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Rumori notturni in strada: la responsabilità del Comune

20 Settembre 2021 | Autore:
Rumori notturni in strada: la responsabilità del Comune

Il disturbo della quiete pubblica non è sempre imputabile al gestore di un bar aperto fino a tardi: quando può essere chiesto il risarcimento all’ente locale.

Se si ha la fortuna o la sfortuna (dipende dai punti di vista) di abitare nei luoghi della movida, magari sopra un bar molto frequentato fino a tarda ora, ogni sera c’è da augurarsi di riuscire a prendere sonno nonostante il chiasso che arriva dalla strada. Rumori, risate, urla e conversazioni ad alta voce tra chi confonde il sacrosanto diritto di svago con l’inesistente diritto di rompere le scatole ai vicini che vogliono riposare. Complice la bella stagione che invita (a volte, costringe) a tenere le finestre aperte per non soffocare dal caldo ma che spinge anche chi esce a stare all’aperto fino a tardi, cercare di dormire diventa un’impresa. Così, i residenti del condominio vorrebbero sapere con chi prendersela, oltre che con chi non ha rispetto per la quiete altrui. Il Tar della Lombardia si è pronunciato di nuovo, recentemente, sui rumori notturni in strada: la responsabilità del Comune è innegabile. Per quanto non sia l’ente locale a mancare di buona educazione, semmai di intervenire come dovrebbe.

I problemi che si pongono sono due. Da una parte, il fatto che i locali possano tenere aperto fino a tardi e che, quindi, tra la musica che proviene dall’interno e gli schiamazzi degli avventori, la situazione rischia di diventare insopportabile per chi abita vicino, specialmente nello stesso condominio in cui si trova il bar o il pub. Dall’altra, ci sono i gruppetti di nottambuli che, anche se i locali sono chiusi, restano fino all’alba nelle piazze a parlare ad alta voce, a discutere, a volte a smaltire nel peggiore dei modi la sbornia. Qual è la responsabilità del Comune per questi rumori notturni in strada e che cosa si può fare per riuscire a dormire in pace, pur senza negare il diritto al divertimento?

Rumori notturni: il regolamento del condominio

Se il regolamento del condominio non dice nulla in contrario, il gestore di un bar può tenere normalmente aperto il suo locale, anche se questo può provocare dei rumori notturni in strada. Semmai, è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie per scoraggiare o per impedire gli schiamazzi, come ad esempio l’isolamento acustico del bar, i cartelli in cui si invitano gli avventori a rispettare la quiete pubblica, a richiamare all’ordine chi alza troppo la voce.

Rumori notturni: la responsabilità del gestore del locale

La Corte di Cassazione [1] ha stabilito che il titolare o il gestore di un locale aperto fino a tardi commette reato se non impedisce che i suoi clienti facciano rumore anche all’esterno del bar, del pub, del ristorante, creando disturbo alle persone che abitano vicino.

Nella sentenza, gli Ermellini spiegano che il reato di disturbo della quiete pubblica viene commesso anche con un unico schiamazzo o con una sola fonte rumorosa in grado di impedire il riposo o la tranquillità delle persone, senza bisogno che tale disturbo si ripeta nel tempo. Non occorre, insomma, che si vada avanti a urlare o a parlare ad alta voce per qualche ora. Inoltre, aggiunge la Cassazione, non serve la prova che il rumore abbia effettivamente molestato un numero considerevole di vicini: basta che potenzialmente sia così.

Di conseguenza – sostiene sempre la Suprema Corte – il gestore di un locale notturno è tenuto ad impedire il rumore anche all’esterno. Nel caso in cui i clienti non ascoltassero le sue raccomandazioni, deve segnalarlo alle forze dell’ordine poiché, se rimane inerme e non fa nulla per impedire il disturbo della quiete pubblica da parte dei suoi avventori, rischia una condanna penale.

Rumori notturni: la responsabilità del Comune

Tuttavia, non si può scaricare solo (o non sempre) sul gestore del locale la colpa dei rumori notturni in strada. C’è anche una responsabilità del Comune, come ha sentenziato più volte il Tar della Lombardia.

La sentenza più recente [2] arriva, tra l’altro, dopo che il Tribunale di Torino [3] ha condannato l’amministrazione comunale del capoluogo piemontese a risarcire gli abitanti di un condominio proprio a causa dei danni provocati dai rumori notturni provenienti dalla strada. Questa volta, i giudici amministrativi lombardi, rifacendosi a precedenti pronunciamenti [4] hanno prima di tutto accertato che i rilievi tecnici effettuati dall’Arpa avevano constatato l’eccessivo livello di rumorosità e poi hanno preso atto del fatto che la situazione di disagio era ben nota all’amministrazione comunale.

Detto questo, il Tar richiama il Testo unico degli enti locali che attribuisce al sindaco, in qualità di rappresentante della comunità locale, la facoltà di adottare delle ordinanze anche urgenti mirate a superare «situazioni di grave incuria o degrado del territorio o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana, con particolare riferimento alle esigenze di tutela della tranquillità e del riposo dei residenti, anche intervenendo in materia di orari di vendita, anche per asporto, e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche».

Il Comune, quindi, non può limitarsi a vietare la vendita di alcolici o di superalcolici dopo una certa ora (l’esperienza, anche durante i recenti periodi di lockdown, insegna che chi vuole può procurarsi al supermercato a qualsiasi ora delle bevande da tenere in frigo fino alla sera). In mancanza di altri provvedimenti, come le limitazioni agli orari di apertura ed il controllo del rispetto delle regole, l’ente locale può essere chiamato a rispondere dei danni causati dal disturbo della quiete pubblica, com’è successo a Torino.


note

[1] Cass. sent. n. 28570/2019.

[2] Tar Lombardia sent. n. 1214/2021.

[3] Trib. Torino sent. n. 1261/2021.

[4] Tar Lombardia sent, n. 1255/2019 e sent. n. 2054/2020.


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