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Recesso di acquisto abito da sposa

19 Settembre 2021 | Autore:
Recesso di acquisto abito da sposa

In quali casi l’acquirente può esercitare il diritto di recedere dal contratto? Che differenza c’è tra caparra confirmatoria e penitenziale? Cos’è il diritto di ripensamento?

Tutti sognano un matrimonio perfetto: dal ricevimento agli abiti, ogni cosa deve essere al proprio posto per rendere indimenticabile il giorno in cui si celebra l’unione coniugale. È ovvio che, tra le cose fondamentali di una cerimonia nuziale, figuri anche l’abito della sposa. Anzi, è possibile affermare, senza timore di smentite, che il vestito della sposa è il “pezzo forte” di tutto il matrimonio, ciò che si attende con maggiore trepidazione e che, da solo, contraddistingue l’intera celebrazione. Per tutte queste ragioni, è fondamentale scegliere l’abito adatto e sapere cosa prevede la legge in caso di ripensamenti. Come funziona il recesso dall’acquisto dell’abito da sposa?

Prima ancora di chiedersi cosa fare per recedere dall’accordo con il venditore, bisognerebbe chiedersi se è possibile tornare sui propri passi ed effettuare un recesso. Per legge, infatti, il contratto è pienamente vincolante tra le parti, esattamente come una legge, e il recesso è possibile solo nei casi stabiliti dall’ordinamento giuridico oppure se nell’accordo è stata prevista un’apposita clausola. Insomma: il ripensamento sul proprio abito di nozze non sempre giustifica il recesso. Se vuoi saperne di più, magari perché ti trovi in una situazione simile, prosegui nella lettura: vedremo cosa dice la legge a proposito del recesso di acquisto abito da sposa.

Recesso: cos’è?

Il recesso è il diritto che consente a una parte contrattuale di sottrarsi agli obblighi derivanti dall’accordo.

Secondo il Codice civile, il contratto ha forza di legge tra le parti e non può essere sciolto se non per reciproco consenso o per i motivi stabiliti dalla legge [1]. Il recesso, dunque, costituisce un’eccezione a questa regola.

Quando si può recedere da un accordo? In quali casi è possibile venir meno al proprio impegno? Prosegui nella lettura.

Recesso: come funziona?

Secondo la legge [2], se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto, tale diritto può essere esercitato secondo tempistiche che divergono a seconda del tipo di contratto:

  • se il contratto è ad esecuzione immediata, nel senso che i suoi effetti si esauriscono subito dopo la sua conclusione (si pensi a un acquisto che si conclude all’istante, con il pagamento del prezzo), il recesso può essere esercitato solamente prima che il contratto abbia avuto esecuzione, cioè prima che i suoi effetti si esauriscano definitivamente (ad esempio, prima del pagamento completo);
  • se il contratto è ad esecuzione continuata o periodica (come il contratto di somministrazione tipico delle utenze domestiche, oppure un contratto di abbonamento o qualsiasi altro contratto di durata), allora il recesso può essere esercitato sempre, per tutta la durata del contratto medesimo, ma le prestazioni già eseguite non possono essere restituite. In altre parole, il recesso vale solo per il futuro, non per il passato.

Il Codice civile fa salvo, comunque, ogni patto contrario: ciò significa che le parti, al momento della stipula del contratto, sono libere di accordarsi per un diritto di recesso che abbia effetti diversi.

Caparra e multa penitenziale: cosa sono?

Nei contratti, viene spesso prevista una caparra (definita penitenziale) da versare anticipatamente in cambio del diritto di recesso. Se, al contrario, occorre pagare solamente dopo il recesso, si parlerà di multa penitenziale.

In poche parole, se al momento della sottoscrizione di un contratto una parte ha versato una somma per garantirsi il diritto di poter recedere in un successivo momento, l’importo versato assumerà la denominazione di caparra penitenziale: si tratta di un anticipo finalizzato ad ottenere il diritto a recedere [3].

