Diritto e Fisco | Editoriale

Censura Agcom contro violazioni del diritto d’autore: nessuna grazia

8 maggio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 maggio 2014



Torrentdownloads, limetorrents, torrentz: i primi siti a cadere sotto la censura del nuovo Regolamento Agcom testano il famigerato potere di cui si è investito il Garante.

Diciamoci la verità: siamo tutti un po’ “pirati” del web. Preleviamo contenuti, immagini, testi, video, li condividiamo, a volte li alteriamo, li componiamo tra loro, li ripubblichiamo (i più maliziosi anche “a proprio nome”). E questo fa parte di quella logica che Lawrence Lessing – padre delle licenze Creative Commons – chiamava “cultura remix”.

Ma quella socialità globale che è il web – basata su un principio tanto condiviso dall’utenza, quanto contrario a qualsiasi norma giuridica, ossia che un’opera, dopo la prima pubblicazione, diviene patrimonio collettivo dell’umanità e, pertanto, liberamente utilizzabile – è sempre più contrastata dai legittimi detentori dei diritti d’autore. Così, quanto più forte è una spinta “indipendentista”, tanto più intransigente è la reazione totalitaria.

All’indomani del nostro articolo “Attenti da ora a copiare da altri siti: sanzione immediata e senza processo” ci siamo accorti che in molti ignoravano le abominevoli conseguenze della recente adozione, da parte dell’Agcom, del Regolamento sul diritto d’autore, con cui la stessa si è attribuita il potere di censurare e chiudere interi siti e piattaforme sulla base della semplice “denuncia” di un privato. In parole povere, in presenza di una violazione del copyright, l’intera procedura di censura avviene tramite un’autorità amministrativa, senza passare né da un giudice, né tantomeno da un processo.

Rispetto al clamore della notizia, che ha lasciato in molti stupefatti, parlano di più i dati concreti e, quindi, le prime pronunce dell’Agcom. Il Garante, infatti, non ha perso tempo per mettersi all’opera nella propria attività censoria. L’onore di essere prescelti per il rodaggio è toccato a quattro siti di filesharing, attualmente oscurati in Italia:

torrentdownloads.me

torrentdownloads.we

limetorrents.com

torrentz.pro

Tralasciamo il discorso che anche un “non addetto ai lavori” sa come aggirare la censura e i blocchi antipirateria, impostando (dalle preferenze della propria connessione) un server proxy (leggi l’articolo: “Come aggirare la censura e i blocchi antipirateria su Internet”). Un esempio chiarirà meglio di cosa parliamo. L’oscuramento di un sito funziona come una sorta di transenne poste su una strada per evitare che le auto raggiungano la successiva piazza. Senonché nessuno impedisce a queste di arrivare alla stessa meta da un’altra via. Ed è così che avviene su internet. Un server proxy consente di aggirare l’ostacolo della censura con un’operazione che dura circa 30 secondi.

Ma non è questo che ci preoccupa. La nota dolente è in punto di diritto.

Difatti, oltre al già criticato aspetto di illegittimità costituzionale – derivante dall’aver tacitamente autorizzato un organo amministrativo a dotarsi di poteri tipici invece di un magistrato – c’è anche l’evidente irrazionalità di un sistema che, a fronte della denuncia di un solo titolare del diritto leso, impone l’oscuramento dell’intero sito. Sarebbe come ordinare la chiusura di tutto Youtube solo perché qualcuno si è lamentato di avervi trovato lo spezzone di una trasmissione televisiva. Insomma, la denuncia di un unico soggetto porterebbe quest’ultimo a sostituirsi a quella di tutti gli eventuali altri aventi diritti che, invece, sono stati inerti e nulla hanno chiesto.

Siamo solo all’inizio. È anche vero che il Regolamento è stato già impugnato presso le competenti sedi giudiziarie. E quindi non è detto che la magistratura non ripristini il tanto calpestato principio di legalità.

note

Autore immagine: 123rf.com


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2 Commenti

  1. YouTube rimuove i contenuti su richiesta ed ha una seria politica di N&TD mentre i siti citati non fanno nulla.

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