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Accertamento fiscale: l’Agenzia non può integrare le motivazioni in giudizio

8 Maggio 2014
Accertamento fiscale: l’Agenzia non può integrare le motivazioni in giudizio

Una volta emanato l’avviso di accertamento fiscale, in caso di impugnazione da parte del contribuente, l’Ufficio non può integrare, nelle proprie difese, la motivazione già espressa nell’atto.

Nel caso in cui il contribuente impugni davanti al giudice un avviso di accertamento, l’Agenzia non può difendersi presentando nuove motivazioni a sostegno del proprio atto. È quanto specificato dalla Cassazione con una sentenza di ieri [1].

Ripercorriamo le motivazioni dell’interessante pronuncia.

L’avviso di accertamento fiscale deve essere, sin dal momento della sua emissione, completo in ogni suo elemento e l’Agenzia delle Entrate vi deve far confluire tutte le proprie conoscenze circa la posizione del contribuente. In altre parole, nell’atto, l’ufficio deve specificare l’iter logico-giuridico seguito per giungere all’accertamento fiscale. E ciò – per come è evidente – quale ineliminabile garanzia del contribuente, che va messo nella condizione di potersi difendere sin dall’inizio, senza attendersi sorprese dell’ultimo minuto.

Pertanto, l’Agenzia non può mai integrare o modificare, nel corso dell’eventuale giudizio di impugnazione promosso dal contribuente contro l’atto, le proprie motivazioni in precedenza riportate nell’atto medesimo. Sarebbe come impedire al cittadino di prendere posizione e difendersi, trovandosi di fronte a una controparte col potere di cambiare, all’ultimo minuto, le carte in tavola.

Di conseguenza, anche il giudice è vincolato agli elementi indicati già nell’avviso di accertamento oggetto di impugnazione: egli non può pertanto valutare altri fatti e nuove giustificazioni addotte dall’amministrazione finanziaria con la propria difesa, se non sono già state espresse a base della rettifica, ma prospettati soltanto in causa.


note

[1] Cass. sent. n. n. 9810 del 7.05.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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