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Cosa significa apertura di credito in conto corrente?

18 Giugno 2021
Cosa significa apertura di credito in conto corrente?

Come funziona l’affidamento bancario o fido: le rimesse solutorie e ripristinatorie della provvista.

Cosa significa apertura di credito in conto corrente? Non esiste solo il mutuo tra i contratti di finanziamento praticati dalla banca. Uno strumento altrettanto noto ed utilizzato è l’apertura di credito, più comunemente nota come fido. Si tratta di un contratto bancario che ha una specifica funzione: quella di garantire al cliente la disponibilità di denaro per le proprie spese, anche se queste non dovessero essere ancora certe e ben determinate. 

In questo breve articolo spiegheremo cosa significa apertura di credito in conto corrente, come funziona e quali sono gli eventuali rischi per i correntisti.

Ma procediamo con ordine. 

Cos’è l’apertura di credito?

L’apertura di credito bancario è il contratto con il quale la banca si obbliga a tenere a disposizione del proprio cliente una somma di denaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato. Questa è la definizione fornita dall’articolo 1842 cod. civ.

In buona sostanza, la banca offre al correntista la possibilità di prelevare dal proprio conto corrente e, quindi di spendere, delle somme di cui questi non ha ancora la disponibilità. Il tutto fino a un tetto massimo prestabilito. In tal modo, si consente una sorta di sconfinamento sul conto autorizzata dalla banca.

Ciò avviene soprattutto quando, per esigenze finanziarie, un professionista, un imprenditore o una società si trova ad avere, in determinati periodi dell’anno, un volume di spesa superiore rispetto ai ricavi che invece si producono successivamente. 

Resta ovviamente fermo l’obbligo del cliente di restituire le somme prelevate, potendolo comunque fare anche in più riprese e senza una cadenza prestabilita (con invece succede nel caso del mutuo). L’importante è che il correntista non “sconfini” ossia non spenda una somma superiore a quella autorizzata dalla banca. 

Cosa ci guadagna la banca? Il corrispettivo dovuto alla banca è solitamente costituito da un tasso di interesse particolarmente alto che viene applicato sulla somma messa a disposizione oppure da una somma determinata stabilita prima della firma dell’accordo tra le parti (cosiddetta «provvigione di conto»).

In questo, l’apertura di credito funziona un po’ come le famose carte revolving, quelle carte di credito che danno al cliente una predeterminata disponibilità di spesa, senza un fine prestabilito.

Che succede se il cliente spende di più del fido?

Spesso, succede che il cliente “sconfini” rispetto al fido. Per gli sconfinamenti i contratti bancari prevedono il pagamento di una commissione particolarmente elevata e dei tassi di interesse più alti rispetto a quello per il fido stesso.

Differenze tra apertura di credito e mutuo

Il mutuo deve essere rimborsato secondo un piano di ammortamento prestabilito ossia con rate di solito mensili o semestrali. Nell’apertura di credito, il correntista può effettuare i versamenti quando vuole.

Nel mutuo, di solito, i soldi vengono concessi per uno scopo prestabilito, determinato sul contratto stesso (ad esempio, l’acquisto di una casa, la ristrutturazione di un immobile, il risanamento aziendale, ecc.), mentre nell’apertura di credito si prescinde dagli scopi del correntista che può usare i soldi per una o più spese senza doverne rendere conto alla banca.

Nel mutuo, la somma viene concessa al correntista in un’unica soluzione. Nell’apertura di credito, invece, la banca si limita a mettere a disposizione tale somma ed è il correntista a scegliere se, quando e quanto attingere da tale disponibilità.

Il mutuo si perfeziona nel momento della consegna della somma di denaro. Invece, l’apertura di credito si conclude con la firma del contratto, che deve essere necessariamente scritto.  

Pignoramento fido

Non si può pignorare un conto corrente con un’apertura di credito, né se il correntista sta usando il fido, né tantomeno se ha sconfinato da esso. Ciò perché il pignoramento presso terzi ha ad oggetto solo le somme di titolarità del correntista e, nel caso di fido, invece, vengono usate somme di proprietà della banca che le mette a disposizione del cliente. 

Apertura di credito semplice

L’apertura di credito bancario è semplice quando il cliente può utilizzare il credito una sola volta, anche con prelievi frazionati, senza possibilità di eseguire versamenti per ripristinare il capitale iniziale. Facciamo un esempio.

La banca concede a Tizio un credito di 1000: Tizio potrà prelevare 1000 in una o in più soluzioni. Ipotizzando che Tizio prelevi 500, non potrà successivamente versare 500 e così ripristinare il credito iniziale per poterlo utilizzare ancora in seguito. 

Apertura di credito allo scoperto

Si parla di apertura di credito allo scoperto quando il cliente non fornisce alcuna garanzia reale o personale. Vi fa da contraltare l’apertura di credito garantita, che si verifica quando il cliente presta su richiesta della banca una garanzia (fideiussione, ipoteca, pegno ecc.). 

Cessazione dell’apertura di credito

Il contratto di apertura di credito può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato. 

L’art. 1845 del Codice civile stabilisce che il contratto cessa: se stipulato a tempo indeterminato, per recesso di una delle parti, previo preavviso stabilito dal contratto o dagli usi. 

In mancanza di espressa previsione del termine di preavviso, esso è stabilito in 15 giorni; se stipulato a tempo determinato, per scadenza del termine oppure per recesso della banca per giusta causa prima del termine. 

Recesso immotivato della banca 

Secondo la Cassazione, è illegittimo il recesso di una banca da un rapporto di apertura di credito in cui non sia stato superato il limite dell’affidamento concesso, benché pattiziamente previsto anche in difetto di giusta causa se tale recesso avviene per ragioni del tutto impreviste e arbitrare e, quindi, contrarie alla buona fede. Ciò contrasta con la ragionevole aspettativa di chi, in base ai rapporti usualmente tenuti dalla banca e all’assoluta normalità commerciale di quelli in atto, abbia fatto conto di poter disporre della provvista redditizia per il tempo previsto e non sia, dunque, pronto alla restituzione, in qualsiasi momento, delle somme utilizzate. 


note

[1] Cass. sent. n. 17291/2016.


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