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Chi eredita una polizza vita?

15 Giugno 2021 | Autore:
Chi eredita una polizza vita?

Le Sezioni Unite della Cassazione chiudono i contrasti sui diritti dei beneficiari e degli eredi legittimi: ecco il principio di diritto stabilito.

Ereditare una polizza vita può essere un affare ma anche un grattacapo. Quando il contraente viene a mancare, il beneficiario incassa i soldi dell’assicurazione. E questo può essere l’affare. Ma il grattacapo è in agguato se gli eredi legittimi reclamano la loro rispettiva quota, anche se non risultano come beneficiari nella polizza. Possono farlo? In altre parole: chi eredita una polizza vita? Il beneficiario o tutti gli eredi?

Le Sezioni Unite della Cassazione si sono recentemente pronunciate sulla questione con un’ordinanza che dà un orientamento preciso su come bisogna comportarsi in questi casi e che cosa si può pretendere o non pretendere.

Bisogna premettere che la polizza vita (o assicurazione sulla vita che dir si voglia) ha uno schema diverso rispetto a quello impostato per la successione ereditaria. Per esempio, una volta individuato il beneficiario indicato in polizza, l’indennizzo fuoriesce dall’asse. Dunque, se il contratto assicurativo parla di «eredi legittimi», la successiva istituzione come «erede universale» di un soggetto diverso non vale come revoca della disposizione che è a carattere contrattuale e non successorio. Ma vediamo che cosa ha detto in proposito la Cassazione a Sezioni Unite.

Polizza vita: che cos’è?

La polizza vita è un contratto a beneficio di una terza persona (o di terze persone). Vuol dire che il contraente, cioè il soggetto che ha stipulato il contratto con la compagnia e che paga regolarmente il premio, ha previsto che alla sua morte vengano versati i soldi del risarcimento alla terza persona indicata nella polizza, il cosiddetto beneficiario.

Lo scopo della polizza vita è quello di garantire al beneficiario (di norma, il coniuge o i figli) un sostegno economico nel momento in cui, a causa del decesso del contraente, viene a mancare una fonte di reddito (spesso, l’unica o la più importante).

Va detto, inoltre, che la polizza vita:

  • non sconta l’imposta di successione;
  • non è pignorabile né sequestrabile;
  • in corso di rapporto, i beneficiari possono essere sempre modificati o revocati;
  • il contraente può riscattare la polizza prima del cosiddetto «evento incerto nel quando, ma sicuro nel se», cioè prima della morte.

Polizza vita: a chi spetta?

In base alla regola generale che abbiamo appena esposto, si potrebbe dedurre che l’unico a poter mettere le mani sui soldi della polizza vita dopo il decesso del contraente sia il beneficiario. Come detto all’inizio, un’ordinanza delle Sezioni Unite della Cassazione [1], che ora è diventata un principio di diritto, ha stabilito come deve essere interpretata l’eredità di un’assicurazione sulla vita.

La Suprema Corte ha stabilito per la polizza in cui il contraente abbia indicato i propri eredi legittimi quali beneficiari che:

  • essi ricevano la prestazione dell’assicurazione indipendentemente dal fatto che accettino o meno l’eredità;
  • la prestazione dell’assicurazione venga divisa tra loro non in base alle quote ereditarie ma «per teste», cioè in parti uguali;
  • se c’è un testamento che nulla prevede sull’indennizzo dell’assicurazione, il documento è ininfluente ed i beneficiari restano quelli chiamati all’eredità nel caso in cui la devoluzione ereditaria avvenga secondo le regole della successione intestata.

Se uno dei beneficiari della polizza vita muore prima del contraente, l’assicurazione deve pagare la sua parte agli eredi del beneficiario deceduto secondo le quote spettanti a ciascuno nella successione.

In questo modo, le Sezioni Unite mettono la parola «fine» ad una serie di contrasti nati proprio all’interno della Cassazione con una serie di sentenze contrastanti. Quello che è stato deciso con la recente ordinanza corrisponde a quanto deciso nel 1994 e nel 2000 [2]. Cinque anni più tardi, però [3], gli Ermellini si pronunciarono in modo diverso: dalla designazione degli eredi legittimi – venne stabilito allora – occorreva dedurre che il contraente avesse voluto non soltanto individuare i beneficiari della polizza vita ma anche determinare la prestazione in maniera proporzionale alla quota spettante a ciascuno di loro nell’eredità del defunto.

Per le Sezioni Unite, invece, il diritto dei beneficiari al risarcimento è un diritto proprio che scaturisce non tanto dalla devoluzione ereditaria quanto dal contratto di assicurazione. Inoltre, l’individuazione degli eredi del contraente vale solo a precisare chi saranno i beneficiari dell’indennizzo assicurativo, al di là delle norme di ripartizione dell’eredità. Questo significa due cose:

  • che tra i beneficiari non si forma una comunione;
  • che l’indennizzo deve essere ripartito per teste, cioè in parti uguali, e non secondo le quote di partecipazione di ciascun beneficiario.

note

[1] Cass. ord. n. 11421/2021.

[2] Cass. sent. n. 9388/1994 e sent. n. 15407/2000.

[3] Cass. sent. n. 19210/2015.


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2 Commenti

  1. Stranamente non ho capito bene quello che è stato scritto: se il de cuius, in vita aveva fatto una polizza a favore di una persona determinata (nel nostro caso a favore di due figli, escludendo gli altri figli) alla sua morte questi due figli si possono considerare gli unici beneficiari della polizza e andare in banca senza avvertire gli altri eredi ? Anche se c’è un testamento?

    1. In presenza di più eredi legittimi, designati come beneficiari della polizza vita, il risarcimento dell’assicurazione dovrà essere ripartito in quote uguali, sebbene essi concorrano con percentuali diverse alla divisione del patrimonio ereditario del defunto. Per sottoporre il tuo caso specifico agli esperti legali del nostro portale di informazione giuridica, puoi richiedere una consulenza https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza

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