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Maltrattare i commessi: cosa si rischia? 

15 Giugno 2021 | Autore:
Maltrattare i commessi: cosa si rischia? 

Le vessazioni e gli insulti ripetuti ai dipendenti sul luogo di lavoro costituiscono reato. 

L’ambiente di lavoro può essere teatro di scontri, sopraffazioni ed umiliazioni. Molti lavoratori, per quieto vivere e per la necessità di portare i soldi a casa a fine mese, sopportano numerose angherie del datore di lavoro o dei loro superiori e preposti. Cosa si rischia a maltrattare i commessi?  

La Corte di Cassazione fornisce una risposta chiara: queste condotte integrano un reato; precisamente, quello di maltrattamenti in famiglia. Ma l’azienda, un negozio o un ufficio, possono essere considerati alla stregua di un ambiente familiare? Per la Suprema Corte sì: le relazioni lavorative, soprattutto quando l’ambiente è ristretto, fanno sorgere un rapporto analogo.

Del resto, la legge penale [1] individua, tra le persone offese dal reato di maltrattamenti in famiglia, anche quelle sottoposte all’altrui autorità, o affidate per l’esercizio di una professione o arte. Non c’è alcun dubbio, quindi, sul fatto che insultare e umiliare continuamente un lavoratore realizzi questo grave delitto.

È evidente che fare leva sul concetto di famiglia non consente di sfuggire all’applicazione della severa normativa penale prevista per questi casi: maltrattare i commessi con vessazioni, offese frequenti ed insulti ripetuti fa rischiare a chi compie queste condotte l’incriminazione per un reato che prevede la pena della reclusione fino a sette anni di carcere, ulteriormente aumentata se dal fatto derivano lesioni personali o se è commesso contro donne incinte e persone disabili. 

Maltrattamenti sul luogo di lavoro: quando? 

Il datore di lavoro ha un potere di organizzazione, vigilanza e disciplina sul personale sottoposto, ma esso non deve mai travalicare in condotte persecutorie che ledono la dignità o l’integrità psicofisica dei dipendenti. 

Così è senz’altro possibile rimproverare, anche con severità, un dipendente che non ha eseguito esattamente una determinata prestazione, ma bisogna farlo senza mai offendere, umiliare o minacciare il lavoratore. Condotte del genere realizzano una situazione di mobbing sul lavoro, se vengono realizzate con ostilità e allo scopo di emarginare la vittima. Dal mobbing può derivare un danno alla salute psicofisica del dipendente continuamente vessato, che potrà manifestarsi in varie forme patologiche (ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno, stress, ecc.) e sarà risarcibile in quanto deriva da una condotta illecita. 

Mobbing sul lavoro: quando scatta 

Il mobbing sul lavoro può avvenire in molteplici forme, anche senza offese dirette ed esplicite, ma con altri comportamenti volti a vessare e mortificare il lavoratore nella sua dignità, come ad esempio il demansionamento, l’isolamento, una collocazione inadeguata, il sarcasmo e gli scherni, il diniego di ferie o permessi normalmente accordati ad altri dipendenti. 

Nel mobbing, ogni singola condotta posta in essere dal datore o dai dirigenti aziendali (talvolta, anche dagli stessi colleghi) può non essere illecita se isolatamente considerata, ma lo diventa se viene considerata insieme a tutte le altre analoghe, per la loro reiterazione costante nel tempo e per l’unicità del fine persecutorio. 

Il reato di maltrattamenti può derivare dal mobbing (che non prevede una sanzione penale specifica, ma integra di volta in volta varie figure delittuose) o essere compiuto in maniera autonoma. Facciamo un esempio. 

Anna è commessa di vendita in un negozio. Il titolare, Mario, la rimprovera continuamente per l’errata sistemazione della merce negli scaffali e altre inadempienze. Ma questi richiami sono solo un pretesto per umiliarla: infatti, ogni volta non perde occasione per offenderla con espressioni pesanti, come «cretina», anche in presenza delle colleghe. Qualche volta, ha avuto scatti di ira alzando le mani, come se volesse picchiarla. Le ha fatto anche proposte sessuali esplicite, che Anna ha rifiutato, e così l’ha minacciata, ingiustamente, di licenziamento. Mario è responsabile del reato di maltrattamenti in danno della sua dipendente. 

 Maltrattamento di commessi: conseguenze 

In una recente sentenza, la Corte di Cassazione [2] ha affermato che il reato di maltrattamenti scatta anche nei rapporti definiti da «para familiarità», cioè commessi in ambiti lavorativi ristretti e con un numero esiguo di dipendenti: questo limitato spazio determina una situazione di «consorzio familiare». Il caso deciso riguardava una piccola farmacia gestita in maniera padronale, dove il titolare disponeva dei suoi commessi umiliandoli abitualmente, affidandogli compiti impropri di colf e approfittando degli spazi ristretti per molestarli sessualmente.

È stato inutile per il titolare invocare la circostanza che la sua presenza in farmacia non era continua e che egli non condivideva con i dipendenti l’attività di vendita: la Suprema Corte ha ritenuto che sussisteva comunque quel rapporto di sovraordinazione, con correlativa subordinazione lavorativa dei commessi e di tutto il personale sottoposto, ed ha chiarito che il mobbing sul lavoro, in questi casi di ambito aziendale ristretto, comporta la commissione del reato di maltrattamenti in famiglia, per le strette relazioni che si instaurano tra il titolare ed il personale posto alle sue dipendenze.

Leggi anche “Maltrattamenti sul luogo di lavoro: ultime sentenze” e “Datore di lavoro autoritario: come difendersi“.


note

[1] Art. 572 Cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 23104 del 11.06.2021.


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3 Commenti

  1. Il titolare del negozio deve guardare i suoi interessi, come d’altronde vale per ogni attività, però bisogna portare rispetto ai propri sottoposti e non ledere la loro dignità e professionalità. Ci sono modi e modi di dire le cose e non è maltrattando la gente che si finisce per ottenere risultati migliori o scaricando le proprie frustrazioni sui lavoratori che alla fine ci si sente meglio e si guadagna di più. Quindi, onde evitare anche una bella causa per mobbing, bisognerebbe contare fino a 1000 prima di dire o fare qualcosa. I maltrattamenti dei commessi sono una realtà molto frequente

  2. Sopporta oggi, sopporta domani, uno finisce per ammalarsi psicologicamente e può anche arrivare a disturbi gravi come depressione, ansia e attacchi di panico. Bisogna fare attenzione con i comportamenti e a certe parole che possono creare danni irreparabili nelle persone. Poi, nessuno può permettersi di insultare un collega o un dipendente.

  3. Se uno frequenta un luogo di lavoro dalla mattina alla sera, è inevitabile che si crei un certo clima e si venga a creare una certa confidenza tra datore e lavoratore, ma questo non giustifica il fatto che reciprocamente si possa arrivare a umiliare, attaccare o maltrattare l’uno o l’altro. Il rispetto e la buona educazione devono sussistere sia sul piano personale che professionale

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