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Finta revisione obbligatoria dell’auto: cosa si rischia?

17 Giugno 2021 | Autore:
Finta revisione obbligatoria dell’auto: cosa si rischia?

Certificazione firmata ma controllo mai eseguito: chi deve rispondere tra il tecnico ed il proprietario del veicolo?

Perché uno dovrebbe fingere di avere fatto la revisione auto anziché andare da un centro autorizzato e mettere le cose a posto? Il motivo principale che viene in mente è uno: perché sa che la sua macchina non passerà la revisione. Troppi anni o troppo conciata per avere un nuovo via libera da parte del tecnico che deve attestare sul libretto l’esito del controllo effettuato. Se è l’automobilista a non farsi vedere in officina e viene fermato ad un controllo della Polizia, si assumerà le sue responsabilità che, come vedremo, non sono trascurabili. Ma se proprietario del veicolo e addetto al controllo si mettono d’accordo per una finta revisione obbligatoria dell’auto, cosa si rischia?

Si rischia, ovviamente, che entrambi finiscano nei guai. Anche perché, in quel contesto, il responsabile tecnico che deve firmare l’avvenuta revisione è a tutti gli effetti un pubblico ufficiale, il che aggrava la sua posizione. Significa che sia lui sia l’automobilista commettono in concorso il reato di falsità ideologica in atto pubblico. Quindi, una finta revisione obbligatoria dell’auto potrebbe concludersi con un periodo guardando il sole a scacchi. Vediamo.

Revisione obbligatoria: quando bisogna farla?

L’obbligo della revisione dell’auto scatta dopo quattro anni dalla data in cui il veicolo è stato immatricolato, cioè più o meno da quando viene ritirata dalla concessionaria. Trascorsi i quattro anni, il primo controllo obbligatorio deve essere fatto entro la fine del mese. Ad esempio, se la macchina è stata targata il 19 settembre, sarà possibile fare la prima revisione entro il 30 settembre di quattro anni dopo.

Le successive revisioni dovranno essere effettuate ogni due anni rispetto a quella precedente, sempre entro l’ultimo giorno del relativo mese. Alcuni tipi di veicoli, però, devono passare il controllo una volta all’anno. Si tratta di:

  • veicoli con massa superiore a 3,5 tonnellate;
  • taxi;
  • autobus;
  • ambulanze;
  • veicoli a noleggio con conducente.

Revisione auto: che succede se non viene fatta?

Nel caso in cui un automobilista venga fermato ad un controllo di polizia e risulti che il suo veicolo non ha fatto la revisione obbligatoria entro i tempi stabiliti, sono previste queste sanzioni:

  • per trovarsi alla guida dell’auto senza aver fatto la revisione: multa da 169 a 679 euro e divieto di circolazione con l’auto, se non per andare in officina a fare il controllo;
  • per avere saltato più di una revisione: multa da 338 a 1.358 euro. Sarà possibile usare la macchina solo per andare a fare il controllo;
  • per avere un certificato di revisione falso: multa da 422 a 1.695 euro più ritiro della carta di circolazione;
  • per guidare un’auto sospesa dalla circolazione: multa da 1.957 a 7.829 euro più il blocco del veicolo finché non avrà passato la revisione;
  • per fare un incidente con un’auto che non ha passato la revisione: la compagnia di assicurazioni può esercitare il diritto di rivalsa. In pratica, oltre a dover risarcire il danno causato ad altri veicoli o persone, l’automobilista potrebbe essere tenuto a riconoscere un rimborso alla compagnia.

Reato di falsità ideologica in atto pubblico: che cos’è?

Come detto all’inizio, il responsabile tecnico del controllo del veicolo riveste in quel contesto il ruolo di pubblico ufficiale. È per questo che per la finta revisione obbligatoria dell’auto si rischia il reato di falsità ideologica in atto pubblico. Che significa?

Secondo il Codice penale, «chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni» [1].

Poiché, quindi, la revisione dell’auto viene fatta da un pubblico ufficiale e l’esito del controllo viene considerato un atto pubblico, ecco che la finta revisione equivale alla falsità ideologica in atto pubblico. Lo ha ribadito, tra l’altro, la Cassazione in una recente sentenza [2].

Secondo la Suprema Corte, commettono questo reato in concorso il tecnico dell’officina ed il proprietario dell’auto quando si mettono d’accordo per certificare sul libretto di circolazione che la revisione obbligatoria è stata fatta, quando in realtà non c’è stato alcun controllo.

Nel caso in cui, invece, fosse il solo proprietario del veicolo a contraffare l’attestato di revisione, sarebbe lui l’unico a dover rispondere. In questo caso, però, di falsità materiale in certificato amministrativo [3]: trattandosi di un privato, rischia un terzo della pena prevista per il pubblico ufficiale, fissata nella reclusione da uno a sei anni.


note

[1] Art. 483 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 23690/2021 del 16.06.2021.

[3] Art. 482 cod. pen.


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