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TFR: tutto ciò che c’è da sapere

18 Giugno 2021
TFR: tutto ciò che c’è da sapere

Trattamento di fine rapporto: calcolo, maturazione, legittimati, richiesta e termini di pagamento. 

Non tutti sanno che il TFR va liquidato, senza ritardi, nel momento stesso in cui avviene lo scioglimento del rapporto di lavoro, che esso spetta anche a chi è stato licenziato per giusta causa o a chi si è dimesso senza rispettare il preavviso. Non tutti sanno che il TFR corrisponde ad un importo pari a circa un mese di stipendio moltiplicato per tutti gli anni di lavoro svolti con la stessa azienda e che esso non può mai essere pignorato finché non viene materialmente liquidato al dipendente. 

Per colmare queste e altre lacune ecco una guida su tutto ciò che c’è da sapere sul TFR ossia il famoso e tanto agognato «Trattamento di fine rapporto». Ma procediamo con ordine.

Cos’è il TFR?

Il TFR è una quota dello stipendio che, anziché essere pagato periodicamente, viene invece accantonato per essere poi versato al dipendente al momento dello scioglimento del rapporto di lavoro. Pertanto, il Trattamento di fine rapporto rappresenta una forma di retribuzione “differita”.

A chi spetta il TFR?

Il TFR spetta a tutti i lavoratori dipendenti, sia quelli a tempo determinato che indeterminato, sia a quelli full-time che part-time. Il Trattamento di fine rapporto spetta anche ai soci lavoratori con rapporto di lavoro di tipo subordinato. Non spetta ai collaboratori esterni e agli autonomi con una partita Iva.

Il TFR non spetta ai lavoratori assunti in prova se detta prova non dovesse avere esito positivo. 

Quando spetta il TFR?

Il TFR spetta al momento della cessazione del rapporto di lavoro, sia che ciò dipenda da un atto di dimissioni o di licenziamento (anche se si tratta di licenziamento per giusta causa, dovuto cioè a una grave colpa del dipendente).

In caso di morte del lavoratore spetta il TFR?

Il TFR spetta anche in caso di decesso del dipendente. In questo caso, però, la somma dovrà essere erogata ai suoi eredi, secondo le rispettive quote di successione.

Come si calcola il TFR e a quanto ammonta?

Il TFR si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari, e comunque non superiore, all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso, divisa per 13,5.

Tutte le somme che il lavoratore dipendente riceve per la prestazione svolta, o per altre motivazioni comunque conseguenti all’instaurazione del rapporto di lavoro, rientrano, se corrisposte in forma non occasionale, nella retribuzione utile ai fini del TFR.

Sono da considerare mesi utili ai fini della quantificazione della retribuzione utile TFR esclusivamente i mesi interi, considerando come tali anche le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni. In sostanza, dunque, in caso di assunzione, ovvero di cessazione in corso di mese, la retribuzione percepita in quel mese concorrerà alla formazione della base di calcolo della quota di Trattamento di fine rapporto (retribuzione utile TFR) solo se il rapporto di lavoro è rimasto in essere per almeno 15 giorni di calendario.

I Contratti collettivi nazionali (Ccnl) hanno la possibilità di individuare le voci di retribuzione utili al calcolo del TFR, anche in senso peggiorativo per il dipendente.

Come viene conservato il TFR?

Ci sono due modi per conservare il TFR:

  • con accantonamento in azienda, a cura del datore di lavoro (ovvero versata al Fondo di Tesoreria gestito dall’Inps in caso di aziende con più di 50 dipendenti), nel caso in cui il lavoratore dipendente non abbia optato, tramite il Modello TFR1 ovvero TFR2, per l’adesione ad un fondo di previdenza complementare, ma abbia preferito il mantenimento del TFR;
  • con versamento ad un fondo di previdenza complementare, con le modalità e i termini previsti dal fondo stesso, in caso di adesione tacita o esplicita alla previdenza complementare da parte del dipendente.

Rivalutazione del TFR: come avviene?

Il Trattamento di fine rapporto, sia esso rimasto in azienda o versato al Fondo di Tesoreria Inps in caso di aziende con più di 50 dipendenti deve essere rivalutato.

Non vanno rivalutate le quote di Trattamento di fine rapporto destinate in previdenza complementare e quelle riconosciute mensilmente in busta paga ai lavoratori dipendenti che ne hanno fatto esplicita richiesta.

