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News I contratti a termine non richiedono più una giustificazione per 36 mesi

News Pubblicato il 8 maggio 2014

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DL Poletti approvato con fiducia al Senato: così cambia il lavoro flessibile dei contratti a termine e dell’apprendistato. In attesa del sì definitivo della Camera.

I contratti a termine non richiedono più una “giustificazione” per 36 mesi (prima il limite era 12 mesi e valeva solo per il primo rapporto). Il numero delle proroghe sale da uno a cinque.

Viene però introdotto un tetto del 20% di utilizzo dei rapporti a tempo (calcolato sul numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato – e non più in riferimento al generico organico complessivo).

Per chi supera il limite scatterà una sanzione pecuniaria (meno punitiva dell’obbligo di stabilizzazione inizialmente previsto).

La “multa“, che dovrà essere versata allo Stato e andrà a finanziare il Fondo occupazione, oscilla dal 20% della retribuzione complessiva per il primo caso di superamento nella singola unità produttiva, che aumenta alla metà della retribuzione complessiva per i casi successivi.

Sul punto l’ultimo chiarimento è maturato ieri in commissione Bilancio.

Sull’apprendistato si abbassano le quote di stabilizzazione introdotte dalla legge Fornero. Ora bisognerà confermare a tempo indeterminato il 20% di apprendisti per poterne assumere di nuovi. Quest’obbligo vale però solo per le aziende con oltre 50 dipendenti (prima la soglia era 30 dipendenti, ancora prima 10 dipendenti).

Sul fronte dei contratti a termine, con le modifiche in arrivo, l’ordinamento italiano fa un passo avanti: “Non li considera più socialmente pericolosi, superando così la presunzione negativa che dal 1962 per mezzo secolo ha accompagnato questi rapporti di lavoro”, ha spiegato il relatore, e giuslavorista, Pietro Ichino.

Una criticità resta però con l’introduzione del tetto legale del 20%, che si aggiunge ai limiti (molto spesso diversi) già previsti dalla contrattazione. Nella disciplina transitoria si precisa che le imprese “oltre soglia” sono tenute a mettersi in regola entro il 31 dicembre, salvo però che un contratto collettivo «applicabile nell’azienda» disponga un tetto percentuale diverso o un termine più favorevole. Se il datore di lavoro, quindi, all’entrata in vigore delle nuove norme, si trovi con un numero di contratti a termine superiore al limite del 20%, ed entro la fine dell’anno in corso non riassorbe tale eccedenza, non potrà assumere nuovo personale a termine fino a quando, con il turn-over, non rientri nel tetto (non scatteranno però sanzioni).

Il limite del 20% non si applicherà ai contratti di lavoro a termine stipulati dagli enti di ricerca (pubblici e privati). Per i ricercatori inoltre il rapporto di lavoro potrà superare i 36 mesi di durata per consentire il compimento del progetto di ricerca in funzione del quale sono stati assunti (già oggi molti bandi Ue prevedono progetti di ricerca quinquennali).

Apprendistato

Sul fronte invece dell’apprendistato si prevede che il contratto scritto continui a contenere il piano formativo individuale, fin dall’inizio, ma solo in forma sintetica (una modifica introdotta dalla Camera e confermata dal Senato).

Il tetto delle stabilizzazioni obbligatorie di apprendisti scende al 20% e solo per le aziende con oltre 50 dipendenti.

La formazione di base nell’apprendistato professionalizzante continuerà a essere un contenuto fondamentale dell’istituto. Ma la Regione avrà l’obbligo di comunicare entro 45 giorni all’impresa che avvia contratti di apprendistato il calendario dell’attività formativa che organizza. La stessa regione può anche avvalersi, in via sussidiaria, dell’azienda o dell’associazione cui aderisce, ma solo se disponibili.

Viene ripristinato l’apprendistato “stagionale” ma solo nei territori dove è già in piedi un sistema di alternanza scuola-lavoro. Tra le altre misure contenute nel decreto, si specifica che il diritto di precedenza (nella riassunzione) può essere comunicato dal datore di lavoro nello stesso contratto; non serve un nuovo documento.

Si delinea anche la costituzione di un sistema telematico di verifica della regolarità contributiva; il famoso Durc online.

