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Bimbo investito quando attraversa all’improvviso: chi paga? 

15 Giugno 2021 | Autore:
Bimbo investito quando attraversa all’improvviso: chi paga? 

Il conducente del veicolo deve guidare con la massima prudenza se ci sono bambini intorno alla strada, perché i loro comportamenti sono spesso imprevedibili.

Succede spesso sulle strade: un bambino sbuca dal marciapiede e attraversa la strada correndo; in quel momento, sopraggiunge una macchina e lo investe. Se un bimbo viene investito quando attraversa all’improvvisochi paga? 

L’automobilista potrebbe sostenere di non aver fatto in tempo ad avvistare il bambino e a frenare. Forse, affermerà che era di piccola statura e non lo ha visto sbucare dai veicoli parcheggiati. Inoltre, quasi sempre dirà che l’evento era imprevedibile, specialmente se l’investimento è avvenuto al di fuori dei passaggi pedonali. Insomma, sosterrà che non avrebbe potuto far nulla per scongiurare l’incidente. Ma quando si tratta di bambini le regole sono più severe rispetto a quelle dei pedoni adulti: la giurisprudenza adotta un criterio più rigoroso. 

Una recente sentenza del tribunale di Lecce [1] ha affermato che il conducente deve procedere con la massima cautela se si rende conto che ci sono dei bambini sui marciapiedi laterali o comunque in prossimità della strada: bisogna sapere che essi sono «naturalmente imprudenti» e, dunque, i loro comportamenti improvvisi devono essere previsti in anticipo. Così, nella maggior parte dei casi, per il bimbo investito quando attraversa all’improvviso paga il conducente e, per lui, l’assicurazione del veicolo condotto al momento dello scontro.

Investimento pedone: la presunzione di colpa 

Nel caso dell’investimento di un pedone da parte di un veicolo, la legge [2] pone una presunzione di colpa a carico del conducente. Egli può liberarsi dalla propria responsabilità soltanto se dimostra di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.  

Per la Cassazione [3], questa colpa presunta del conducente può escludersi quando «risulti provato che non vi era alcuna possibilità di prevenire l’evento». Questa situazione – che è rara nella pratica, ma può avere conseguenze mortali – si verifica quando il pedone pone in essere «una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti». 

Quindi, in alcuni particolari casi, il pedone potrebbe non avere sempre ed automaticamente ragione, come nel caso dell’attraversamento fuori dalle strisce avvenuto in maniera inconsulta e repentina, senza possibilità per un conducente che sopraggiungeva a velocità moderata di porre in essere manovre di emergenza per evitarlo, come una brusca frenata o una sterzata.

Investimento di un bambino: responsabilità 

La regola della presunzione di colpa assume una connotazione ancora più rigida quando il pedone investito è un bambino, perché i suoi movimenti improvvisi, come gli scatti che lo portano ad attraversare la strada buttandosi nella carreggiata di corsa e senza nemmeno guardarsi intorno, sono prevedibili da parte di un adulto alla guida di un veicolo, per il semplice fatto di trovarsi in presenza di una persona in tenera età. 

Nella sentenza che abbiamo menzionato all’inizio, il tribunale leccese, per il fatto che l’incidente si era verificato in una sera estiva ed in prossimità di un parco giochi affollato, situato al lato della strada, ha affermato che il conducente avrebbe dovuto procedere «a passo d’uomo»: dunque, moderando la velocità ben al di sotto del limite imposto in quel tratto. 

Quando si tratta di bambini, l’obbligo di attenzione richiesta alla guida per evitare possibili investimenti è più intenso del solito e la prudenza deve essere massima. Ogni situazione fonte di potenziale pericolo deve essere prevista, e tale è, per comune esperienza di chiunque si ponga alla guida di un veicolo, la presenza di bambini ai margini della strada. Dunque, il conducente potrà andare esente da responsabilità solo in casi eccezionali. 

In alcune situazioni, potrebbe affermarsi anche la responsabilità del genitore che non tiene per mano il bambino, che così sfugge facilmente al controllo e può immettersi nella carreggiata con il rischio di essere investito. Se ciò accade, il genitore disattento che non ha esercitato la dovuta vigilanza potrà essere riconosciuto corresponsabile del sinistro, insieme al conducente del veicolo investitore.

Risarcimento danni bambino investito 

Una volta riconosciuta la responsabilità del conducente del veicolo che ha provocato l’incidente, al bambino investito spetterà il risarcimento dei danni patiti in conseguenza dell’evento. 

Potrà trattarsi, in particolare: 

  • del danno patrimoniale derivante dalle spese mediche, chirurgiche, farmaceutiche e riabilitative sostenute; 
  • dei danni non patrimoniali, derivanti dalle lesioni patite che hanno menomato o ridotto l’integrità psicofisica (danno biologico) e dalla sofferenza riportata a seguito del trauma (danno morale ed esistenziale). 

L’entità del danno biologico dovrà essere accertata da un’apposita consulenza medico-legale, che esprimerà un giudizio sulla consistenza delle lesioni fisiche e psicologiche, sulla durata del trauma e dei suoi postumi fino alla guarigione e sulle eventuali conseguenze in termini di invalidità permanente o «micropermanente» [4]: sono considerate tali le lesioni «di lieve entità», fino a 9 punti percentuali.

Il danno morale, invece, non è rilevabile attraverso la perizia medica in quanto riguarda la sofferenza interiore, ma potrà essere accertato nel giudizio risarcitorio mediante le comuni presunzioni. In concreto, esso potrà essere più o meno grave in base all’età del bambino ed alla sua vita relazionale. Nel caso deciso dal tribunale di Lecce, il ristoro per il danno morale ed esistenziale è stato riconosciuto poiché il bambino, prima dell’incidente, frequentava una scuola calcio ma dopo l’infortunio non è più tornato nel gruppo dei “pulcini”, perché temeva di farsi male. La prova di tale circostanza è stata ottenuta dalla testimonianza dell’allenatore.

Di conseguenza, il bambino, che al momento dell’investimento aveva 8 anni, di fatto non poteva più praticare questo sport (che amava e praticava sin da quando aveva 4 anni) ed il giudice ha riconosciuto l’esistenza di un pregiudizio alla crescita sotto il profilo educativo, sociale e sportivo. Questo aspetto rileva anche in termini di danno esistenziale, che, a differenza del danno morale, riguarda l’aspetto esterno e relazionale di un bambino in crescita. Perciò, il giudice ha riconosciuto un aumento del risarcimento dovuto per il danno biologico, nella misura del 20% per danno morale e del 20% per danno esistenziale.

Per approfondire leggi anche gli articoli “Minorenne provoca un incidente stradale: chi ne risponde?” e “Attraversamento del pedone: ultime sentenze“.


note

[1] Trib. Lecce, sent. n. 1719 del 08.06.2021.

[2] Art. 2054, co. 1, Cod. civ.

[3] Cass. ord. n. 12576 del 22.05.2018.

[4] Art. 139 D.Lgs. n. 209/2005.


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