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Si può licenziare per un like su Facebook?

16 Giugno 2021
Si può licenziare per un like su Facebook?

Trattato in modo diverso il “mi piace” dalla condivisione di un post su Fb: ecco cosa dicono i giudici.

Si può licenziare per un like su Facebook? «C’è post e post» è la risposta fornita di recente dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo [1]. 

Come sempre, quando c’è da dare un parere legale su una controversia, è bene analizzare il singolo caso, la gravità della condotta specifica e le conseguenze che essa ha comportato: tre fattori cardine per poter dire chi ha torto e chi ha ragione. Ed è proprio da questa analisi che dobbiamo partire per spiegare se il “mi piace” su un post su Facebook può costare il licenziamento. Perché, come vedremo a breve, è astrattamente possibile perdere il posto per un’attività irriguardosa commessa su un social network ai danni del proprio datore di lavoro, tanto da screditarne l’attività e la figura professionale; ma è anche vero che esiste un diritto, sancito sia dalla nostra Costituzione che dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, che stabilisce la libera manifestazione del proprio pensiero. 

Si tratta allora di bilanciare queste due esigenze prima di stabilire se si può licenziare per un like su Facebook. Ma procediamo con ordine. 

Si può parlare male del proprio datore di lavoro su Facebook?

Tra le varie possibilità riconosciute agli iscritti a Facebook c’è non solo quella di scrivere post, ma anche di mettere like sui post degli altri utenti, commentarli e condividerli sul proprio profilo. 

Tuttavia, l’adesione ideologica al pensiero altrui, quand’anche rappresenti un chiaro ed inequivoco esercizio del diritto costituzionale di espressione, deve fare i conti con la fedeltà all’azienda per cui si lavora. Fedeltà che vieta di criticare l’operato del proprio datore di lavoro e i prodotti da questi commercializzati. Screditare l’immagine della società può costare al dipendente il proprio posto di lavoro.

Non è in gioco il sacrosanto diritto di critica, che spetta a chiunque, anche a chi riceve uno stipendio da lavoro subordinato; ma la critica non deve mai superare i limiti della cosiddetta «continenza»: non deve cioè trasmodare in ingiustificate offese alla moralità e alla professionalità altrui, tanto più se si tratta di quella del proprio capo, il quale – a maggior ragione – deve poter nutrire fiducia in un comportamento rispettoso e leale dei propri dipendenti. 

Dunque, si può essere licenziati per un semplice post su Facebook che esprima disprezzo, astio, ostilità, che discrediti, che metta alla berlina, che infanghi la reputazione dell’azienda o del datore di lavoro. 

Sul punto puoi trovare una rassegna di giurisprudenza nell’articolo “Posso insultare il capo su Facebook?“.

Si può mettere un like su un post offensivo contro il datore di lavoro?

Nell’immaginario collettivo, una cosa è l’essere artefici di una condotta, un’altra il condividerla idealmente e aderire ad essa. Quest’ultima condotta viene spesso ritenuta meno grave perché, tutto sommato, essa non si risolve in un comportamento attivo e dinamico. Così se anche il post offensivo su Facebook contro il capo può comportare il licenziamento, non altrettanto il semplice “mi piace”. 

Secondo la sentenza in commento emessa dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo, il licenziamento di un dipendente per il solo fatto di avere messo like su un post su Facebook è una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Stando a tale pronuncia – che esplica effetti anche all’interno del nostro Stato – non è possibile giudicare grave, a priori, il “mi piace” sul post contenente dure critiche nei confronti del datore di lavoro. Bisogna valutare una serie di circostanze come:

  • la popolarità del profilo Facebook (e quindi il numero di persone che ha letto il commento e ha potuto così vedere il like);
  • l’argomento affrontato nel post, se di interesse generale o meno; 
  • le mansioni svolte dal lavoratore che ha messo il like, se cioè apicale o comunque in grado di influenzare altri dipendenti o meno. 

Tutti questi elementi, se di scarso impatto, possono portare a ritenere che il like su un post su Facebook non è causa di licenziamento. Al contrario, laddove i tre indici appena elencati dovessero condurre a una valutazione di gravità della condotta, il licenziamento sarebbe legittimo.

Si può condividere un post offensivo contro il datore di lavoro?

La sentenza offre infine lo spunto per analizzare un’ulteriore condotta: quella della condivisione del post offensivo contro il datore di lavoro. Ebbene, secondo i giudici di Strasburgo, tale azione deve essere equiparata a quella della pubblicazione del post stesso e non al semplice like. Quindi, chi condivide un post con una dura critica contro l’azienda può essere licenziato perché detto comportamento deve ritenersi grave come quello dell’artefice del post stesso. 

 


note

[1] CEDU ricorso n. 35786/19.

Autore immagine: depositphotos.com


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3 Commenti

  1. Quante volte abbiamo sentito dire che un post contro il datore di lavoro o contro l’azienda non va condiviso perché si potrebbe andare incontro a gravi conseguenze disciplinari. Ma poi dico io, se uno si trova male, che senso ha sfogarsi sui social. Ma parlatene al vostro capo e trovate una soluzione per riappacificarvi. E se non ci stai bene perché lui ti maltratta, ha comportamenti violenti, se sei vittima di mobbing oppure di altri reati, vai a denunciarlo a chi di dovere… Che senso ha parlarne male sui social? Poi, passi dalla parte del torto

  2. Il rispetto, il decoro, la lealtà, l’onestà, l’educazione e la professionalità sono condizioni che non bisogna mai tralasciare quando si lavora. E verso chi ti dà la possibilità di portare il pane a casa bisogna sempre riservare comportamenti intrisi di tutti questi requisiti.

  3. Uno è libero di usare i social come crede e di manifestare il proprio pensiero liberamente. Siamo tutti d’accordo. Però credo che usare una piattaforma in cui tutti possono leggere e interpretare anche in maniera sbagliata un commento o un post di lamentela verso la propria azienda o il datore di lavoro, penso sia indecoroso e meriti una sanzione visto che così si rischia di ledere l’immagine dell’attività e delle persone che ci lavorano

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