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Quando due si separano i figli a chi vanno?

17 Giugno 2021
Quando due si separano i figli a chi vanno?

Affidamento e collocazione: prevale il padre o la madre in caso di separazione o di coppia di conviventi?

Un nostro lettore ci pone una domanda tanto delicata quanto frequente: quando due si separano i figli a chi vanno? Il problema si pone sia per le coppie sposate che per quelle di ex conviventi. Tuttavia, come avremo modo di vedere meglio a breve, la risposta non muta. Difatti i rapporti tra genitori e figli non sono influenzati dal tipo di legame che i genitori hanno deciso di instaurare tra di loro: ciò perché i doveri del padre e della madre scaturiscono già dalla semplice nascita del bambino e non vengono influenzati dall’esistenza o meno del matrimonio. 

Prima però di stabilire a chi vanno i figli quando due si separano, dobbiamo chiarire due concetti essenziali: il primo è quello dell’assegnazione dei figli; il secondo è il loro collocamento. Si tratta di due aspetti differenti che speso vengono tra loro confusi. Ma procediamo con ordine.

Cosa succede ai figli quando due si separano?

Nel momento in cui padre e madre decidono di separarsi – siano essi sposati o semplici conviventi – è necessario definire chi dei due si prenderà quotidianamente cura dei figli o, in altri termini, con chi questi ultimi andranno materialmente a vivere. Questo concetto viene espresso con un termine giuridico specifico: collocazione. 

La collocazione può essere definita di comune accordo tra i genitori, ma se i due non trovano una soluzione, dovranno andare dal giudice – tramite un avvocato – affinché sia questi a prendere la decisione finale. Il più delle volte il giudice assegna i figli alla madre, non perché lo dica la legge ma perché ritiene che questa sia maggiormente in grado di badare alle esigenze dei figli. Statisticamente avviene così, anche quando il padre dovesse dimostrare di avere delle ottime capacità. Se il figlio però ha almeno 12 anni deve essere sentito e il giudice deve tenere conto delle sue preferenze, senza tuttavia poter essere da queste vincolato.

Esiste poi un secondo aspetto da tenere in considerazione. La paternità e la maternità determinato un diritto-dovere dei genitori: quello di  assumere le decisioni più importanti in merito alla crescita, educazione, istruzione e salute dei figli. Questo concetto viene invece espresso con un altro termine giuridico: affidamento.

Anche l’affidamento viene definitivo di comune accordo dai genitori ma questi, dovendo avere come obiettivo l’interesse del minore, non potranno “lavarsi le mani” e disattendere a tale compito. Ecco perché, anche un accordo rivolto a garantire l’affidamento esclusivo ad un solo genitore, potrebbe essere bocciato dal giudice. 

Dunque, se la collocazione può avvenire solo presso un genitore – essendo impensabile che un figlio viva contemporaneamente sia col padre che con la madre – l’affidamento è invece di norma congiunto (o anche detto “affidamento condiviso”): entrambi i genitori mantengono il potere di partecipare alle decisioni più importanti per la crescita del figlio. 

A chi vanno i figli quando due si separano?

L’affidamento è di norma congiunto, spetta cioè ad entrambi i genitori, salvo vi siano particolari e gravi esigenze da far ritenere che la presenza di un genitore possa essere d’ostacolo per la crescita del minore, nel qual caso il giudice opterà per l’affidamento esclusivo (ossia in capo ad un solo genitore).  

Invece la collocazione è presso un genitore. Come anticipato se padre e madre non si mettono d’accordo su chi dei due vivrà coi figli, è il giudice che decide. Il tribunale, in gran parte dei casi, predilige la madre. Questo perché, se anche non lo dice nessuna legge, il magistrato deve adottare la decisione più conforme agli interessi del minore e, in questo, viene ritenuta la madre più capace di prendersi cura della prole. Almeno nella nostra attuale società. 

Questo non toglie che il padre abbia diritto a vedere i bambini periodicamente. E ciò in forza del diritto dei figli alla bigenitorialità, ossia a mantenere rapporti sia col padre che con la madre. 

Diritto di visita e tempi coi genitori

Ma attenzione: la bigenitorialità non comporta che i genitori separati abbiano diritto a passare con i figli lo stesso tempo. È sicuramente avvantaggiato il genitore collocatario. 

La collocazione deve sempre aver riguardo alle esigenze del minore tanto più se è adolescente e ha una sua vita sociale.

Per quanto sulla carta mamma e papà abbiano gli stessi diritti sui figli, di fatto ai genitori separati non spetta lo stesso tempo da spendere con i ragazzini. Tanto più se si tratta di adolescenti che hanno esigenze proprie, fra cui una vita sociale. Lo ha sancito più volte la Corte di cassazione.

Per il collegio di legittimità, infatti, il regime legale dell’affidamento condiviso, tutto orientato alla tutela dell’interesse morale e materiale della prole, deve tendenzialmente comportare, in mancanza di gravi ragioni ostative, una frequentazione dei genitori paritaria con il figlio, tuttavia nell’interesse di quest’ultimo il giudice può individuare un assetto che si discosti da questo principio tendenziale, al fine di assicurare al minore la situazione più confacente al suo benessere.

Per tale ragione, la regolamentazione dei rapporti con il genitore non convivente non può avvenire sulla base di una simmetrica e paritaria ripartizione dei tempi di permanenza con entrambi i genitori, ma deve essere il risultato di una valutazione ponderata del giudice del merito che, partendo dall’esigenza di garantire al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena, tenga anche conto del suo diritto a una significativa e piena relazione con entrambi i genitori e del diritto di questi ultimi a una piena realizzazione della loro relazione con i figli e all’esplicazione del loro ruolo educativo.

Se poi, come in questo caso, sono adolescenti, va tenuta in stretta considerazione anche la loro vita sociale.

 



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3 Commenti

  1. Bisognerebbe assicurare la bigenitorialità. Molti genitori egoisticamente mettono in mezzo le loro beghe a danno dei figli, causando casi di pas e questo non fa che nuocere al bambino, non solo al genitore alienato che si vuole attaccare. E sono soprattutto le donne ad essere le autrici di queste condotte riprovevoli.

  2. Io e mia moglie ci siamo separati consensualmente e ci siamo accordati senza litigi e discussioni di alcun tipo sulle visite e sulla collocazione del piccolo. Nostro figlio vive con lei, non solo perché si sa che talvolta è meglio così, ma anche perché lei ha sicuramente più tempo da dedicargli ogni giorno visto che io sono sempre impegnato con il lavoro e cerco di assicurare anche lui un futuro più tranquillo e sereno e mettergli da parte qualche soldino per quando crescerà e potrà avere la sicurezza di scegliere il percorso di studi che potrà renderlo più felice e di partire fuori Regione se vorrà. Non deve mancargli niente. E la mia ex, con cui ormai ho un rapporto fraterno (triste da dire ma è così), apprezza molto questo

  3. La mia ex è caduta in una profonda depressione e non era in grado di crescere nostro figlio e regalargli la spensieratezza e la serenità di cui ha bisogno un bambino durante la sua crescita. Avevi atteggiamenti preoccupanti, faceva abuso di alcol. All’inizio, il piccolo è rimasto con lei, ma dopo una situazione spiacevole ho deciso di portarlo a vivere con me e di convincere lei a farsi curare da uno specialista. Ora, la situazione sta migliorando. Il bimbo è sereno e almeno non ha vissuto la fase di transizione della madre

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