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Cosa è la pergotenda?

16 Giugno 2021
Cosa è la pergotenda?

Caratteristiche e autorizzazioni per costruire una pergotenda in casa senza permesso del Comune. 

Cosa è la pergotenda? La parola è un neologismo: essa infatti nasce dalla crasi tra «pergolato» e «tenda». Dunque, la pergotenda è una struttura leggera, aperta su almeno tre lati e costituita da pilastri verticali o colonne (di solito, in legno o in metallo) che reggono, sulla parte superiore, dei tendaggi rimovibili. In questo si distingue dal pergolato che invece è coperto da piante e rampicanti. 

In questo breve articolo ci occuperemo di comprendere non solo cos’è la pergotenda ma anche come funziona e quali autorizzazioni sono necessarie per la sua installazione. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la pergotenda?

Come detto, la pergotenda è una copertura di ambienti aperti, che non crea nuova volumetria. Di solito, si appoggia ad una parete fissa (ad esempio, al muro perimetrale dell’edificio) di cui costituisce un prolungamento in avanti verso lo spazio aperto. 

Ci sono due o quattro pilastri che sorreggono la copertura, costituita da pannelli di tendaggio o plastici semirigidi o da lamelle orizzontali di vario tipo anche metalliche che si stendono e si ritraggono meccanicamente, di solito tramite un motore, in funzione delle necessità climatiche.

La copertura della pergotenda non deve essere rigida e stabile: diversamente, si parlerebbe di tettoia che, al contrario della pergotenda, necessita sempre del permesso di costruire.  

Recentemente, si è assistito a un proliferare di installazioni di pergotende che sono sempre più comuni in centri tanto urbani quanto rurali. Queste strutture, rispetto alle ordinarie opere murarie, pongono significativi vantaggi in termini di tempi e costi di realizzazione, impatto ambientale e anche in termini di procedure burocratiche necessarie alla loro installazione. Ne consegue, quindi, un regime in linea di massima vantaggioso per chi decide di installare queste strutture.

Ma perché è così importante definire cos’è una pergotenda? Perché tutte le volte in cui essa ha una struttura come quella appena descritta – quindi, dotata di una copertura leggera, facilmente rimovibile e retraibile, a prescindere dal fatto che i pilastri siano o meno saldamente ancorati al suolo – la sua installazione non richiede il permesso di costruire. Si tratta infatti di un’opera che rientra nella cosiddetta «edilizia libera». Insomma, non è necessaria la licenza edilizia e, conseguentemente, essa non costituisce un abuso edilizio.

Proprio per questo, ed al fine di rimuovere le zone d’ombra, la giurisprudenza ha individuato con chiarezza e in modo ormai univoco le caratteristiche essenziali della pergotenda sotto il profilo strutturale, funzionale ed estetico.

Cos’è la pergotenda secondo la giurisprudenza?

Per giurisprudenza costante, la pergotenda consiste in una struttura, diretta precipuamente a soddisfare esigenze che risultano funzionali ad una migliore vivibilità degli spazi esterni di un’unità già esistente come terrazzi oppure giardini.

Per classificare un’opera come pergotenda è necessario che l’aspetto preponderante dell’opera sia costituito dalla “tenda”, quale elemento di protezione dal sole o dagli agenti atmosferici e non dalla struttura; quali, per esempio, i sostegni e le altre eventuali opere accessorie.

In altri termini, la struttura di sostegno deve qualificarsi in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda rispetto alla tenda che deve essere l’elemento principale e portante dell’opera.

Solo al ricorrere di tali caratteristiche, in linea generale, la pergotenda può ritenersi riconducibile agli interventi di manutenzione. Ne consegue che essa potrà essere installata senza la necessità di acquisire alcun assenso comunale, potendo essere ricondotta all’attività di edilizia libera. Essa quindi non richiede la presentazione di una pratica al Comune rivolta ad ottenere il permesso di costruire.

La pergotenda, in sostanza, deve rappresentare un’opera che non generi una trasformazione urbanistico-edilizia del fabbricato o del territorio tale da determinare una perdurante modifica dello stato dei luoghi per le apprezzabili caratteristiche dimensionali facendo passare in secondo piano la funzione di accessorietà, arredo, decoro, e riparo.

La pergotenda, più specificatamente, è stata qualificata come mero arredo esterno quando di modeste dimensioni, non idoneo a modificare la destinazione d’uso degli spazi esterni. Essa, inoltre, si caratterizza per essere facilmente ed immediatamente rimovibile, con la conseguenza che l’installazione dell’opera si va ad inscrivere all’interno della categoria delle attività di edilizia libera e non necessita quindi di alcun permesso o altro titolo edilizio.

Quando la pergotenda non è libera?

Cessa di essere pergotenda, e pertanto richiede il permesso di costruire, la struttura rigida di chiusura a copertura anche laterale tale da creare o una tettoia o un vero e proprio vano accessorio in grado di determinare un aumento di superfici utili e/o di volumetria. La pergotenda, dunque, non si deve trasformare in un vero e proprio vano tale da costituire un incremento di superficie utile che comporterebbe un evidente aumento di volumetria con modifica di sagoma e dell’architettura del fabbricato.

Secondo il Consiglio di Stato, affinché si possa parlare di una pergotenda – per la quale non è necessario il permesso di costruire – è necessario valutare non tanto la struttura che regge la copertura, ma la copertura stessa, ossia la tenda, quale elemento di protezione dal sole o dagli agenti atmosferici. Pertanto, la struttura deve qualificarsi in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda che ne è, necessariamente, l’elemento principale [1].

Nelle aree sottoposte a vincoli storici o paesaggistici, la pergotenda dovrà comunque rispettare tutti i vincoli generali o specifici imposti per le opere ivi presenti. 

Sotto il profilo estetico, dunque, non è configurabile una pergotenda laddove la struttura principale sia solida e permanente e tale da determinare una variazione di sagoma e prospetto dell’edificio. In questo senso, sono decisive le dimensioni e l’impatto prodotto sul territorio indipendentemente dalla natura precaria e amovibile dell’opera stessa.

La realizzazione di un manufatto con forma rettangolare con copertura, fissato su di una base di legno, chiuso su tutti i lati da paratie in alluminio anodizzato e vetrate scorrevoli, che ne rendono possibile l’accesso da più parti, necessita per la realizzazione di un apposito titolo edilizio. I materiali utilizzati (alluminio e vetro per i lati, legno per la base), la chiusura dello spazio su tutti i lati e la circostanza che l’accesso avvenga per il tramite delle vetrate scorrevoli, sono tutti elementi che conducono a escludere che la struttura rappresenti un mero accessorio rispetto alla tenda e a ritenere piuttosto che essa sia volta a chiudere stabilmente lo spazio, aumentando la superficie e il volume utilizzabili per l’attività di ristorazione, e configurandosi così quale organismo edilizio autonomo [2].


note

[1] Cons. Stato, Sez. IV, sent. 1 luglio 2019, n. 4472,Società O.E. s.r.l. c. Comune di Minerbio

[2] Tar Lazio sent. n. 12151/2021, Cons. Stato sent. n. 1783/2020 e Tar Campania, Napoli sent. n. 3370/2020; Tar Liguria sent. n. 408/2021.


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