassazione, di effettuare le comunicazioni della cancelleria e le notificazioni dei difensori al numero di fax o all’indirizzo di posta elettronica dell’avvocato. Per questo la parte almeno negligente vede affossato il ricorso dalla dichiarazione di improcedibilità.

La sentenza però fa un passo ulteriore e ricorda che, dal 2012, il canale telematico è diventato via via la prima scelta (procedimento che andrà a completarsi a partire dal prossimo 30 giugno con una previsione di esclusività) e il deposito in cancelleria è invece limitato, nel giudizio in Cassazione, ai casi in cui l’avvocato non ha indicato l’indirizzo Pec comunicato al proprio ordine (comunicazione che però è oggi un vero e proprio obbligo per tutti i legali) e nell’ipotesi di mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario.

note

[1] Cass. sent. n. 9876/14 del 7.05.2014.

[2] Legge n. 183/11.

[3] Art. 125 comma 1 cod. proc. civ. e, specificamente per il giudizio di legittimità, dall’articolo 366 comma 2 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf.com

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