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Si può pignorare il conto corrente del condominio?

16 Giugno 2021
Si può pignorare il conto corrente del condominio?

Il conto corrente del condominio si può pignorare senza prima agire nei confronti dei morosi?

Si può pignorare il conto corrente del condominio? In presenza di una buona gestione delle entrate e delle uscite, un condominio non dovrebbe mai avere debiti: tanto incassa quanto spende. 

I buchi di bilancio si verificano quando qualcuno dei condomini non paga le proprie quote. Di qui, la necessità di far fronte diversamente agli ammanchi di cassa per pagare fatture e fornitori. Ma se nessuno dei condomini intende pagare per conto degli altri, cosa succede? Il creditore aziona le vie legali e si fa rilasciare dal tribunale un decreto ingiuntivo di condanna nei confronti del condominio. 

A questo punto, iniziano i veri dolori: perché, se non ci sono soldi a sufficienza per pagare i debiti, allora scatterà il pignoramento. E qui la condivisibile richiesta, da parte dei condomini in regola con le quote, che a subire l’azione esecutiva siano prima i morosi rispetto agli altri proprietari e ai beni comuni come appunto il conto corrente. 

Ecco perché immancabilmente sorge la domanda: si può pignorare il conto corrente del condominio? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Cosa succede se il condominio non paga i creditori?

Nel momento in cui il condomino non è in grado di pagare i propri creditori, questi ultimi si rivolgeranno al giudice per ottenere una condanna nei confronti dello stesso condominio. 

In presenza di una fattura non corrisposta, il creditore può chiedere al tribunale un decreto ingiuntivo, ossia un ordine di pagamento entro 40 giorni: si tratta di una procedura molto più snella, rapida ed economica rispetto alla causa ordinaria, che consente il recupero delle somme in tempi brevi. 

Il condomino che non presenta un’opposizione al decreto ingiuntivo entro 40 giorni, è tenuto a pagare al più presto tali somme se non vuole subire un pignoramento dei beni. 

Condominio non paga il decreto ingiuntivo: quali beni si pignorano?

Nel momento in cui il condominio non paga il decreto ingiuntivo, il creditore – come anticipato – passa alla fase del pignoramento. A questo punto, si profilano per lui due scelte: o avvia il pignoramento dei beni condominiali, primo tra tutti il conto corrente, oppure agisce nei confronti dei singoli condomini. 

Nel caso in cui adotti questa seconda scelta, il creditore deve prima avviare il pignoramento nei confronti dei condomini non in regola con le quote – il cui nominativo gli viene fornito dall’amministratore – e poi contro tutti gli altri. Come infatti disposto dal secondo comma dell’articolo 63 delle disposizioni di attuazione del Codice civile, i creditori del condominio non possono agire nei confronti dei condòmini in regola con il pagamento delle spese condominiali senza aver agito preventivamente ed infruttuosamente nei confronti dei morosi.  

In entrambi i casi, è comunque possibile pignorare al singolo condomino beni per un valore pari alla sua quota millesimale del debito complessivo. Come dire che un condomino non può pagare anche per conto degli altri.

Si può pignorare il conto corrente condominiale?

Quanto appena detto è stato più volte confermato dalla giurisprudenza [1]. In pratica, il creditore può agire prima nei confronti del conto corrente condominiale, pignorandolo, e poi contro i condomini partendo dai morosi e, dopo, proseguendo contro quelli in regola. 

Tale modo di procedere è stato oggetto di critica. Si è sostenuto infatti che il conto corrente condominiale è costituito dagli oneri versati dai condomini più diligenti, quelli cioè puntuali coi pagamenti. Dunque, pignorando innanzitutto la giacenza sul conto si finisce per agire immediatamente nei confronti dei condomini paganti e solo dopo contro quelli morosi, così eludendo la norma contenuta nell’articolo 63 delle disposizioni di attuazione di cui abbiamo parlato sopra. Questa interpretazione però, se anche suggestiva, non coglie completamente il segno. Difatti, dal momento in cui le somme vengono depositate sul conto corrente condominiale ad esse viene impresso un vincolo di destinazione (uso nell’interesse comune in base a quanto statuito dall’assemblea) e i condòmini non possono più singolarmente e personalmente disporne. Questo significa che il conto corrente non è più “dei condomini” ma “del condominio” e, dunque, può ben essere pignorato prima di procedere al pignoramento contro i condomini morosi. 