La rivalutazione del fondo si calcola applicando un tasso costituito dal valore fisso dell’1,5% più il 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’Istat, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

Quando viene pagato il TFR?

Anche se in molte aziende c’è l’abitudine di posticipare il pagamento del TFR per via dell’elevato importo che a volte si raggiunge, la legge prevede la liquidazione delle somme all’atto dello scioglimento del rapporto di lavoro e, quindi, già con l’ultima busta paga. Il datore di lavoro non ha diritto a posticipare il pagamento del Trattamento di fine rapporto, neanche se l’importo dovesse essere elevato.

Anticipazione del TFR

In caso di specifici e gravi bisogni (di cui parleremo a breve), al dipendente è possibile chiedere l’erogazione di un’anticipazione del TFR benché il rapporto di lavoro prosegua. 

Il lavoratore richiedente deve possedere almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro.

Inoltre, l’importo dell’anticipazione richiesta non deve essere superiore al 70% del trattamento cui il lavoratore avrebbe avuto diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta. In tale limite del 70% deve essere considerato anche il TFR versato al Fondo di Tesoreria gestito dall’Inps per i dipendenti da aziende con almeno 50 addetti.

A tutela del lavoratore dipendente, la legge stabilisce che le richieste presentate dai lavoratori debbano essere soddisfatte annualmente: 

  • entro i limiti del 10% degli aventi titolo (lavoratori cioè con almeno 8 anni di anzianità);
  • comunque nella misura del 4% del numero totale dei dipendenti.

È possibile richiedere una sola anticipazione nel corso del rapporto di lavoro. Il legislatore concede comunque ai contratti collettivi o a patti individuali di prevedere condizioni di miglior favore.

La richiesta di anticipazione può essere presentata solo per i seguenti motivi:

  • spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche, risultando irrilevante che la terapia o l’intervento vengano o meno praticati nelle strutture pubbliche, attesa l’insussistenza di un obbligo del lavoratore a servirsi delle medesime;
  • acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli;
  • fruizione dei congedi parentali, di formazione e di formazione continua.

Nel caso in cui il datore di lavoro si trovi di fronte a più richieste di anticipazione e non sia nelle condizioni, ovvero non voglia, soddisfare tutte le richieste predette (naturalmente, dopo aver soddisfatto i limiti minimi previsti dall’art. 2120) potrà adottare dei criteri di priorità. I contratti collettivi possono prevedere tali criteri di priorità. In assenza di una previsione in tal senso, salvo diversa disposizione del regolamento aziendale, si ritiene corretta l’adozione del criterio cronologico.

Tassazione TFR

Tanto il TFR quanto l’eventuale anticipazione sono soggette a tassazione secondo gli scaglioni applicabili al contribuente nel relativo anno di maturazione della singola quota del Trattamento di fine rapporto. 



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2 Commenti

  1. Complimenti. Articolo chiarissimo che consente, ad un lavoratore subordinato, una rapida acquisizione -immediata e diretta- di tutte le info necessarie alla conoscenza dei propri diritti ed a fare un calcolo (sommario ma, almeno, non del tutto campato per aria) della somma che andrà a percepire… E, giocoforza, leggere che: “….la legge prevede la liquidazione delle somme all’atto dello scioglimento del rapporto di lavoro e, quindi, già con l’ultima busta paga. Il datore di lavoro non ha diritto a posticipare il pagamento del Trattamento di fine rapporto, neanche se l’importo dovesse essere elevato….”, conscio di essere dipendente pubblico (in ambito sanitario) e di vedersi corrisposto il TFR (nel migliore dei casi) dopo 12/16 mesi -prima tranche- e successivi 12/18 mesi -seconda tranche- fa venire l’orticaria…. Come anche il sapere di non poter usufruire dell’anticipo, tanto trionfalmente sbandierato ai quattro venti, perchè nessun istituto bancario si presta all’erogazione, da veramente un senso alla fuga all’estero da parte dei giovani (e dei pensionati: cosa che farò tra pochi anni)

  2. ho letto che viene tassato, ma non mi è chiaro: al cifra finale è quella che risulta nella busta anche se a liquidarla è l’INPS a causa di fallimento della ditta? Grazie.

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