Se, invece, per recedere viene chiesto di pagare solamente dopo, cioè nel momento in cui ci si svincola dall’accordo, allora si parlerà di multa penitenziale.

Caparra confirmatoria: cos’è?

Diversa ancora è la caparra confirmatoria, che consiste in una sorta di anticipo sul prezzo dell’acquisto. La caparra confirmatoria non conferisce il diritto al recesso: semplicemente, serve a confermare la serietà dell’impegno assunto,

Secondo la legge [4], se al momento della conclusione del contratto una parte dà all’altra, a titolo di caparra, una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, la caparra, in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta.

In pratica, l’acquirente che paga la caparra a titolo di anticipo ha poi diritto a scomputare tale somma dal pagamento finale.

Se tuttavia la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l’altra può recedere dal contratto, trattenendo legittimamente la caparra; se invece è inadempiente la parte che l’ha ricevuta, l’altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra.

Insomma, nel caso dell’acquirente che paga la caparra confirmatoria:

  • se non rispetta il contratto, ad esempio perché ha avuto un ripensamento sull’acquisto, allora perderà l’acconto già pagato;
  • se rispetta il contratto e, invece, è inadempiente il venditore, ad esempio perché non consegna il bene acquistato, allora ha diritto a ricevere il doppio della caparra.

In ogni caso, la parte adempiente, se non si accontenta della caparra, può domandare l’esecuzione o la risoluzione del contratto, con conseguente risarcimento del danno. Facciamo un esempio.

Tizia versa 500,00 euro a titolo di acconto a un noto atelier per l’acquisto di un abito. Dopo un po’ di tempo, Tizia ha un ripensamento e decide di acquistare altrove. A questo punto, stante l’inadempimento di Tizia, l’atelier che ha ricevuto i 500,00 euro può: trattenere la caparra e ritenersi soddisfatto oppure restituire la caparra e agire per la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni.

Abito da sposa: si può recedere dall’acquisto?

Fatte queste necessarie premesse, siamo pronti a rispondere alla domanda posta nel titolo dell’articolo. È possibile il recesso dall’acquisto di un abito da sposa? Tutto dipende dall’accordo stipulato con il rivenditore:

  • se il contratto prevede il diritto di recesso (anche dietro pagamento di una caparra/multa penitenziale), l’acquirente potrà sottrarsi all’impegno assunto, cioè al pagamento dell’abito;
  • in caso contrario, se il contratto nulla prevede a riguardo, allora il diritto di recesso non sarà esercitabile e l’acquirente sarà tenuto a pagare il vestito anche in caso di ripensamento, pena l’obbligo di pagare il risarcimento.

Maggiori problemi si pongono nel caso in cui la futura sposa abbia anche versato la caparra confirmatoria. In questo caso, il suo recesso le farebbe sicuramente perdere l’acconto pagato, sempreché il venditore non voglia agire per la risoluzione e il risarcimento del danno.

Il diritto di recesso nei contratti a distanza

Il recesso visto sinora è stato quasi del tutto superato dal recesso che la legge prevede per i contratti stipulati dai consumatori.

Il diritto di ripensamento (o di pentimento) è un’ipotesi di recesso legale, cioè di recesso che l’ordinamento concede alle parti che sottoscrivono un contratto in veste di consumatori. Il diritto di pentimento è concesso solamente alle seguenti condizioni:

  • il contraente possa essere qualificato come consumatore;
  • il contratto sia stipulato a distanza (ad esempio, per telefono o attraverso Internet) o al di fuori dei locali commerciali (durante una fiera, un’esposizione, ecc.) [5].

Recesso del consumatore: come funziona?

Il recesso del consumatore (cosiddetto diritto di ripensamento o di pentimento) può essere esercitato nel caso in cui una parte sia un consumatore e abbia stipulato il contratto a distanza oppure al di fuori di un locale commerciale.

