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Stipendi non pagati: come recuperarli

16 Giugno 2021
Stipendi non pagati: come recuperarli

Come ottenere il pagamento delle buste paga, quando dimettersi e quale tipo di difesa azionare in tribunale o fuori da esso. 

Come recuperare gli stipendi non pagati? Un problema che, specie in questo periodo, attanaglia molti lavoratori. In presenza di una crisi aziendale, i primi a farne le spese sono propri i dipendenti, i cui stipendi vengono ridotti, versati in ritardo ed in modo irregolare. 

Del resto, è questo che vuole lo Stato nel momento in cui, dinanzi a una difficoltà finanziaria dell’impresa, non consente al datore di lavoro di dare la precedenza al pagamento delle retribuzioni rispetto alle tasse. Sicché, chi ha onorato subito le buste paga non può poi giustificarsi, se non ha altri soldi in cassa, per l’omesso versamento delle imposte. 

Ecco che allora gli stipendi vengono posti in secondo piano, proprio per timore di una condanna penale per evasione fiscale nei confronti dei vertici dell’azienda. Ed ecco perché è anche necessario porsi il problema di come recuperare gli stipendi non pagati. Cerchiamo allora di dare alcuni suggerimenti pratici.

Stipendio non pagato: mi posso licenziare?

Fermo restando che il dipendente può “licenziarsi” (o meglio “dimettersi”) in qualsiasi momento, c’è però da dire che solo in presenza di una «giusta causa» di dimissioni questi potrà ottenere dall’Inps l’assegno di disoccupazione. Diversamente, la Naspi gli verrà negata. 

Ebbene, il dipendente si può dimettere per giusta causa solo dinanzi a una grave irregolarità del datore di lavoro, irregolarità che però la legge non definisce. Si ritiene che il ritardo di qualche giorno nel versamento dello stipendio, comunque onorato periodicamente, non giustifichi le dimissioni. Allo stesso modo, l’aver omesso il pagamento di un solo stipendio non è sufficiente per ottenere l’assegno di disoccupazione.

Secondo la giurisprudenza già dopo l’omesso versamento di due stipendi il lavoratore può dimettersi per giusta causa e ottenere la Naspi dall’Inps. 

Stipendio non pagato: che fare?

La soluzione più adeguata per chi non ha ricevuto lo stipendio è tentare una soluzione bonaria con il proprio datore prima di agire in via giudiziale. Ciò consente, da un lato, di non generare un conflitto personale insanabile tra le parti, che spesso porta il dipendente a rinunciare al proprio lavoro pur di recuperare il dovuto; dall’altro lato, evita le lunghe trafile della causa in tribunale, allungando i tempi di recupero a volte di numerosi anni. 

Quindi, è consigliabile inviare un sollecito scritto al datore di lavoro: sollecito che può essere redatto e sottoscritto dallo stesso interessato, rendendo così la comunicazione più informale, oppure tramite il sindacato o un avvocato. In quest’ultimo caso, è naturale ipotizzare un certo “raffreddamento” nei rapporti tra datore e dipendente. 

Se il sollecito non dovesse sortire effetti si possono intraprendere tre tipi di percorsi: il primo è rivolto ad ottenere un confronto dinanzi ai sindacati o all’Ispettorato del lavoro per tentare una conciliazione; il secondo è rivolto ad ottenere una verifica da parte degli Ispettori del lavoro sulle eventuali omissioni contributive; il terzo è diretto a provocare una vera e propria causa in tribunale.

Abbiamo elencato tali soluzioni in quest’ordine, in un’ottica crescente di “aggressività”. Ne parleremo meglio qui di seguito.

Conciliazione sindacale o dinanzi all’Ispettorato del lavoro

Il dipendente può rivolgersi sia ai sindacati che all’Itl (Ispettorato territoriale del lavoro) per tentare – dinanzi alle rappresentanze sindacali delle due parti – una conciliazione con il datore di lavoro. Quest’ultimo verrà invitato a presentarsi in una data che viene comunicata dallo stesso sindacato o dall’Ispettorato al fine di trovare un bonario componimento tra le parti. 

La procedura è gratuita e non necessita di avvocati.

Verifica dell’Ispettorato del lavoro

La seconda soluzione è rivolgersi all’Ispettorato del lavoro, ufficio conciliazioni monocratiche, e chiedere un confronto, in quella sede, con il proprio datore di lavoro. L’Ispettore non è un mediatore ma un pubblico ufficiale che, prima di passare alla fase dei controlli in azienda, tenta un accordo tra le parti. Se questo riesce, il verbale funge da “titolo esecutivo”, equivale cioè a una sentenza e consente al dipendente di agire con il pignoramento contro il datore che si renda eventualmente inadempiente. Se viceversa l’accordo non riesce, l’Ispettorato – effettuati gli accertamenti sull’omissione contributiva – irroga le sanzioni nei confronti dell’azienda, sanzioni a volte molto onerose. 

Proprio per questo tale strumento si manifesta, il più delle volte, risolutivo.

Azione legale in tribunale

I tentativi che abbiamo appena elencato non sono obbligatori e non vanno necessariamente esperiti prima di tentare l’azione in tribunale. Ciò nonostante possono essere assai vantaggiosi perché gratuiti e rapidi.

L’azione in tribunale richiede invece l’intervento del giudice e, nel caso di un soggetto che non rientri nei limiti del gratuito patrocinio, l’anticipo delle spese legali.

Il Codice di procedura civile consente di richiedere un decreto ingiuntivo nei confronti del datore di lavoro che non ha versato gli stipendi. Il decreto consiste in una condanna a versare le somme dovute entro 40 giorni a pena di pignoramento dei beni. 

Nei 40 giorni dalla notifica del decreto, l’azienda può fare opposizione al decreto ingiuntivo e instaurare una causa regolare per l’accertamento del credito. 

Rapporto di lavoro in nero

Se il rapporto di lavoro è avvenuto in modo irregolare, ossia «in nero», il dipendente deve azionare una regolare causa civile nel corso della quale deve dimostrare l’esistenza del rapporto di lavoro, l’orario, le mansioni svolte. Lo potrà fare ricorrendo a qualsiasi tipo di prova: documenti, e-mail, testimonianze e anche riprese video mentre svolge le proprie mansioni.

Azienda non paga dopo la condanna del giudice

Se, nonostante la condanna del giudice, l’azienda non paga gli stipendi arretrati, il dipendente deve avviare un procedimento di pignoramento dei beni. Quand’anche anche questo non dovesse sortire effetti, per assenza di beni intestati, è possibile chiedere il fallimento dell’azienda in tribunale. 

A questo punto, si aprono due strade. Se il giudice ritiene che l’azienda possiede i presupposti richiesti dalla legge per l’emissione della sentenza di fallimento, il debitore deve presentare al curatore fallimentare la richiesta di pagamento degli ultimi stipendi e del Tfr. 

Gli ultimi tre stipendi e il Tfr vengono pagati dal Fondo di Garanzia dell’Inps.

Se l’azienda non ha i presupposti per fallire, a seguito di un pignoramento negativo è comunque possibile chiedere il versamento del Tfr dal Fondo di Garanzia Inps. 



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