Inoltre, la legge non prevede alcun beneficio di escussione in favore delle somme presenti sul conto corrente intestato al condominio. Pertanto, le suddette somme non possono essere distinte dal resto del denaro presente sul predetto conto quanto a provenienza e destinazione e, quindi, possono essere oggetto di pignoramento da parte dei creditori del condominio. 

Esiste comunque un secondo orientamento, minoritario, secondo cui con il pignoramento del conto corrente condominiale si andrebbero a colpire somme versate da parte dei condòmini in regola con i pagamenti. Pertanto, se si ammettesse la possibilità di agire direttamente sul conto corrente, senza aver agito, preliminarmente ed infruttuosamente, nei confronti dei morosi, verrebbe violato l’articolo 63 delle disposizioni di attuazione del Codice civile, il cui scopo è proprio quello di tutelare gli interessi dei condòmini virtuosi da azioni per debiti derivanti dai condòmini morosi.


note

[1] Trib. Cassino sent. n. 782/2021 del 27.05.2021. 

Autore immagine: depositphotos.com


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1 Commento

  1. l’idea che il conto condominiale sia pignorabile nasce dal presupposto SBAGLIATO che il condominio, pur essendo privo di soggettività giuridica, risulta soggetto terzo e che le somme depositate sul conto vengono sottratte alla potestà dei singoli condomini, come avviene per le somme depositate in banca. Questa convinzione nasce dall’ignoranza id fondo in materia di contabilità ma anche di normativa relativa al condominio. Per sommi capi.
    1) è falso che le somme siano sottratte ai condomini una volta versate sul conto perché le somme sono versate sulla base di un bilancio preventivo approvato dall’assemblea e i saldi sono chiesti o restituiti in base ad un bilancio consuntivo, parimenti approvato dall’assemblea. Questo significa che il versamento delle quote ordinarie, basate sul preventivo, delle quote relative ad un intervento straordinario di notevole entità, le quote chieste a conguaglio o restituite, in caso di versamento in eccesso, sono sempre subordinate all’approvazione dell’assemblea e la loro destinazione d’uso è subordinata a quanto previsto in sede di approvazione dei rendiconti. >>In caso contrario si potrebbe ipotizzare che l’amministratore possa disporre a suo piacimento delle somme versate, senza rispettare il mandato assembleare. inoltre, il fatto stesso che le somme versate in eccesso, a fine gestione vengono restituite ai condomini, dimostra che si tratta di un deposito condizionato e finalizzato ad adempiere, nella forma e nella misura prevista, a quanto stabilito dall’assemblea.
    2) il condominio minimo non prevede l’apertura di un conto intestato al condominio e neppure la nomina di un amministratore; questo non perché sia regolato da un regime speciale ma semplicemente perché essendo in pochi a contribuire ci sarebbe un eccessivo aggravamento delle spese di gestione. Ennesima dimostrazione che il condominio non ha una sua soggettività ma è composto dalla somme dei singoli condomini.
    3) ci sono condomini ibridi, in parte residenziali in parte composti da esercizi commerciali e autorimesse. Il conto è unico è in esso confluiscono i soldi di tutti e non è detto che tutti siano debitori di uno stesso soggetto. Ad esempio, un credito vantato dalla ditta di ascensori che gestisce gli impianti delle scale non può essere considerato debito per i negozi a piano terra o per i locali interrati, tipo autorimesse.
    4) il conto condominiale serve a pagare tasse, contributi previdenziali, assicurativi, stipendi di dipendenti, che non possono in alcun modo essere oggetto di pignoramento
    5) l’idea che il condominio abbia una sua soggettività trasforma, di fatto, il conto corrente in uno strumento di lavoro e, di conseguenza non può effettuarsi alcun pignoramento che ecceda la misura di un quinto.
    E mi fermo qui, anche se ci sarebbero diverse altre cose da dire

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