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Assegno postdatato: quante tasse si pagano? 

17 Giugno 2021 | Autore:
Assegno postdatato: quante tasse si pagano? 

Le sanzioni tributarie previste per il titolo di credito irregolare; il regime fiscale per la fatturazione dei corrispettivi e la deduzione delle spese.

Un tuo cliente ti ha dato in pagamento un assegno postdatato. Tu hai storto il naso ma lui ha insistito pregandoti di accettarlo: ha un problema momentaneo di copertura sul suo conto in banca. Così lo hai preso e messo nel cassetto, aspettando la scadenza convenuta per incassarlo. Ma vorresti sapere quante tasse si pagano su un assegno postdatato. 

Il regime fiscale dei titoli di credito distingue nettamente l’assegno dalla cambiale. Quest’ultima è soggetta all’imposta di bollo, pari all’1,2% del valore, mentre l’assegno è esente, perché è pagabile a vista. Tuttavia, quando l’assegno è postdatato viene equiparato alla cambiale e, dunque, deve scontare l’imposta di bollo, più le sanzioni dovute per non averla versata inizialmente. 

Inoltre, per capire quante tasse si pagano su un assegno postdatato bisogna considerare anche il regime fiscale e contabile di chi lo emette e di chi lo riceve. Ad esempio, quando si tratta di imprenditori o di professionisti, potrebbe esserci una discrepanza temporale tra il momento di rilascio della fattura e quello di incasso dell’assegno dato in pagamento. Questa sfasatura potrebbe comportare il rischio di un accertamento fiscale. 

Assegno bancario: funzione e limiti 

L’assegno bancario non richiede la causale della dazione della somma e non contiene alcun riferimento al motivo per il quale è stato emesso. Quindi, esso prova solo il pagamento dell’importo indicato nel titolo, ma non dice nulla sul rapporto sottostante tra l’emittente ed il prenditore.

La funzione tipica dell’assegno è quella di consentire di utilizzare, per i pagamenti, somme disponibili presso una banca, evitando l’uso materiale del denaro. Così l’assegno non soggiace ai limiti stabiliti per i contanti (un massimo di 2.000 euro fino al 31 dicembre 2021, che scenderà a 1.000 euro dal 2022).

Vi sono, però, dei limiti alla circolazione degli assegni: quelli di importo pari o superiore a 1.000 euro devono essere nominativi e non trasferibili, e le banche già rilasciano i carnet predisposti con la relativa clausola; per quelli di importo inferiore occorre richiedere alla banca i moduli in forma libera, ma pagando l’imposta di bollo di 1,50 euro ciascuno. 

Emettere un assegno a vuoto, cioè non munito della provvista in banca necessaria per pagarlo, è un illecito amministrativo (fino al 1999 era reato). 

Assegno postdatato: conseguenze e sanzioni 

L’assegno è definito postdatato quando viene emesso con una data diversa e successiva rispetto a quella reale. La funzione tipica dell’assegno viene snaturata e diventa quella di un’impropria garanzia del pagamento che avverrà alla data indicata nel titolo, così concedendo al debitore un po’ di tempo in più per munirsi della somma necessaria.

In questo modo, però, l’assegno perde la sua funzione di mezzo di pagamento e diventa assimilabile ad un titolo di credito, come la cambiale, che è soggetta all’imposta di bollo in misura pari al 12 per mille dell’importo. 

L’evasione dell’imposta di bollo sull’assegno postdatato viene facilmente riscontrata quando esso viene presentato per l’incasso prima della data indicata. Tieni presente che l’assegno postdatato si può portare all’incasso e pagare prima, in quanto per legge [1] è sempre pagabile a vista, nel giorno della sua presentazione in banca, e non possono essere previste condizioni diverse. Quindi, il patto stipulato tra le parti, che imporrebbe al prenditore dell’assegno di aspettare la scadenza della postdatazione per incassarlo, è nullo [2].

