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Quanto guadagna un amministratore di sostegno?

19 Settembre 2021 | Autore:
Quanto guadagna un amministratore di sostegno?

Amministratore di sostegno: nomina, poteri, doveri, liquidazione delle indennità e delle spese.

Ti sei accorto che tua sorella, rimasta sola dopo la morte di vostra madre, sta sperperando i soldi avuti in eredità in maniera dissennata. Per evitare che tale situazione possa degenerare, puoi chiedere la nomina di un amministratore di sostegno [1]. Ma quanto guadagna un amministratore di sostegno?

Innanzitutto, devi sapere che l’ordinamento giuridico italiano ha predisposto questa misura di protezione a tutela dei soggetti che, a causa di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, non riescono, anche solo in maniera temporanea, a provvedere autonomamente ai propri interessi. In ogni caso, i beneficiari conservano la piena capacità di agire per gli atti in riferimento ai quali non è prevista l’assistenza o la rappresentanza necessaria dell’amministratore di sostegno.

Quanto guadagna un amministratore di sostegno? A questa domanda non è possibile rispondere in maniera univoca. Posto che il Codice civile prevede la gratuità dell’istituto [2], tuttavia considerata l’entità del patrimonio e le difficoltà dell’amministrazione, il giudice tutelare può assegnare all’amministratore di sostegno un’equa indennità. Inoltre, spesso le procedure amministrative comportano dei costi anche piuttosto impegnativi che sono sostenuti in prima persona dall’amministratore di sostegno. Tali costi vengono risarciti all’amministratore di sostegno tramite un rimborso spese.

È opportuno evidenziare che l’amministratore di sostegno è una figura diversa dal tutore, nominato per gli incapaci di intendere e di volere, in quanto è specificatamente pensata per le persone fragili.

Amministratore di sostegno: quando può essere nominato?

I presupposti necessari per poter chiedere la nomina di un amministratore di sostegno sono essenzialmente due. La persona fragile:

  1. deve essere affetta da un’infermità o da una menomazione fisica o psichica, anche solo passeggera;
  2. non deve essere in grado di farsi carico di tutti i doveri e gli oneri necessari a gestire il proprio patrimonio.

La figura dell’amministratore di sostegno è stata pensata ad esempio per i ludopatici, gli alcolisti, i tossicodipendenti, i malati di Alzheimer o di qualche altra forma di demenza, i malati oncologici.

La nomina di un amministratore di sostegno serve anche per limitare la capacità di donare o di predisporre testamento da parte di soggetti facilmente manipolabili.

Amministratore di sostegno: quali soggetti possono chiedere la nomina?

I soggetti che possono richiedere la nomina di un amministratore di sostegno sono:

  • la stessa persona fragile, anche se minore, interdetta o inabilitata;
  • il coniuge o il convivente;
  • i parenti entro il quarto grado;
  • gli affini entro il secondo grado;
  • il tutore;
  • il curatore;
  • il pubblico ministero [3].

La richiesta può anche essere avanzata dai responsabili dei servizi sanitari e sociali che si prendono cura della persona fragile oppure d’ufficio da parte del giudice.

Amministratore di sostegno: come viene nominato?

La procedura per la nomina di un amministratore di sostegno prende avvio con la presentazione di un ricorso innanzi al giudice tutelare del tribunale del luogo ove la persona fragile ha la residenza o il domicilio.

Entro 60 giorni dalla presentazione dell’istanza, il giudice nomina con decreto motivato immediatamente esecutivo, l’amministratore di sostegno, avendo esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona del beneficiario [4].

Per tale motivo, in genere, la scelta dell’amministratore di sostegno ricade sul coniuge o su chi stabilmente convive con la persona fragile, sui prossimi congiunti, i parenti entro il quarto grado ed infine sul soggetto designato dal genitore con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Nel decreto di nomina dell’amministratore di sostegno, il giudice tutelare deve indicare la durata e l’oggetto dell’incarico, gli atti che questi può compiere in nome e per conto del beneficiario, gli atti che la persona fragile può compiere da solo e il limite massimo di spese sostenibili.

Nella procedura interviene il pubblico ministero.

Amministratore di sostegno: poteri e doveri

Il Codice civile prevede che il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno. Può comunque compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana [5].

Dal canto suo, l’amministratore di sostegno può compiere solo gli atti individuati dal giudice tutelare nel decreto di nomina. In sostanza, tale soggetto deve svolgere l’incarico:

  • tenendo conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario;
  • informando il beneficiario circa gli atti da compiere;
  • informando tempestivamente il giudice in caso il beneficiario non sia d’accordo in riferimento agli atti da compiere;
  • dando seguito all’incarico per la durata di dieci anni a meno che l’amministratore di sostegno non sia il coniuge o il convivente, un ascendente o un discendente del beneficiario [6].

L’incarico può essere revocato qualora vengano accertate violazioni da parte dell’amministratore di sostegno, per sopraggiunta incompatibilità, per il venire meno dei motivi alla base della nomina (vedi nell’ipotesi in cui il beneficiario, superate le difficoltà, sia nuovamente in grado di curare da solo i propri interessi) o per l’aggravarsi delle condizioni del beneficiario tanto da rendere necessarie l’interdizione o l’inabilitazione.

Quanto guadagna l’amministratore di sostegno?

Come già preannunciato, l’ufficio dell’amministratore di sostegno è gratuito, quindi, non è retribuibile. Ciò anche in considerazione del fatto che l’incarico, nella maggior parte dei casi, viene svolto da familiari o da stretti congiunti del beneficiario e, quindi, sarebbe contrario ad un comune senso di equità e ragionevolezza prevedere un compenso per l’assistenza prestata ad un proprio caro.

La situazione cambia quando l’amministratore di sostegno viene scelto al di fuori della cerchia familiare – in particolare, quando si tratta di un professionista – e nelle ipotesi di incarichi particolarmente complessi, che richiedono specifiche competenze e responsabilità nella cura della persona fragile e nella gestione del suo patrimonio.

In tali ipotesi, il giudice tutelare, in deroga al regime della gratuità dell’incarico, può riconoscere all’amministratore di sostegno un’equa indennità, tenuto conto dell’entità del patrimonio del beneficiario e delle difficoltà dell’amministrazione.

A prescindere dalla liquidazione dell’equo indennizzo, all’amministratore di sostegno vengono sempre rimborsate le spese sostenute in prima persona. Si pensi, ad esempio, a quelle versate per i diritti di segreteria e per le marche da bollo richieste per l’espletamento della procedura di amministrazione.

Liquidazione dell’indennità e delle spese

Per ottenere la liquidazione dell’indennità e delle spese sostenute, l’amministratore di sostegno deve presentare un’apposita istanza al giudice tutelare. Questi provvede sull’istanza con decreto, che ha natura decisoria e, in quanto tale, deve essere espressamente motivato [7].


note

[1] Art. 404 cod. civ.

[2] Artt. 379 e 411 cod. civ.

[3] Art. 417 cod. civ.

[4] Art. 408 cod. civ.

[5] Art. 409 cod. civ.

[6] Art. 410 cod. civ.

[7] Cass. Civ. sent. n. 7355/1991.


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