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Lo sai che? Consigli pratici contro il redditometro

Lo sai che? Pubblicato il 11 maggio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 maggio 2014

Consigli pratici e regole base sulla difesa del contribuente e sul contraddittorio con l’agenzia delle entrate.

L’operazione redditometro è ufficialmente partita. Le prime lettere sono state, infatti, spedite ai contribuenti che sono considerati dall’agenzia delle Entrate a rischio evasione, per la differenza troppo marcata fra le spese effettuate nel periodo d’imposta 2009 e il reddito dichiarato. E non solo: in alcuni casi sono già stati effettuati gli incontri di confronto con i contribuenti. Comincia, dunque, a prendere corpo il meccanismo contestazione-contraddittorio che dovrebbe garantire un efficace utilizzo del redditometro (leggi: “Ecco la lettera per il controllo fiscale in arrivo a 20 mila italiani“).

La legge indica come destinatari delle comunicazioni i soggetti che presentano una differenza (cosiddetto scostamento) fra il reddito dichiarato e le risorse spese di oltre il 20 per cento. In realtà, però, c’è da attendersi che gli scostamenti presi di mira dovrebbero essere molto superiori a questa soglia minima: un’indicazione in questa direzione era venuta nei mesi scorsi dallo stesso direttore dell’agenzia delle Entrate, Attilio Befera. Il Fisco, che pure in questi mesi ha puntato molto sul redditometro anche per favorire l’adempimento spontaneo dei contribuenti, ha tenuto a specificare che non ci sarebbero state scelte “irrazionali”.

All’alba dunque dell’invio, da parte del Fisco, delle lettere di chiarimento nei confronti dei contribuenti selezionati, ecco qui alcuni ulteriori consigli di carattere pratico da seguire in caso di accertamento.

In un precedente articolo avevamo visto le varie fasi del procedimento di accertamento fiscale in caso di utilizzo, da parte dell’amministrazione finanziaria, del Redditometro (leggi l’articolo: “Come difendersi dal redditometro: tutte le fasi del procedimento di accertamento”).

Sempre in una precedente guida avevamo dato due consigli molto semplici – ma altrettanto importanti – per difendersi dalla richiesta di chiarimenti avanzata dagli uffici delle Entrate (leggi l’articolo: “Come difendersi dal redditometro e dai controlli dell’Agenzia delle Entrate”).

Controllare le spese verificate dal fisco 

Preliminarmente va riscontrato che le “spese certe” quantificate nell’accertamento siano corrette. Si tratta di oneri che risultano nell’Anagrafe tributaria imputati al contribuente, quali, ad esempio, utenze, canoni di locazione, leasing o rate di mutuo.

È importante poi verificare l’esatta quantificazione, per chiedere la correzione di eventuali errori o per far valere circostanze sconosciute al Fisco. Si pensi, ad esempio, a un contribuente che per difficoltà di liquidità non ha pagato cinque rate del mutuo o del canone di locazione. L’Anagrafe tributaria, normalmente, determina il dato presumendo il regolare pagamento del contratto a monte. In tali ipotesi, è fondamentale dimostrare che la quantificazione effettuata è fondata sulla presunzione di regolare adempimento degli obblighi contrattuali del contribuente, ma che ciò non è avvenuto. Potrebbe essere utile allegare, per esempio, solleciti di pagamento o richieste di interessi di mora.

Quando il prestito è stato ricevuto da soggetti terzi

È sempre possibile giustificare il proprio tenore di vita superiore rispetto al reddito dichiarato facendo ricorso ai proventi provenienti dagli altri componenti della famiglia: leggi “Come salvarsi dal redditometro ricorrendo ai redditi della famiglia”. Tenete conto che, ai fini del redditometro, rileva il reddito dei familiari, non quello dei conviventi. Con la conseguenza che l’accertamento sarà molto più difficile per famiglie allargate e conviventi.

Nel caso, invece, in cui la maggiore fonte di reddito provenga da una donazione di un familiare, è sempre necessario precostituirsi una prova con una scrittura privata, così come spiegato nell’articolo “Attenzione ai prestiti tra familiari: necessario giustificare all’Agenzia delle Entrate il denaro”. In tal caso, i documenti che possono provare la circostanza da allegare al ricorso possono essere:

– scrittura privata (meglio se con data certa)

– bonifico bancario ricevuto

– restituzione delle somme prestate negli anni successivi.

A riguardo rinviamo a un interessante precedente della Commissione Tributaria Regionale Lazio: leggi “Accertamento con redditometro nullo se case e auto sono donazioni della famiglia d’origine”.

Le spese attribuite al contribuente sono sostenute da un terzo

Un’altra situazione nella quale le spese a nome del contribuente non dovrebbero valere per la quantificazione di maggior reddito, si verifica quando sono sostenute da un terzo soggetto. Si pensi alle utenze intestate al figlio, ma pagate da uno dei genitori. Se questo è avvenuto attraverso canali bancari, sarà sufficiente produrre le contabili. La questione, invece, si complica quando gli oneri sono sostenuti con denaro contante. A tal fine potrebbe essere utile qualunque elemento che possa concretamente dimostrare la circostanza, come, ad esempio, i prelevamenti effettuati in concomitanza del pagamento delle fatture del figlio ovvero l’alto reddito dei genitori. Situazioni che possono almeno rendere dubbia la ricostruzione dell’amministrazione.