La sanzione per l’assegno postdatato è prevista per l’inosservanza delle disposizioni sull’imposta di bollo: bisognerà pagare il 12 per mille più una pena amministrativa pecuniaria pari al 2,4% dell’importo del titolo, quindi corrispondente al doppio dell’imposta non versata. La banca alla quale l’assegno è stato presentato pretenderà la regolarizzazione dell’imposta dovuta, informando l’Agenzia delle Entrate per l’irrogazione delle sanzioni ed il recupero del tributo evaso [3]. 

In pratica, l’unico modo per evitare queste conseguenze sanzionatorie è quello di attendere la data convenuta per la presentazione all’incasso dell’assegno: in tal caso, la postdatazione non sarà rilevata. E c’è anche l’ulteriore vantaggio che l’assegno tornerà ad essere regolare anche dal punto di vista civilistico, dunque se resterà impagato il portatore potrà azionarlo come titolo esecutivo per riscuotere il suo credito, ad esempio mediante un decreto ingiuntivo (cosa impossibile da fare per l’assegno postdatato, anche se fiscalmente regolarizzato) [4].

Assegno postdatato: regime fiscale

Ogni imprenditore, artigiano, commerciante, professionista o qualsiasi altro soggetto Iva deve emettere fattura, o scontrino fiscale, per le cessioni di beni o prestazioni di servizi effettuate nell’ambito della sua attività. Per legge [5], la fattura deve essere emessa «nel momento di effettuazione dell’operazione»; per le prestazioni di servizi l’operazione si considera effettuata all’atto del pagamento del corrispettivo. La fattura elettronica può essere emessa entro i successivi 12 giorni.

Se il pagamento avviene con assegno bancario, o circolare, esso costituisce un mezzo tracciabile, perché l’incasso è canalizzato nell’operazione bancaria che lo registra e ne tiene memoria nei propri sistemi informatici, al pari di un versamento effettuato con bonifico o attraverso carte di credito o di debito. Tutte queste operazioni sono consultabili, anche a posteriori, dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza.

Ciò significa che occorre mantenere una tendenziale corrispondenza tra le date e gli importi delle fatturazioni e le cifre riportate negli assegni con cui esse sono state pagate. Ma quando la data dell’assegno è posticipata di giorni, settimane o mesi rispetto al momento dell’emissione del titolo possono porsi problemi, specialmente se l’operazione si pone a cavallo di due annualità d’imposta differenti, come un assegno postdatato consegnato ad ottobre ed incassato a febbraio dell’anno seguente.

In casi del genere, la Corte di Cassazione ha recentemente affermato [6] che non è ammessa la deducibilità delle spese documentate nelle fatture passive: l’imprenditore o professionista potrà dedurre i costi delle fatture ricevute solo quando l’assegno postdatato verrà incassato. Questo avviene perché la deducibilità dei costi segue il principio di competenza, cioè dell’annualità alla quale i costi si riferiscono (salvo che per i lavoratori autonomi, per i quali vale il principio di cassa), ed occorre, dunque, dimostrare la corrispondenza della data dell’assegno con quella dell’iscrizione della spesa in contabilità e nel bilancio d’esercizio.

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, gli assegni erano stati consegnati in un anno, ma recavano la data dell’anno successivo. Così è stato accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, che aveva recuperato a tassazione i costi indebitamente dedotti. 

Per tutti i motivi che ti abbiamo esposto, è sconsigliabile emettere, o ricevere, un assegno postdatato. Leggi anche “Assegno postdatato: quali rischi?” e “Assegno postdatato: ultime sentenze“.


note

[1] Art. 31 R.D. n. 1736/1933. 

[2] Cass. sent. n. 10710 del 24.05.2016.

[3] Art. 121 R.D. n. 1736/1933.

[4] Cass. sent. n. 5069 del 03.03.2010.

[5] Art. 6 D.P.R. n. 633/1972.

[6] Cass. ord. n. 16711 del 14.06.2021.


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