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Legittima: a quanto corrisponde?

13 Giugno 2021
Legittima: a quanto corrisponde?

Le quote minime dell’eredità che devono finire per forza ai parenti stretti anche a dispetto di quanto previsto nel testamento. 

A quanto corrisponde la legittima? Prima di rispondere a questa domanda bisogna comprendere chi sono i legittimari e quando entrano in gioco. 

Come vedremo a breve, la legittima è quella parte di eredità che neanche un testamento può negare ai familiari più stretti. In forza di ciò, non è possibile diseredare ad esempio i propri figli o il coniuge. 

La misura della legittima varia a seconda degli eredi che concorrono alla divisione del patrimonio del defunto. Proprio per questo, è necessario chiedersi, all’indomani dell’apertura della successione, a quanto corrisponde la legittima? A quanto ammonta la quota del patrimonio ereditario che non può essere mai sottratta? Ecco cosa prevede il nostro Codice civile a riguardo.

Chi sono i legittimari?

I legittimari sono quei familiari del defunto a cui la legge riserva sempre una quota dell’eredità, definita «quota di legittima» o «quota di riserva».

Non è pertanto possibile diseredare i legittimari, a meno che questi non abbiano commesso un crimine particolarmente grave nei confronti del defunto o dei suoi stretti familiari, divenendo così indegni a succedere. 

Vediamo allora chi sono i legittimari. Si tratta dei parenti più stretti ossia:

  • il coniuge (marito/moglie);
  • la parte dell’unione civile;
  • i figli (anche adottivi);
  • gli ascendenti legittimi. 

Gli ascendenti diventano eredi legittimari solo se non ci sono figli.

Ma chi sono gli ascendenti? Quando si parla di «ascendenti» ci si riferisce ai familiari da cui si discende in linea retta e, quindi, ai genitori, ai nonni, ai bisnonni, ecc.

La presenza di un ascendente di grado più prossimo al defunto esclude quelli di grado più remoto. Tanto per fare un esempio pratico, se sono ancora in vita i genitori del defunto (basterebbe anche uno solo) i nonni non hanno diritto sull’eredità. Ma se sono defunti i genitori, entrano in gioco i nonni.

Quando i legittimari hanno diritto all’eredità?

La tutela dei legittimari entra in gioco solo in presenza di un testamento. La legge infatti, se da un lato riconosce a ciascun cittadino la libertà di disporre, con il testamento, dei propri averi per quando non ci sarà più, dall’altro però limita tale potere a garanzia dei familiari più stretti, appunto i legittimari. Si parla in questo caso di «successione necessaria», cioè di quote ereditarie che non possono essere intaccate da disposizioni testamentarie. 

Se non c’è un testamento non c’è neanche bisogno di parlare di legittimari: è la legge stessa che stabilisce le regole per la divisione dell’eredità, tenendo appunto conto dei gradi di parentela e garantendo una quota maggiore a quelli più prossimi al defunto.

Quali sono i diritti dei legittimari?

Come anticipato, ai legittimari la legge riconosce una quota di eredità minima, a prescindere da ciò che il defunto ha disposto con il proprio testamento. 

In altre parole, contrariamente a quanto spesso si usa dire, non è possibile diseredare un figlio o un altro dei suddetti soggetti. Infatti, se con il testamento il defunto lede in qualche modo la quota riservata ai legittimari, determinandola in misura inferiore rispetto a quanto stabilito dalla legge, questi ultimi possono fare ricorso al giudice per “correggere” le disposizioni del testatore ripristinando le quote in proprio favore. 

Viene così tutelato il diritto dei legittimari a riprendersi quella quota minima – la legittima – che è stata loro negata. Lo si fa con la cosiddetta azione di lesione della legittima che è rivolta a recuperare anche i beni che il donante ha eventualmente donato nel corso della propria vita, dando così luogo a uno “svuotamento anticipato” del proprio patrimonio. Proprio con le donazioni, infatti, è possibile che venga lesa la legittima, determinando alla morte del testatore un patrimonio insufficiente a garantire i diritti dei legittimari.