Per situazioni più “ordinarie” la linea guida deve essere fondata sulla prova che il contribuente aveva denaro, di legittima provenienza, a propria diposizione. Oltre ai redditi esenti o tassati alla fonte, possono rilevare anche prestiti, donazioni, fidi bancari o denaro accantonato.

Se i pagamenti sono avvenuti con sistemi tracciabili, sarà sufficiente produrre le ricevute. In caso siano avvenuti in contanti, potrebbe essere utile ricostruire coincidenze di date tra possibili prelevamenti di contanti rispetto alla data di pagamento.

Redditi incapienti rispetto agli investimenti che sono stati effettuati

Il contribuente sotto esame potrà procedere alla dimostrazione dell’esistenza di elevata liquidità sui conti correnti, di disinvestimenti effettuati negli esercizi precedenti o di ottenimento di mutui.

Spese ordinarie che risultano superiori al reddito dichiarato

In questo caso il contribuente potrà difendersi facendo riferimento all’utilizzo di fidi bancari, al sostenimento delle spese da parte di terzi, oppure all’ottenimento di finanziamenti, prestiti e donazioni.

Spese presunte da contratti registrati (mutui, locazioni, leasing)

Il contribuente potrà verificare il corretto pagamento di tutte le rate: in caso contrario sarà possibile documentare la propria situazione, per esempio, con solleciti ricevuti o con la richiesta di interessi di mora

I risparmi non salvano

Conservare i soldi in banca non vi salverà dal redditometro. Il fisco, infatti, presume la ricchezza del contribuente e l’eventuale evasione anche sulla scorta dei risparmi sul conto corrente. Per un approfondimento leggi: “Anche i risparmi passano sotto la lente del redditometro”.

Il contraddittorio

La giurisprudenza ritiene che l’accertamento tramite redditometro sia nullo se il Fisco non instaura un effettivo contraddittorio con il contribuente (leggi “Redditometro, non basta il questionario, è necessario convocare il contribuente”).

Il contribuente che riceve l’invito deve presentarsi presso l’ufficio e giustificare la disponibilità di denaro avuta negli anni oggetto di controllo. Gli elementi dovranno essere provati con idonea documentazione e, in caso, anche con dichiarazione verbali.

Occorre dimostrare come sono state sostenute le spese certe che sono state attribuite.

Da verificare

È importante riscontrare la correttezza degli importi e nel caso reperire documentazione che possa dimostrare valori diversi. Di ogni incontro deve essere redatto verbale nel quale vanno elencati i documenti prodotti e le dichiarazioni rese. L’ufficio potrebbe richiedere ulteriore documentazione che il contribuente potrà riservarsi di produrre.

L’adesione

Terminata la prima fase, l’Agenzia elabora tutta la documentazione prodotta dal contribuente e nel caso permangano circostanze ingiustificate, notifica una proposta di adesione. In quest’atto è quantificato il maggior imponibile, oltre che interessi e sanzioni, ed è indicata la motivazione del rigetto delle difese del contribuente. È poi indicata una data per un nuovo incontro con il contribuente.

Tramite la definizione in adesione, il contribuente può sempre bloccare l’accertamento fiscale attraverso un accordo con il fisco.

Per chiudere

Se ritenuta fondata la contestazione del Fisco, il contribuente, pagando le somme pretese entro il quindicesimo giorno precedente alla data indicata nell’invito, beneficerà delle sanzioni ridotte a un sesto del minimo. In alternativa, potrà presentarsi all’incontro, sottoponendo al vaglio dell’ufficio, ulteriore documentazione e prove a sostegno della propria posizione.

L’accertamento

 

In assenza di adesione, l’ufficio emette l’avviso di accertamento nel quale vi sono le motivazioni fondanti la pretesa e la quantificazione del reddito ritenuto “evaso”. Il contribuente che non condivide la pretesa può solo impugnarla entro 60 giorni in Commissione tributaria provinciale. Non è infatti più possibile presentare istanza di adesione.

Privacy

In passato, alcuni giudici di merito hanno dichiarato nulli gli accertamenti effettuati con redditometro perché lesivi della privacy. Si tratta di interpretazioni evolutive che, comunque, meritano di essere citate. A tal fine si rinvia ai seguenti articoli:

Il redditometro viola la privacy dei contribuenti?

Redditometro nullo: viola la privacy. Il fisco cancelli i dati dei contribuenti

Redditometro lesivo della Privacy: la revisione della sentenza

Stop redditometro: per il tribunale di Napoli viola la privacy e la libertà del contribuente

Redditometro a rischio privacy: interviene il Garante per porre limiti

note

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. Interesante ma perché non cercano i soldi dove sanno che ci sono invece di tormentare chj fa fatica a vivere?

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