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Quando la palestra è responsabile dell’infortunio del giovane sportivo

11 maggio 2014


Quando la palestra è responsabile dell’infortunio del giovane sportivo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 maggio 2014



Tutto ciò che c’è da sapere sulla responsabilità del gestore del centro sportivo, dell’istruttore e in caso di lesioni a minori o a terzi spettatori.

Quando si entra in un centro sportivo, sorgono subito dei doveri in capo al gestore della struttura e all’istruttore dei giovani, in particolar modo quando questi abbia, sotto la propria vigilanza, dei minori di età.

Ecco dunque una rassegna di situazioni che potrebbero venirsi a creare nell’ambito di una normale giornata in palestra.

Il gestore della struttura

Innanzitutto, è bene ricordare che il gestore di un centro sportivo ha una posizione di garanzia, che gli impone di adottare le necessarie cautele per preservare l’incolumità fisica degli utenti. Di conseguenza egli deve provvedere alla manutenzione delle infrastrutture e delle attrezzature.

Per esempio: se un attrezzo si rompe e procura danni all’utilizzatore, quest’ultimo ha diritto a chiedere il risarcimento del danno; se il pavimento è scivoloso a causa di un solvente usato per il lavaggio, ad essere responsabile è sempre il centro. Se una spalliera si stacca dal muro mentre qualcuno la sta utilizzando, anche in questo caso la palestra deve risarcire le eventuali lesioni fisiche riportate.

L’istruttore

Anche l’istruttore che, materialmente, è presente in sala ed alla cui supervisione sono stati affidati dei minori di età ha precisi obblighi di vigilanza: obblighi volti anche a impedire che i giovani pongano condotte imprudenti.

Per esempio: sarebbe responsabile l’istruttore se, potendo prevedere in anticipo o evitare un gioco pericoloso da parte dei ragazzi, non lo faccia e questi ultimi si procurino delle lesioni. Prendiamo il caso di un gruppo di bambini con la cattiva abitudine di giocare tirandosi un pesante pallone di basket o di salire su una scala senza protezioni. L’istruttore, in tali casi, deve intervenire per redarguirli e impedire che gli episodi si ripetano. Egli, infatti, ha un potere-dovere di controllo e di prevenzione.

Ma questa sua responsabilità cessa qualora egli dimostri di aver fatto di tutto per evitare l’evento ed esso si sia ugualmente verificato a causa della condotta indisciplinata del minore. È quanto ricordato da una recente sentenza della Cassazione [1]. Il caso deciso dalla Corte è quello di un ragazzo che, nonostante i reiterati avvertimenti di percolo da parte dell’istruttore, dopo una schiacciata ad un canestro si era appeso alla struttura metallica procurandosi delle lesioni. In tal caso, è evidente che l’istruttore aveva fatto di tutto per evitare l’evento, sgridando più volte il giovane, e che il danno si era verificato soltanto per la condotta indisciplinata di quest’ultimo.

In piscina

Il bagnino è, tra tutti, quello che rischia di più. Infatti, la sua posizione di controllo lo obbliga a intervenire immediatamente e a non distrarsi un attimo. Egli, infatti, in caso di annegamento, potrebbe rispondere di omicidio colposo. A riguardo vi rinviamo all’articolo: “Se il bagnino non salva il bagnante è omicidio colposo”.

Se a farsi male sono terzi spettatori

Quando a farsi male è uno spettatore sugli spalti, per causa di una condotta di uno sportivo la responsabilità non è mai di quest’ultimo. Per esempio: poniamo il caso di una partita di squash o di tennis in cui la palla, a causa del tiro maldestro del giocatore, ferisca gravemente una persona del pubblico sugli spalti).

In questi casi, sostiene un precedente del tribunale di Milano [2], la colpa è sempre della struttura sportiva la quale – pur avendo predisposto dei campi di gioco regolamentari, ossia rispondenti per dimensioni e attrezzature alle disposizioni federali – deve attenersi a una regola di prudenza che impone di montare una barriera con recinzione o elevamento della parete di fondo campo, onde evitare pericolo per gli spettatori nell’eventualità di un’anomala fuoriuscita della pallina.

note

[1] Cass. sent. n. 9936 dell’8.05.2014.

[2] Trib. Milano, sent. del 12.11.1992.

Autore immagine: 123rf.com

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