Si rifinanziano i contratti di solidarietà (per fronteggiare le maggiori crisi aziendali, Electrolux in testa) e si uniformano al 35% le riduzioni contributive. In un preambolo al ddl di conversione s’impegna infine il governo a redigere un testo semplificato del lavoro e a sperimentare il contratto a tempo indeterminato a protezione crescente.

note

Autore immagine: 123rf.com

Fonte: Sole24Ore

CONTRATTI A TERMINE: l’acausalità sale a 36 mesi

Si allunga l’acausalità dei contratti a termine. Il regime attuale prevede la possibilità per il datore di lavoro di non indicare le ragioni tecniche, produttive, organizzative o sostitutive che rendono legittima l’apposizione di un termine al rapporto di lavoro solo per il primo contratto e di durata non superiore ai 12 mesi (ivi inclusa l’eventuale proroga). Con il dl Poletti i 12 mesi salgono a 36 mesi, facendo così coincidere l’acausalità con il limite di durata massima del rapporto di lavoro a tempo previsto dal dlgs 368 del 2001. Con questa modifica, secondo Pietro Ichino, il contratto a termine non è più considerato dal nostro ordinamento come “socialmente pericoloso”.

 

PROROGHE E RINNOVI: Proroghe ridotte da 8 a 5

Il numero delle proroghe dei contratti a termine passa a cinque. Nella versione originaria del Dl Poletti si era partiti con otto. Poi la Camera ha abbassato il numero per “imporre” una durata media non inferiore a sei mesi di ciascun periodo contrattuale convenuto tra le parti (nei casi ovviamente in cui il contratto copra l’intero triennio consentito). Il testo del decreto precisa che le cinque proroghe sono nell’arco dei complessivi 36 mesi, indipendentemente dal numero dei rinnovi. Un ordine del giorno presentato da Maurizio Sacconi, e approvato dal Senato, chiarisce che le nuove regole sulle proroghe non si applicano ai rinnovi (che quindi restano normati dalle regole attuali).

TETTO 20%: Nuovo limite per i contratti a tempo

Il decreto Poletti introduce un tetto legale di utilizzo dei contratti a termine fissato nel 20%. Il testo iniziale prevedeva che tale limite fosse calcolato in riferimento alla generica nozione di «organico complessivo». Una modifica della Camera ha invece parametrato il tetto del 20% al numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione. L’azienda fino a 5 dipendenti può assumere un lavoratore a termine. Dal nuovo tetto legale del 20% sono esonerati i contratti di lavoro stipulati dagli enti di ricerca (pubblici e privati) con ricercatori e personale tecnico (chi svolge cioè assistenza tecnica all’attività di ricerca o di coordinamento e direzione della stessa).

SANZIONE PECUNIARIA: Oltre la soglia scatta la multa

Chi supera il nuovo tetto del 20% di utilizzo dei contratti a termine sarà punito con una sanzione pecuniaria, e non più con la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato, come originariamente previsto dopo le modifiche apportate dalla Camera. La multa è del 20% della retribuzione complessiva per il primo superamento nella singola unità produttiva, che aumenta alla metà della retribuzione complessiva per i casi successivi. I maggiori introiti derivanti da queste multe sono versati ad apposito capitolo dell’entrata di bilancio dello Stato per essere riassegnati al Fondo sociale per occupazione e formazione previsto dalla legge n. 2 del 2009.

REGIME TRANSITORIO: Vale la deroga dei contratti

Le aziende che superano il tetto del 20% debbono mettersi in regola entro la fine dell’anno. A meno che i contratti collettivi non prevedano tetti più favorevoli.

La norma serve per tutelare le posizioni aperte presso datori di lavoro che, all’entrata in vigore del decreto, abbiano in corso un numero di rapporti a termine che comporti il superamento del nuovo tetto cui ci si deve adeguare entro il 31 dicembre 2014. La norma dice esplicitamente che sono fatte salve le previsioni più favorevoli previsti in “un contratto collettivo applicabile all’azienda”. In caso contrario il datore, “dal primo gennaio, non può stipulare nuovi contratti a tempo determinato fino a quando non rientri nel tetto”.

STABILIZZAZIONE 20%: Obbligo di assumere sopra 50 dipendenti

Si limitano le quote di stabilizzazione obbligatoria di apprendisti introdotte dalla legge Fornero (30% fino a luglio 2015, poi 50%) per poter assumerne di nuovi. La versione originaria del Dl Poletti aveva cancellato queste quote. La Camera le aveva reintrodotte: la misura fissata era del 20% e si applicava alle aziende con oltre 30 dipendenti. Si faceva comunque salvo il regime previsto dalla contrattazione collettiva. Con le modifiche introdotte dal Senato si conferma la quota del 20% di stabilizzazione di apprendisti ma tale obbligo si circoscrive alle sole imprese con oltre 50 dipendenti. In pratica, si riduce la popolazione lavorativa interessata.

