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Editoriali Divorzio alla francese, breve e a basso costo ma…

Editoriali Pubblicato il 8 maggio 2014

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> Editoriali Pubblicato il 8 maggio 2014

Separazione e divorzio secondo il modello francese: niente più ricorso al giudice, gli accordi sono in mano agli avvocati della coppia. Qualche riflessione …

 

Quando un matrimonio va a rotoli sembrano avere tutti una gran fretta di chiudere i loro rapporti il prima possibile. Dimostrazione ne è il sempre più frequente ricorso al cosiddetto turismo low cost che porta molte coppie a mettere temporanea residenza in un Paese dell’Unione europea per ottenere lì il proprio divorzio lampo (leggi l’articolo “Divorzio low cost all’estero”).

Di questa pressante esigenza del cittadino è consapevole anche il Governo che, a pochi giorni dall’approvazione del disegno di legge sul divorzio breve ha annunciato un’ulteriore manovra per alleggerire l’enorme mole di processi civili pendenti in Italia (leggi “Nuovi compiti e funzioni agli avvocati per ridurre il carico della giustizia”).

Tra i provvedimenti in programma vi sono anche la separazione e il divorzio senza intervento del giudice.

Il modello, già adottato in Francia, prevede che la separazione e il divorzio consensuali (in cui i coniugi non intraprendano una causa l’uno contro l’altro) siano raggiunti a seguito di un procedimento di negoziazione assistita dagli avvocati, i quali potranno gestire da soli i procedimenti, assicurando al cittadino brevità e bassi costi della procedura.

Tale riforma, se attuata, ridurrà il carico di lavoro dei Tribunali, attribuendo nuove responsabilità agli avvocati.

Non dimentichiamo, infatti, che assai spesso i coniugi (specie quello più debole, sia sotto il profilo economico che emotivo), pur di non avere a che fare l’uno con l’altro ed evitare le lungaggini di un giudizio, sono disposti ad accordi frettolosi e, purtroppo, non sempre in linea con i loro effettivi interessi e bisogni.

La riforma, di certo precluderà in modo definitivo la possibilità – offerta oggi da alcuni tribunali – di rivolgersi al giudice per chiedere la separazione senza la necessaria assistenza di un avvocato.

Tale circostanza, a parere di chi scrive, non può che rappresentare un fattore a tutela della coppia, difficilmente in grado di gestire una separazione con la equidistanza (che solo una adeguata assistenza professionale può offrire) occorrente per affrontare una crisi coniugale.

D’altra parte, l’assenza di un sostanziale “supervisione” da parte del Tribunale (se non quella formale della firma di omologa) degli accordi sottoscritti dai coniugi, imporrebbe quanto meno di prevedere il necessario ricorso ad avvocati specializzati o comunque esperti nel diritto di famiglia (come, ad esempio, professionisti del diritto collaborativo).

La specifica formazione di questi professionisti in un settore che coinvolge una molteplicità di aspetti (patrimoniali, relazionali, psicologici ed emotivi) sarebbe, infatti, in grado di offrire un ampio supporto alla coppia e ai figli, anche attraverso il coinvolgimento (ove ritenuto necessario) di figure terze come i mediatori familiari, spesso guardati con diffidenza da molti operatori del diritto.

Questo permetterebbe di estendere, a mio giudizio, le competenze degli avvocati anche a quei procedimenti in cui siano coinvolti i diritti e gli interessi di figli minori e gravemente disabili, oggi esclusi dalla riforma (un po’ come a dire agli avvocati: “di voi ci fidiamo ma…”).

Il progetto illustrato dal governo sembra, inoltre, prospettare solo benefici dalla sua attuazione: tempi brevi e costi contenuti (per via del mancato ricorso al procedimento giudiziario).

Attenzione però: chi si occupa quotidianamente della materia sa quanto è raro che una coppia si rivolga ad un avvocato già pronta ad una soluzione pacifica e sa anche come, a volte, la richiesta di separazione rispecchi solo la volontà di mettere alla prova l’altro, ma non corrisponda all’effettivo sentire del coniuge che la formula.

Buona parte dei ricorsi consensuali depositati in Tribunale sono frutto di lunghe “trattative” tra gli avvocati e la coppia, trattative di cui non rimane traccia negli atti di causa, così come non rimane traccia dei ricorsi non più depositati.

In altre parole, a volte non è tanto la lunghezza di un procedimento giudiziario consensuale a incidere sui tempi e sui costi di una separazione, ma proprio la fase stragiudiziale: quella, cioè, in cui si lavora per evitare il contenzioso e si cercano le soluzioni più adatte alla situazione derivante dal conflitto (fase che può richiedere anche diversi incontri, a seconda della complessità delle questioni da disciplinare e che può anche condurre anche la coppia a ritornare sui propri passi).

L’auspicio è, pertanto che la nuova riforma, ove attuata, non si proponga come unico obiettivo quello dello snellimento dei processi, ma che punti soprattutto a favorire – grazie alla specifica e necessaria esperienza dei professionisti interessati – il raggiungimento di accordi in linea con i bisogni di tutti i soggetti coinvolti dalla crisi della famiglia.

Il consiglio, in ogni caso, è per i coniugi che intendano separarsi o divorziare quello di non approcciarsi agli studi legali con “l’orologio alla mano” ma, piuttosto, di collaborare con i propri avvocati nella ricerca di soluzioni effettivamente rispondenti alle loro aspettative. Un accordo soddisfacente per entrambi, una volta raggiunto, può essere gestito in modo autonomo a seguito degli inevitabili mutamenti degli assetti familiari che il tempo provocherà.

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Autore immagine: 123rf.com


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