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Si può impugnare il testamento?

19 Settembre 2021
Si può impugnare il testamento?

Quando e come contestare le ultime volontà del testatore.

Tuo padre è vedovo e tu sei la sua unica figlia. Da quando è morta la mamma non è più lo stesso: dimentica le cose e non ha più voglia di uscire di casa. Per giunta, hai scoperto che, una volta che non ci sarà più, metà del patrimonio di famiglia andrà ad un’associazione di volontariato. Ma si può impugnare il testamento? La risposta è affermativa se le ultime volontà sono frutto di errore, violenza, dolo oppure sussiste un difetto di capacità, un vizio di forma, ecc. In casi del genere, infatti, è possibile promuovere un giudizio dinanzi al tribunale competente per far valere la nullità e l’annullabilità. Se l’argomento ti interessa, allora ti consiglio di metterti comodo e proseguire nella lettura.

Cos’è un testamento?

Il testamento è un atto con cui una persona decide, in completa autonomia e nel pieno delle facoltà mentali, a chi andranno i propri beni dopo che avrà cessato di vivere.

Il testatore è libero di cambiare idea in qualsiasi momento, quindi ha il diritto di revocare le sue ultime volontà fino all’ultimo istante di vita.

Quali sono le tipologie di testamento?

Il nostro ordinamento prevede il testamento:

  • olografo: si tratta della forma più semplice perché viene scritto a mano dal testatore su un foglio di carta (o altro materiale);
  • pubblico: in tal caso, è necessario recarsi presso un notaio e dettare le proprie disposizioni alla presenza di due testimoni;
  • segreto: in pratica, il testamento viene consegnato al notaio che lo sigilla in una busta chiusa e redige un apposito verbale alla presenza di due testimoni;
  • speciale: una forma particolare a cui si ricorre in casi straordinari, ad esempio in presenza di una malattia, calamità naturali, infortuni, ecc.

Chi non può fare testamento?

Non possono redigere un testamento valido tutti coloro che sono sprovvisti della capacità di agire, come:

  • i minorenni;
  • gli interdetti: ossia coloro che sono stati dichiarati infermi;
  • gli incapaci di intendere e di volere.

Chi sono i destinatari del testamento?

I destinatari del testamento, ossia gli eredi, devono essere indicati ed individuati con precisione e possono essere:

  • le persone fisiche: nate o concepite prima dell’apertura della successione;
  • le persone giuridiche: ad esempio, un ente di ricerca, un’associazione, ecc.

La legge ammette la possibilità che il testatore possa prevedere un lascito (ossia una donazione) a favore “dei poveri” senza fare alcun riferimento ad un istituto preciso. In tal caso, il lascito sarà devoluto ad un’associazione del Comune (in cui il testatore aveva il suo ultimo domicilio) che si occupa di volontariato nei confronti di persone in difficoltà.

Invece, sono considerati “indegni a succedere” tutti coloro che abbiano commesso azioni delittuose o riprovevoli nei confronti della persona defunta (o dei suoi prossimi congiunti) oppure abbiano compiuto gravi illeciti contro la libertà testamentaria o il testamento. Pensa, ad esempio, al futuro erede che attenti alla vita del testatore o distrugga il documento contenente le sue ultime volontà.

L’indegno a succedere, tuttavia, può essere sempre riabilitato con una dichiarazione scritta dello stesso testatore.

Si può impugnare il testamento?

Il testamento può essere impugnato sia se l’atto non rispetta le formalità previste dalla legge (ad esempio, se manca la data o la firma) sia se la volontà del testatore risulta viziata.

In particolare, le ipotesi di invalidità che possono colpire l’intero testamento oppure le singole disposizioni che riguardano principalmente:

  • il difetto di forma: pensa, ad esempio, al testamento olografo privo di sottoscrizione;
  • il difetto di capacità: ad esempio, se il testatore è un minorenne oppure un infermo di mente;
  • i vizi della volontà: cioè in presenza di errore, violenza e dolo;
  • il contenuto: ad esempio, la disposizione è contraria alla legge.

Ti faccio tre esempi.

Tizio scrive nel testamento di voler lasciare ventimila euro alla figlia Caia pensando erroneamente di avere una simile somma di denaro.

Tizio costringe fisicamente Caio a mettere per iscritto le sue ultime volontà per ottenere la sua parte.

Tizio dice al padre anziano e malato che se farà testamento gli fornirà tutta l’assistenza di cui ha bisogno.

Nel primo esempio si tratta di errore, ossia di una falsa rappresentazione della realtà. Il secondo esempio fa riferimento alla violenza che può essere fisica o psicologia (ossia la minaccia di un male ingiusto). Nel terzo e ultimo esempio, invece, è descritto il dolo che si verifica quando il testatore redige l’atto perché ingannato, cioè raggirato da una terza persona. In tutti questi casi, è possibile impugnare il testamento proponendo un giudizio dinanzi al tribunale competente.

Come impugnare un testamento?

Come ti ho già spiegato poc’anzi, in presenza di un’ipotesi di invalidità (ad esempio, un difetto di forma, un vizio di volontà, ecc.) chiunque abbia interesse può agire in tribunale per ottenere, a seconda dei casi, la nullità o l’annullabilità del testamento (o delle singole disposizioni).

L’azione di nullità può essere attivata in presenza di gravi anomalie, ad esempio il testatore ha scritto le sue ultime volontà sotto minaccia. In tal caso, l’azione può essere esercitata in qualsiasi momento con la conseguenza che il testamento è come se non fosse mai venuto ad esistenza. Attenzione però: l’azione in questione non può essere esercitata da chi, pur conoscendo la causa di nullità, ha dato comunque esecuzione alle disposizioni testamentarie o le abbia confermate.

L’azione di annullabilità, invece, va proposta per anomalie meno gravi, come ad esempio il difetto di capacità. In questa ipotesi, occorre attivarsi entro il termine di cinque anni dal momento in cui viene data lettura del testamento da parte del notaio a coloro che vengono chiamati all’eredità. Fino ad allora, le disposizioni del de cuius saranno valide ed efficaci.

Che fare se il testamento lede la quota di legittima?

Se il testamento lede la quota di legittima, cioè la parte di eredità spettante di diritto ai familiari più stretti come il coniuge ed i figli, questi possono agire con l’azione di riduzione allo scopo di ristabilire le quote entro il termine di dieci anni dalla data di accettazione dell’eredità.



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