Termini di prescrizione

L’azione dei legittimari per recuperare le proprie quote di legittima deve essere intrapresa entro 10 anni dall’apertura della successione, ossia dalla morte del testatore.

Inoltre, i legittimari possono recuperare anche i beni che il testatore abbia dato in donazione quando era ancora in vita. Se il donatario ha venduto il bene a terzi, i legittimari possono recuperare il bene anche dall’acquirente ma, in tal caso, non devono essere decorsi più di 20 anni dalla trascrizione della donazione.

A quanto corrisponde la legittima? 

Vediamo ora quali quote ereditarie spettano per legge ai legittimari, tenendo presente che queste sono le quote “minime” obbligatorie. Ciò significa che il testatore è libero di lasciare ad un legittimario una quota superiore rispetto agli altri, se ha rispettato tali “minimi”. Così ad esempio un padre, una volta rispettate le quote di legittima di tutti i figli, potrebbe lasciare a uno di loro un patrimonio superiore agli altri. 

Si tenga infine presente che, se il defunto non ha lasciato testamento, e quindi viene aperta la successione legittima, tali quote variano. 

A quanto corrisponde la quota legittima del coniuge?

Il coniuge (o una delle parti dell’unione civile) ha diritto a: 

  • metà del patrimonio dell’altro coniuge se non ci sono figli (anche in presenza di ascendenti); 
  • un terzo se c’è un solo figlio; 
  • un quarto se ci sono più figli. 

Al coniuge (o a una delle parti dell’unione civile), inoltre, è riconosciuto per legge il diritto di abitazione sulla casa familiare e il diritto d’uso sui mobili che la corredano. 

Non ha diritto alla legittima l’ex coniuge dopo il divorzio. Invece, se è intervenuta solo la separazione, l’ex coniuge ha diritto alla legittima a patto che non abbia subito l’addebito (ossia la dichiarazione di responsabilità per la fine del matrimonio).

Il coniuge a cui è stata addebitata la separazione, con sentenza passata in giudicato, ha diritto soltanto a un assegno vitalizio, se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto, commisurato all’eredità, alla qualità e al numero degli eredi legittimi; il suo importo, tuttavia, non può mai essere superiore a quanto percepito a titolo di alimenti. 

L’ex coniuge divorziato, che perde il diritto alla legittima, ha diritto tuttavia: 

  • alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto, se titolare dell’assegno di divorzio; 
  • a un assegno periodico a carico dell’eredità, se titolare dell’assegno alimentare; 
  • a una percentuale dell’indennità di fine rapporto di lavoro dell’ex coniuge defunto. 

A quanto corrisponde la quota legittima del figlio?

I figli hanno diritto alle seguenti porzioni del patrimonio, senza più distinzione tra figli legittimi, legittimati, adottivi, naturali e adulterini: 

  • metà del patrimonio al figlio unico orfano anche dell’altro genitore; 
  • un terzo del patrimonio al figlio unico con l’altro genitore; 
  • due terzi del patrimonio a più figli se rimasti anche senza l’altro genitore (diviso in parti uguali); 
  • metà del patrimonio a più figli se c’è anche l’altro genitore. 

A quanto corrisponde la quota legittima degli ascendenti?

Anche gli ascendenti (genitori o, in loro assenza, nonni) rientrano nella categoria dei legittimari, ma solo nell’ipotesi in cui il defunto non lasci figli. In questo caso, a loro spetta: 

  • un terzo dell’eredità se non ci sono altri eredi;
  • un quarto se c’è anche il coniuge (o la parte dell’unione civile) del defunto. 

Link di approfondimento

Qui di seguito elenchiamo alcuni approfondimenti da cui è possibile individuare le singole quote di eredità con o senza testamento:



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