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Come ottenere sgravio parziale della cartella esattoriale

14 Giugno 2021
Come ottenere sgravio parziale della cartella esattoriale

Tramite la prescrizione è possibile ottenere anticipatamente una riduzione degli importi dovuti ad Agenzia Entrate Riscossione o all’ente di riscossione dei crediti locali. 

Esiste un piccolo trucco per ottenere lo sgravio parziale delle cartelle esattoriali anche quando queste non sono ancora cadute in prescrizione. Ed è proprio sulla prescrizione che esso si fonda. 

Non si tratta di una tecnica illegale; anzi, al contrario, corrisponde ad un vero e proprio diritto riconosciuto dalla legge al contribuente ed a cui però, spesso, non si pone la dovuta attenzione, neanche in sede di consulenza da parte del professionista. 

In buona sostanza, e fermo quanto a breve diremo nel corso di questo articolo, è possibile ottenere una decurtazione delle somme richieste dall’Esattore con la cartella di pagamento facendo valere subito l’intervenuta ed anticipata prescrizione degli interessi e delle sanzioni, il cui decorso precede spesso il termine di prescrizione del capitale (di tanto abbiamo già parlato nell’articolo “Prescrizione interessi e sanzioni cartelle esattoriali“).

Per comprendere però come ottenere lo sgravio parziale della cartella esattoriale bisogna fare un breve riferimento al concetto di prescrizione della cartella stessa.

Contenuto della cartella esattoriale

Una cartella esattoriale si compone di quattro voci:

  • capitale, che può essere a sua volta costituito da imposte (ad esempio Irpef, Imu, ecc.) o da sanzioni di carattere amministrativo (ad esempio, multe stradali, protesto di assegni, ecc.) o penale (a seguito di condanne penali);
  • interessi, applicati in base percentuale sul capitale;
  • sanzioni, applicate in base percentuale sul capitale solo nel caso di cartelle dovute a imposte. Non è invece possibile applicare le sanzioni quando la cartella abbia già ad oggetto sanzioni (è illegittima infatti la sanzione sulla sanzione). Così, ad esempio, nel caso delle multe stradali, al posto delle sanzioni per l’omesso pagamento si addebita un tasso di interesse molto alto (10% ogni sei mesi);
  • oneri di riscossione (il vecchio “aggio”) ossia una percentuale dovuta all’Esattore per la sua attività.

Come funziona la prescrizione della cartella esattoriale

Vediamo ora quando cade in prescrizione il capitale della cartella esattoriale. A fronte di un indirizzo ancora minoritario secondo cui le cartelle esattoriali cadono in prescrizione (e pertanto non vanno più pagate) dopo 5 anni dalla notifica, gran parte della giurisprudenza ritiene che la prescrizione delle cartelle vari a seconda dell’importo in riscossione.  

In particolare, per le cartelle relative alle imposte dovute allo Stato (Iva, Irpef, Irap, Ires, Imposta di registro, ipotecaria, di bollo, canone Rai, contributi alle camere di commercio) la prescrizione è di 10 anni.

Invece, per le cartelle relative a sanzioni amministrative o penali, a multe stradali, a contributi previdenziali Inps e Inail la prescrizione è di 5 anni.

Ci sono poi le cartelle per somme dovute agli enti territoriali, ossia Comuni, Province e Regioni (Imu, Tari, Tosap, ecc.) che si prescrivono in 5 anni.

Chiude il cerchio il bollo auto che si prescrive in 3 anni.

Una volta che la cartella è caduta in prescrizione non è più dovuta: non va cioè pagata. Per far operare la prescrizione non è necessaria una pronuncia di un giudice: essa scatta in automatico con lo scoccare della mezzanotte dell’ultimo giorno del termine di prescrizione. L’intervento del giudice è necessario solo laddove l’Agente per la Riscossione Esattoriale dovesse richiedere il pagamento di una cartella nonostante la stessa sia prescritta: la sentenza servirà allora ad accertare l’intervento della prescrizione e a liberare il contribuente dall’obbligo di pagamento.

Quando si prescrivono interessi e sanzioni per cartelle esattoriali

Diverso è il discorso per quanto riguarda la prescrizione di interessi e sanzioni della cartella esattoriale. Questi infatti si prescrivono sempre dopo 5 anni, a prescindere dal termine di prescrizione del capitale della cartella stessa.

A prevedere la prescrizione quinquennale degli interessi è l’articolo 2948 del Codice civile, in base al quale si prescrivono in 5 anni tutti i debiti che si rinnovano una volta all’anno o entro frazioni più brevi. A prevedere la prescrizione quinquennale delle sanzioni è invece è l’articolo 20 del decreto legislativo n. 472/1997.

Come ottenere uno sgravio parziale della cartella

Da quanto abbiamo appena detto deriva che, tutte le volte in cui il capitale della cartella esattoriale si prescrive in 10 anni, a partire dal sesto anno non sono più dovuti interessi e sanzioni in quanto già prescritti. In tali ipotesi, infatti, la prescrizione di interessi e sanzioni si compie prima di quella del capitale. Quindi, fermo restando il debito per il capitale, il contribuente può già liberarsi di quella parte di debito costituito da interessi e sanzioni chiedendo uno sgravio parziale.

Si pensi al caso di una cartella dovuta per Iva o Irpef ove, oltre all’imposta, sono calcolati gli interessi. L’imposta si prescrive allo scoccare della mezzanotte del decimo anno successivo alla notifica della cartella medesima. Viceversa, gli interessi e le sanzioni si prescrivono con lo scoccare della mezzanotte del quinto anno successivo alla notifica. Dal giorno dopo, il contribuente non è più tenuto a pagare tali somme. 

Ma come ottenere lo sgravio parziale della cartella per interessi e sanzioni? La prima cosa da fare, in tali ipotesi, è chiedere l’intervento dello stesso ufficio che ha emesso l’atto di accertamento, ossia l’Agenzia delle Entrate competente per territorio o l’ente locale. Si dovrà presentare un ricorso in autotutela che andrà comunicato, per conoscenza, anche all’Agente per la riscossione che ha notificato la relativa cartella esattoriale e che, eventualmente, su ordine dell’amministrazione, dovrà poi procedere allo sgravio parziale della cartella. 

Nel caso in cui il ricorso in autotutela non dovesse sortire effetti (per omessa risposta o risposta negativa) sarà possibile ricorrere al giudice tributario. 

A ben vedere, però, il ricorso al giudice è possibile solo nei confronti di un atto specifico e, di certo, non è possibile presentare opposizione alla cartella. L’opposizione infatti è ammessa solo entro 60 giorni dalla sua notifica, data alla quale la prescrizione non si è potuta ancora verificare (sono necessari almeno 5 anni). Pertanto, per il contribuente si aprono tre soluzioni pratiche:

  • o paga solo il capitale e l’aggio, sottraendo egli stesso le sanzioni e gli interessi: in tal caso, semmai dovesse sopraggiungere una successiva richiesta di pagamento per tali somme, essa sarà impugnabile nei 60 giorni successivi;
  • o non paga affatto la cartella e, in tal caso, nell’ipotesi di avvio di pignoramenti, potrà ridurre il danno con un ricorso al giudice affinché elimini dagli importi dovuti quelli già caduti in prescrizione;
  • oppure chiede una dilazione di pagamento (rateazione) del solo capitale, eliminando gli interessi e le sanzioni prescritte, eventualmente chiarendo tale motivazione con una comunicazione inviata per raccomandata o pec sia all’ufficio delle imposte che all’Agente per la riscossione.  


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