La legge dice che entro quattordici giorni dalla ricezione della merce oppure, nel caso di contratto di servizi, dalla sottoscrizione dello stesso, puoi tornare sui tuoi passi e recedere dal contratto.

Il vantaggio è che si tratta di un recesso assolutamente libero: il contraente non è tenuto a giustificare nulla, né tantomeno a sostenere alcun costo, in quanto tutto dovrà essere rimborsato.

Per poter esercitare il diritto di ripensamento e, quindi, il recesso dal contratto, non occorre fare altro che comunicare questa volontà alla controparte mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

Il recesso del contratto in virtù del diritto di ripensamento può essere esercitato per ogni tipo di contratto stipulato a distanza oppure al di fuori dei locali commerciali: ciò vuol dire che si può recedere sia da una compravendita (ad esempio, l’acquisto su Amazon di una maglia che non è della tua taglia o di qualsiasi altro oggetto) che da un contratto di fornitura (tipo la stipula di un contratto per l’energia elettrica avvenuta per telefono).

Il diritto di ripensamento, quindi, può essere esercitato a prescindere dalla tipologia di contratto a cui si è aderito. L’unica differenza riguarda il momento dal quale decorre il termine di quattordici giorni per poter recedere:

  • nel caso di acquisto di beni, il periodo comincia dal giorno in cui il consumatore o un terzo, diverso dal vettore (ad esempio, il corriere) e designato dal consumatore, acquisisce il possesso materiale dell’oggetto;
  • nella diversa ipotesi di contratti di servizi, quali la telefonia, Internet, luce e gas, dal momento della conclusione del contratto.

Recesso abito da sposa acquistato a distanza

Nel caso di abito da sposa acquistato a distanza (ad esempio, online) oppure al di fuori dei locali ove ha sede l’atelier, sarà sempre possibile esercitare il proprio diritto di recesso entro quattordici giorni, senza obbligo di fornire alcuna motivazione o aggravio di spese (ad eccezione di quelle occorrenti per la restituzione materiale del bene).


note

[1] Art. 1372 cod. civ.

[2] Art. 1373 cod. civ.

[3] Art. 1386 cod. civ.

[4] Art. 1385 cod. civ.

[5] Art. 52 codice del consumo.

Autore immagine: canva.com/


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3 Commenti

  1. Una mia cara amica ha acquistato l’abito da sposa. Era super entusiasta. Poi, un pomeriggio, nel fare un giro per acquistare il mio abito da testimone, ha visto un altro abito in un atelier ed era completamente innamorata di quel vestito da sposa tanto che ha deciso di provarlo e di ripensare al suo acquisto. Dopo essersi convinta ha pensato di recedere dall’acquisto precedente. Era turbata per il pagamento del prezzo e allora noi testimoni abbiamo deciso di aiutarla perché il giorno delle nozze si spera che sia uno solo quindi avrebbe dovuto indossare l’abito che la rendeva felice. Effettivamente, il nuovo acquisto era decisamente più adatto e lei è stata contenta di varcare la chiesa con quell’abito e noi lo eravamo per lei

  2. Prima di recedere da un acquisto tanto importante io penserei mille volte… Cioè arriverei ad acquistare il mio abito da sposa solo se realmente convinta e dopo aver fatto il giro di tutti gli atelier della città in modo da non avere alcun ripensamento.

  3. La sarta dell’atelier dove la mia amica ha acquistato l’abito da sposa non aveva completato le modifiche…Anzi non aveva proprio messo mano all’abito da sposa perché aveva segnato una data completamente diversa di consegna e allora la mia amica ha dovuto rinunciare all’abito a causa loro… In poco tempo, si è trovata costretta a trovare un abito diverso per la cerimonia che, fortunatamente, non richiedeva modifiche. Poi, dopo il matrimonio, hanno sistemato tutto ciò che c’era da sistemare perché la colpa dell’atelier le ha causato un danno e l’ha costretta a doversi accontentare di un altro abito e ad organizzarsi diversamente di fretta e furia

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