PIANO FORMATIVO: Confermata la forma scritta

Confermato l’obbligo del piano formativo scritto nel contratto di apprendistato, anche se in forma semplificata. Con una modifica all’articolo 2 del Dl Poletti, il Senato – nella stessa formulazione che era uscita dalla Camera – ha previsto che, oltre alla forma scritta del contratto e del patto di prova, l’accordo debba contenere, in forma sintetica, il piano formativo individuale. Piano che, sempre nell’ottica della semplificazione, può essere definito anche sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali. Nella versione originaria del decreto legge il piano formativo non doveva essere più scritto

FORMAZIONE PUBBLICA: Entrano in gioco anche le imprese

Altra novità introdotta con gli emendamenti presentati dal governo al Senato riguarda la formazione di base nell’apprendistato professionalizzante.

Si prevede che la formazione pubblica potrà essere svolta, in via sussidiaria, anche dalle imprese e dalle loro associazioni. Ma solo se disponibili. E secondo le linee guida adottate dalle regioni a febbraio scorso.

La regione è comunque obbligata entro 45 giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto di apprendistato a comunicare all’impresa le modalità di svolgimento dell’offerta formativa, anche con riferimento alle sedi e al calendario delle attività previste

APPRENDISTATO A SCUOLA: Sperimentazione estesa ai minori

Al programma sperimentale 2014-2016 di apprendistato in azienda per gli studenti di quarta e quinta superiore potranno ora accedere anche gli allievi che hanno meno di 18 anni. L’alternanza scuola-lavoro, in particolare negli istituti professionali, viene estesa ai minorenni solo se finalizzata all’acquisizione del diploma. Gli oneri per la stipula dei contratti di apprendistato sono a carico delle imprese interessate, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. In netto ritardo il Dm Istruzione, di concerto con Lavoro e Mef, che deve fissare le modalità per l’attuazione del programma.

APPRENDISTATO STAGIONALE: Via libera se c’è l’alternanza

Si tratta di una delle ultime correzioni introdotte con l’emendamento governativo: si stabilisce che nelle realtà territoriali che hanno una richiesta di lavoro stagionale sarà possibile fare un contratto di apprendista anche a tempo determinato, purché la regione abbia previsto un percorso di crediti formativi nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. Si tratta di un nuovo passo avanti nella direzione di quel sistema “duale” scuola-lavoro che tanto ha funzionato in Germania e che in alcune realtà territoriali è già stato in parte praticato sulla base di accordi sindacali e regolamentazioni di carattere locale.

SOLIDARIETÀ: Contributi giù del 35 per cento

Cambia l’articolo 6, comma 4 del dl 510/1996 in base al quale la riduzione dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro varia da un minimo del 25% (a fronte di un taglio dell’orario di almeno il 20%) a un massimo del 40% (orario ridotto oltre il 30% in determinate aree). Quindi oltre a retribuire i dipendenti solo per le ore effettivamente lavorate (meno dell’80% dell’orario), i datori potranno recuperare il 35% dei contributi previdenziali e assistenziali. Confermato il rifinanziamento a partire dal 2014 del Fondo sociale per l’occupazione con 15 milioni per alimentare la decontribuzione. I criteri per la concessione del beneficio saranno definiti da un decreto interministeriale.

IL NUOVO DURC: Tutti i versamenti presto visibili online

Per il Documento unico di regolarità contributiva arriva la dematerializzazione. La visualizzazione della regolarità contributiva di un’azienda, secondo quanto indicato all’articolo 4 del decreto, consisterà nella verifica, in tempo reale, della posizione dei contribuenti nei riguardi di Inps e Inail; a questi si aggiunge, per i datori di lavoro interessati, anche la Cassa edile. Al momento, in realtà, nulla di operativo, ma solo la previsione di una regolamentazione affidata a un decreto che i ministri del Lavoro e dell’Economia e delle finanze dovranno adottare, sentiti Inps e Inail, entro 60 giorni che decorrono dal 21 marzo 2014.


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