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Restituzione caparra compravendita: quando è possibile?

21 Settembre 2021 | Autore:
Restituzione caparra compravendita: quando è possibile?

In caso di recesso, chi paga l’acconto ha diritto alla sua restituzione? Come funzionano la caparra confirmatoria e la caparra penitenziale?

La legge consente alle parti contrattuali di chiedere e ottenere il versamento di un anticipo sul prezzo finale. In gergo, tale pratica prende il nome di acconto o di anticipo; in ambito giuridico, si parla invece di caparra. Come vedremo, la legge contempla due diversi tipi di caparra: quella confirmatoria e quella penitenziale. Pur condividendo il nome, hanno una funzione nettamente diversa: mentre la prima rappresenta un vero anticipo sul prezzo, la seconda è un corrispettivo versato a fronte del diritto di poter recedere. Con questo articolo risponderemo a una specifica domanda: quando è possibile la restituzione della caparra nella compravendita?

Possiamo anticipare sin d’ora che la restituzione della caparra rappresenta solo una delle scelte possibili nel caso di corretto adempimento; l’altra consiste nell’imputare la somma versata in anticipo alla prestazione totale dovuta. In altre parole, se si decide di trattenere la caparra, questa andrà sottratta dall’importo finale che deve pagare colui che ha già versato l’acconto. Le cose si complicano in caso di inadempimento. Se una delle parti viene meno ai propri obblighi, allora c’è il rischio di perdere quanto versato in anticipo oppure, addirittura, di dover restituire il doppio. Nell’ipotesi di compravendita, quando è possibile la restituzione della caparra? Scopriamolo insieme.

Caparra: cos’è?

La caparra è una prestazione che viene eseguita al momento della conclusione di un contratto.

La caparra consiste in genere nel pagamento di una somma di denaro, ma nulla toglie che le parti si possano mettere d’accordo per altro. Ad esempio, la caparra può consistere nella consegna di cose mobili fungibili, cioè in una determinata quantità di beni prodotti in serie, come grano, olio, vino, ecc.

Il Codice civile contempla due caparre: la confirmatoria e la penitenziale. Analizziamole entrambe prima di comprendere quando è possibile la restituzione della caparra nella compravendita.

Caparra confirmatoria: cos’è?

La caparra confirmatoria è l’acconto che una parte dà all’altra a titolo di anticipo sul prezzo finale pattuito.

Il nome deriva dal fatto che questo tipo di caparra serve a confermare la serietà dell’impegno assunto, al fine di scongiurare un eventuale inadempimento. Insomma: per i motivi che vedremo, la caparra confirmatoria serve ad evitare ripensamenti.

La caparra confirmatoria è tipica dei contratti a prestazioni corrispettive, propri come la compravendita, in cui ogni parte coinvolta nell’operazione giuridica riceve qualcosa in cambio di altro.

Caparra per compravendita: quand’è restituita?

Secondo la legge, chi versa la caparra confirmatoria ha il diritto di vedersela restituita nel caso in cui adempia il contratto. In alternativa, è possibile chiedere che la somma data in anticipo sia imputata alla prestazione dovuta [1]. Questo principio vale, ovviamente, anche in caso di compravendita. Facciamo un esempio.

Tizio conclude con Caio l’acquisto di un’autovettura al prezzo complessivo di 3.000 euro. Poiché il veicolo non è ancora pronto per la consegna, Tizio versa, a titolo di caparra, una somma pari a 500 euro. Al momento del pagamento finale, Tizio ha diritto alla restituzione dell’acconto, oppure a detrarre dall’importo finale (3.000 euro) quanto versato a titolo di caparra (500 euro), con l’obbligo così di dover pagare solo la differenza.

Caparra: cosa succede in caso di inadempimento?

Le cose cambiano quando, nonostante il versamento della caparra confirmatoria, una delle parti sia inadempiente ai propri obblighi contrattuali.

Secondo la legge, in questa ipotesi, si possono verificare due situazioni diverse, a seconda della parte che è venuta meno ai propri doveri:

  • se è inadempiente colui che ha versato la caparra, allora chi l’ha ricevuta ha diritto a trattenerla, senza doverla restituire;
  • se, invece, è inadempiente colui che ha ricevuto la caparra, allora l’altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio di quanto pagato a titolo di caparra.

Ecco perché il versamento della caparra confirmatoria serve a dare serietà all’accordo raggiunto e a scongiurare ipotesi di inadempimento. Infatti, chi paga la caparra e poi ha un ripensamento, non potrà pretendere la restituzione (salvo diverso accordo); chi ha ricevuto la caparra e poi non intende dare seguito al contratto, dovrà restituirla in misura doppia.

Caparra e risarcimento dei danni

Nelle intenzioni del legislatore, il meccanismo finora visto dovrebbe non solo impedire ripensamenti, ma anche evitare il ricorso all’autorità giudiziaria in caso di inadempimento.

La parte che trattiene la caparra oppure che se la vede restituire in misura doppia, infatti, accetta questa formula in luogo del risarcimento dei danni.

In altre parole, la caparra confirmatoria assume la funzione di liquidazione convenzionale del danno da inadempimento, secondo il meccanismo della ritenzione della caparra o dell’esazione del doppio della stessa. Dunque, chi trattiene la caparra o riceve il doppio di essa accetta che il contratto si sciolga così, senza chiedere altro.

Il Codice civile, tuttavia, lascia libera la parte non inadempiente di chiedere l’eventuale risoluzione o esecuzione del contratto, unitamente al risarcimento del danno, se ritiene che il meccanismo finora spiegato della caparra non lo soddisfi. In questo senso, la caparra confirmatoria svolge un ruolo molto simile alla clausola penale. Facciamo un esempio.

Per l’acquisto di un elettrodomestico, Mario paga a Paolo 500 euro a titolo di caparra, impegnandosi a pagare i restanti 1000 euro al momento della consegna del bene. Dopo qualche giorno, Mario ha un ripensamento e comunica di voler recedere dall’accordo. Se Paolo ritiene che i 500 euro versatigli a titolo di caparra non siano sufficienti a liquidare il danno derivante dalla mancata vendita, allora può restituire l’acconto e agire davanti al giudice per chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni (evidentemente, in misura maggiore di 500 euro).

Caparra penitenziale: cos’è?

Del tutto diversa è la caparra penitenziale, che viene corrisposta alla conclusione del contratto in cambio della concessione del diritto di recesso [2].

In pratica, chi paga la caparra penitenziale lo fa perché ha come corrispettivo la possibilità di recedere dall’accordo, quando lo riterrà opportuno. In comune con la caparra confirmatoria c’è il fatto che essa non deve essere restituita: il recedente perde la caparra data oppure, se l’ha ricevuta, deve restituirla in misura doppia.

La caparra penitenziale va restituita nel caso in cui il diritto di recesso non venga esercitato.


note

[1] Art. 1385 cod. civ.

[2] Art. 1386 cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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