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Risarcibile lo stress da diagnosi errata, la paura e depressione da malattia inesistente?

7 Mag 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Mag 2014



Il paziente vittima di un errore medico da cui derivi anche solo una forte preoccupazione (in assenza di una seria patologia) ha diritto al risarcimento del danno: risarcita la paura e la depressione da malattia inesistente.

 

Avete mai pensato a quale diverso significato può avere l’espressione “diagnosi errata”?

Tra un medico che non abbia saputo riconoscere una grave patologia, così provocando la morte o la infermità del paziente, e uno che abbia, al contrario, preso una “cantonata”, diagnosticando una malattia in un soggetto perfettamente sano, c’è da scommettere che tutti preferirebbero trovarsi nella seconda situazione, prendendosi solo un bello spavento!

E allora, può essere riconosciuto un risarcimento per la sola sofferenza psicologica che un medico ha provocato a un paziente attraverso una diagnosi errata?

Una futura mamma alla quale venga diagnosticato di non poter mai avere figli, una cisti scambiata per un tumore incurabile; gli esempi potrebbero essere tantissimi e di sicuro molti potranno averne avuta, anche nel piccolo, una qualche esperienza.

Ebbene, la questione è stata esaminata dalla Cassazione in una pronuncia di qualche tempo fa [1].

In particolare, la Suprema Corte, seguendo un interessante ragionamento, è giunta a riconoscere il diritto al risarcimento del danno morale per la sofferenza psicologica provocata al paziente da un errore diagnostico, nonostante l’assenza di una patologia.

Secondo la Suprema Corte, infatti, il rapporto medico – paziente ha una particolare natura in quanto, a differenza di quello con altri professionisti – in cui prevale l’aspetto economico –  esso coinvolge il soggetto “nella sua totalità psico-fisica”.

In parole semplici, poiché l’intervento del medico non va a incidere solo sul corpo del paziente, ma anche sulla integrità della persona (l’oggetto delle cure, infatti, è il malato e non la malattia), una eventuale errata diagnosi è destinata a ledere non solo la salute strettamente fisica (per il ricorso a cure inappropriate o inutili), ma anche l’equilibrio psicologico del soggetto. Ciò si verifica soprattutto nel caso in cui vengano diagnosticate malattie di particolare gravità, tali da compromettere la serenità del malato.

Per tali motivi, anche in assenza di una patologia o nel caso in cui venga prospettata una malattia più grave di quanto non lo sia, il paziente ha diritto a vedersi riconosciuto un risarcimento per l’ansia e il patema d’animo conseguenti alla diagnosi errata. E non solo. Tale risarcimento per le ripercussioni avute sulla sfera emotiva spetta anche ai prossimi congiunti, in particolare a coloro che con il paziente hanno uno stretto rapporto perché conviventi o, comunque, una stretta frequentazione.

 

Risarciti anche i parenti

Con una pronuncia più recente [2], infatti, la Cassazione ha riconosciuto a una donna il risarcimento del danno morale per essere stato erroneamente diagnosticato al marito un male incurabile, così sancendo il principio secondo cui non solo la diretta vittima dell’errore medico, ma anche i suoi prossimi congiunti hanno diritto a una tutela risarcitoria per l’ansia provocata dall’errore medico. Nel caso di specie, l’errata diagnosi e il ritardo nell’individuarla avevano creato non solo nel paziente, ma anche nella moglie, un forte stato depressivo.

Non può negarsi, infatti, che prima che un errore diagnostico venga scoperto, lo stretto familiare si trova a dover sostenere, confortare e spesso minimizzare (per non essere di peso a chi già soffre) le proprie ansie e timori, così modificando, con tutta probabilità, il proprio stile di vita.

Il familiare si trova, cioè, in questi casi, ad essere egli stesso vittima dell’errata diagnosi. Perciò, l’errore medico va considerato come causa immediata e diretta non solo del danno subito dal paziente, ma anche di quello psicologico del congiunto.

Inoltre, secondo la suprema Corte, la sofferenza dei familiari non deve essere risarcita solo in presenza di intense sofferenze del paziente; anche la depressione, nonostante l’assenza di una patologia fisica, può essere causa di conseguenze molto serie.

Va riconosciuto, dunque, un autonomo diritto al risarcimento del danno morale non solo al paziente, ma anche ai suoi familiari quando dalla errata diagnosi della patologia scaturiscano anche per loro sofferenze emotive tali da comprometterne la serenità.


Il soggetto cui è stato diagnosticato un male inesistente ha diritto al risarcimento del danno.

In tal caso, al paziente va riconosciuto (sempre se adeguatamente provato) non solo il danno alla salute in senso stretto (per esempio provocato dal ricorso a cure non necessarie), ma anche quello non patrimoniale derivante dall’ansia e la preoccupazione per un male erroneamente diagnosticato, del quale in realtà non si è affetti (cosiddetto danno morale). Tale risarcimento spetta, in via autonoma, anche agli stretti congiunti che hanno subito le ripercussioni della sofferenza del familiare, così modificando il proprio stile di vita.

note

[1] Cass. sent. n. 1551 del 24.01.07.

[2] Cass. sent. n. 14040 del 4.06.13.

Autore immagine: 123rf.com


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