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Sanatoria muro in cartongesso

16 Giugno 2021
Sanatoria muro in cartongesso

Autorizzazione necessaria per il muro in cartongesso. Come sanare un tramezzo in cartongesso che non modifica la destinazione d’uso degli ambienti. 

Come si fa la sanatoria di un muro in cartongesso? Il patrimonio immobiliare italiano è pieno di “sviste e dimenticanze”. C’è chi ha realizzato un soppalco nel monolocale e chi si è dimenticato di aggiornare il Catasto dopo aver ereditato la casa di campagna. C’è chi usa un’abitazione come ufficio per pagare meno tasse sulla spazzatura e chi, invece, ha costruito una parete divisoria in cartongesso senza avvisare il Comune. Gli abusi più gravi peraltro impediscono la commerciabilità dell’immobile posta la sanzione della nullità dell’atto di compravendita prevista dalla legge. 

Di sicuro, la realizzazione di «tramezzi» – ossia pareti verticali divisorie che separano una camera in due ambienti separati – è la più frequente opera di manutenzione straordinaria che si rinviene negli appartamenti. E, in gran parte dei casi, i tramezzi sono realizzati in cartongesso. Ma la normativa urbanistica, come vedremo a breve, richiede che, per la realizzazione di un tramezzo, sia necessaria la comunicazione preventiva al Comune. Cosa succede se non si rispetta la legge? Come sanare un muro in cartongesso? Ecco alcune importanti istruzioni pratiche.

Quali autorizzazioni per un muro in cartongesso?

Alzare un muro in cartongesso senza variare la destinazione d’uso degli ambienti non richiede il «permesso di costruire», ma solo la presentazione di una Cila, ossia la Comunicazione di inizio lavori asseverata. Tale tipologia di interventi non comporta alcun aumento di superfici o di volumetrie. 

Del resto, è il pensiero della giurisprudenza del Consiglio di Stato, secondo cui le opere interne di manutenzione non necessitano di concessione edilizia, ma al più di autorizzazione, la cui mancanza è sanzionata solo a livello pecuniario.

Viceversa, se la parete in cartongesso mira a dividere gli spazi interni dell’abitazione allo scopo di modificare la destinazione d’uso della struttura, allora è necessaria la Scia (ossia la Segnalazione certificata di inizio attività). È il caso, ad esempio, di una separazione di spazi di cui uno da adibire ad abitazione e l’altro ad ufficio. 

Infine, se si intende realizzare un nuovo ambiente esterno all’abitazione, come un magazzino o un garage, con le pareti in cartongesso, è necessario ottenere il permesso di costruire, in quanto si modifica la precedente volumetria dell’abitazione.

Come sanare una parete in cartongesso?

La possibilità di sanatoria dipende dal tipo di intervento effettuato e, quindi, dal titolo edilizio richiesto. Chiaramente, laddove sia necessario il permesso di costruire, occorrerà avviare una regolare pratica di sanatoria che, oltre al pagamento delle sanzioni, richiede la doppia verifica della conformità dell’opera al regolamento urbanistico in vigore al momento dell’esecuzione dei lavori e a quello in vigore al momento della presentazione della sanatoria (se nel frattempo è mutato).

Poniamoci invece nel caso, più frequente, del semplice tramezzo in cartongesso che non modifica gli ambienti e la loro destinazione d’uso. Come anticipato, salvo più specifiche indicazioni della normativa regionale o comunale, a norma del Testo unico dell’edilizia [1], rientrano nella manutenzione straordinaria anche gli interventi consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere, anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari, nonché del carico urbanistico, purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso. 

Ne consegue che il titolo abilitativo richiesto per le opere indicate nel quesito è costituito dalla Cila (Comunicazione di inizio lavori asseverata).

In tale caso, la mancata comunicazione asseverata dell’inizio dei lavori comporta la sanzione pecuniaria pari a 1.000 euro (articolo 6-bis, comma 5, del D.P.R. 380/2001). Di conseguenza, il semplice versamento al Comune del suddetto importo dovrebbe quindi consentire di sanare l’intervento in questione.


note

[1] Art. 3, comma 1, lettera b, del Dpr 380/2001.


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