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Quando si prende l’indennità di accompagnamento?

18 Settembre 2021 | Autore:
Quando si prende l’indennità di accompagnamento?

Quali sono i requisiti per avere il sostegno erogato dall’Inps? Da quando decorre il pagamento? Cosa fare se non viene riconosciuta l’invalidità?

Arriva un certo momento per alcune persone in cui il bastone di legno non basta: ci vuole il «bastone umano» per portare a termine quello che una volta si faceva senza nemmeno pensarci. Succede quando il corpo non obbedisce più a quello che il cervello gli comanda, o quando è proprio il cervello a non essere in grado di dare gli ordini. Diceva la grandissima e compianta scienziata Rita Levi-Montalcini: «Se non riesci a ricordare dove hai messo le chiavi, non pensare subito all’Alzheimer. Inizia invece a preoccuparti se non riesci a ricordare a cosa servono le chiavi». Ecco, sono le persone che non riescono a fare o a ricordare quello di cui hanno bisogno che necessitano un supporto quotidiano e costante. Ed è pensando a loro e a chi li deve supportare che la legge prevede l’erogazione dell’indennità di accompagnamento. Ma quando si prende l’indennità di accompagnamento?

C’è subito da fare una distinzione: non è detto che chi ha un’invalidità del 100% abbia anche diritto all’assegno di accompagnamento. I requisiti per quest’ultimo sono diversi. Vediamo.

A chi spetta l’assegno di accompagnamento?

Il primo requisito per poter avere l’indennità di accompagnamento è quello dell’invalidità al 100%. Ma, come appena detto, questo non basta per ottenere la prestazione. Occorre anche avere una minorazione fisica o psichica che impedisca:

  • di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore;
  • di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita (lavarsi, vestirsi, prepararsi da mangiare, ecc.).

In più, non bisogna essere ricoverati presso una casa di cura o una Rsa con la retta a carico dello Stato o di un ente pubblico, oltre ad avere stabilmente la residenza in Italia.

Cosa fare per avere l’assegno di accompagnamento?

Una volta che si è capito quando si prende l’indennità di accompagnamento, se ci sono i requisiti occorre seguire una procedura ben precisa per presentare la domanda.

Innanzitutto, ci vuole il certificato del medico curante che accerti la patologia invalidante. Tale certificato (che il medico invierà all’Inps) riporta un codice da inserire nella domanda di accertamento sanitario che va inoltrata all’Inps.

La domanda per il riconoscimento dell’invalidità va fatta:

  • per via telematica, attraverso il portale o l’app dell’Inps, utilizzando lo Spid;
  • tramite call center dell’Inps, telefonando al numero 803.164 da rete fissa o al numero 06.164.164 da rete mobile;
  • tramite patronato.

Il richiedente verrà invitato a presentarsi davanti alla commissione medica dell’Asl per la visita e gli accertamenti opportuni. Se l’esito è positivo, riceverà il verbale dell’invalidità.

Con il verbale sarà possibile chiedere l’indennità di accompagnamento all’Inps, comunicando anche gli estremi per il versamento del trattamento (ad esempio, le coordinate bancarie).

Cosa fare se la domanda di accompagnamento viene respinta?

Nel caso in cui la domanda di indennità di accompagnamento venga respinta dalla commissione medica, è possibile presentare ricorso al giudice. Ma, prima di tutto, ci vuole un accertamento tecnico preventivo fatto da un consulente tecnico nominato dal giudice per certificare che ci siano i presupposti dell’invalidità e il diritto alle prestazioni assistenziali. Questo passaggio è obbligatorio.

Il ricorso deve essere presentato in tribunale entro sei mesi dalla notifica del verbale della commissione e con l’assistenza di un avvocato. Trascorso quel periodo, non è possibile fare ricorso ma si potrà tentare una nuova domanda.

Il giudice fisserà un’udienza e disporrà la notifica del ricorso all’Inps, il quale si costituirà in giudizio tramite memoria redatta e sottoscritta dai funzionari amministrativi cui sono affidate la rappresentanza e la difesa legale.

Verrà nominato il consulente tecnico che, dopo avere effettuato la visita, trasmetterà la bozza di relazione alle parti nel termine stabilito dal giudice con ordinanza. In caso di contestazione delle valutazioni del consulente tecnico d’ufficio, la parte deve depositare, entro il termine perentorio di 30 giorni dal deposito della citata dichiarazione, il ricorso introduttivo del giudizio di merito, specificando, a pena di inammissibilità, i motivi della contestazione.

La sentenza del giudice è inappellabile.

Per ulteriori dettagli, leggi “Ricorso accompagnamento disabile: come e quando farlo“.

Da quando si prende l’indennità di accompagnamento?

Approvata la pratica e fatte le dovute comunicazioni all’Inps, da quando decorre l’indennità di accompagnamento? Il primo pagamento scatta il primo giorno successivo alla data di presentazione della domanda, ovvero dal giorno indicato dalla commissione sanitaria nel verbale in cui viene riconosciuta l’invalidità.

L’assegno di accompagnamento spetta ogni mese per 12 mensilità annue: non esiste, infatti, il diritto alla tredicesima. In caso di decesso della persona invalida, la prestazione non è reversibile agli eredi.

Quanto si prende di indennità di accompagnamento?

L’importo dell’indennità di accompagnamento viene rivisto di anno in anno, in base all’adeguamento Istat. Attualmente, è fissato in 522,10 euro per 12 mensilità.

Il sostegno erogato dall’Inps è esentasse: significa che non bisogna pagare l’Irpef sull’assegno di accompagnamento e che, quindi, non occorre indicarlo nella dichiarazione dei redditi.



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