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Cosa succede quando è impossibile pagare le tasse?

18 Giugno 2021 | Autore:
Cosa succede quando è impossibile pagare le tasse?

L’omesso versamento delle imposte può essere giustificato quando c’è una crisi di liquidità imprevedibile e inevitabile: la forza maggiore esclude le sanzioni.

Molti contribuenti italiani non riescono a pagare le imposte entro le scadenze. Ma il Fisco – a parte le sospensioni dei versamenti e della riscossione concesse durante l’emergenza Covid – non vuole sentire ragioni e pretende sempre il pagamento del dovuto, più le maggiorazioni previste per il ritardo. Se il versamento è completamente omesso, c’è evasione fiscale e scattano le pesanti sanzioni amministrative previste. Oltre certe soglie di imposte non versate si commette anche un reato tributario e, quindi, si va nel penale.

È il rigido sistema che ben conosciamo. Ma cosa succede quando è impossibile pagare le tasse? Se non si riesce a farlo per cause di forza maggiore, è possibile evitare almeno di dover versare le sanzioni? La realtà dei fatti dimostra che in molti casi i contribuenti, al di là della buona volontà e delle intenzioni, sono impossibilitati a versare le imposte per un’inevitabile mancanza di soldi (le aziende la chiamano crisi di liquidità). E questo avviene nonostante siano stati ligi negli adempimenti fiscali: parliamo di soggetti che hanno dichiarato correttamente i tributi e indicato le imposte dovute. Manca solo il versamento, che è praticamente impossibile da eseguire.

Queste penose circostanze possono dimostrare che è davvero impossibile pagare le tasse e, in determinati casi, la forza maggiore riesce a far “assolvere” il contribuente che non ha adempiuto, ma senza sua colpa. Si tratta di capire quando, per la legge e per i giudici, queste situazioni assumono valore esimente: e allora, se si trova una strada, per le tasse non pagate a causa di circostanze dovute a forza maggiore, le sanzioni potranno essere annullate come prevede la legge o, magari, direttamente non applicate in partenza dall’Amministrazione finanziaria.

La giurisprudenza si è occupata spesso di questi casi e, di recente, ha manifestato un’apertura, come dimostra l’ultima sentenza della Corte di Cassazione sul tema [1]: gli Ermellini hanno ravvisato la forza maggiore in una vicenda in cui un’azienda vantava consistenti crediti dalle pubbliche amministrazioni, ma era stata saldata con notevole ritardo. L’impresa è riuscita a dimostrare che l’omesso versamento delle imposte era dipeso proprio da questo inadempimento nei suoi confronti, altrimenti ce l’avrebbe fatta. I giudici di piazza Cavour hanno richiamato a sostegno della propria decisione la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, che riconosce e  giustifica queste circostanze, perché imprevedibili e inevitabili. 

Forza maggiore: definizione 

La forza maggiore è un’esimente, cioè una causa di non punibilità, che opera in diversi rami del nostro ordinamento giuridico: nasce nel diritto civile e in quello penale, per poi estendersi al settore tributario. 

La forza maggiore viene definita come un evento imprevedibile, eccezionale e straordinario, che si verifica per cause non imputabili al debitore [2] e rende praticamente impossibile l’adempimento della prestazione alla quale è obbligato, a meno di non incorrere in un sacrificio eccessivo e umanamente inesigibile.  In altre parole, la forza maggiore è un evento che non si può prevenire e al quale non si può resistere. 

Forza maggiore: quando evita le sanzioni?

La normativa fiscale [3] individua la forza maggiore tra le «cause di non punibilità» e dispone che «non è punibile chi ha commesso il fatto per forza maggiore»: dunque, non può essere sanzionato chi per tale motivo ha omesso, o ritardato, il versamento dei tributi. Nota che questa norma si riferisce solo alle sanzioni: rimane sempre fermo l’obbligo di pagare le imposte dovute, appena sarà possibile. 

La giurisprudenza della Corte di Giustizia europea [4] ha precisato che la forza maggiore richiede due elementi:  

  • uno, di natura oggettiva, che riguarda gli eventi anomali verificatisi al di fuori della sfera di controllo del contribuente debitore, e che pertanto non possono essergli imputati; 
  • l’altro, di tipo soggettivo, che concerne l’obbligo dell’interessato di prevedere questi eventi, con la dovuta ragionevolezza e nei limiti del possibile; inoltre, bisogna premunirsi contro di essi e fronteggiare le conseguenze adottando le misure appropriate, ma «senza incorrere in sacrifici eccessivi». 

Forza maggiore e crisi aziendale 

Tradotti in concreto, questi principi dettati in tema di forza maggiore significano che il contribuente, specialmente se è un operatore economico ed imprenditore commerciale, deve sempre cercare di prevedere le possibili emergenze e tentare di farvi fronte. Bisogna, cioè, distinguere un’oggettiva impossibilità, che è insormontabile, da una mera difficoltà, che è soggettiva ed superabile, sia pure a prezzo di sforzi.

Ad esempio, le crisi di liquidità aziendale sono ragionevolmente prevedibili in quanto insite nel naturale rischio d’impresa: non si può, a posteriori, dire di non aver potuto pagare le tasse perché non c’erano soldi sufficienti in cassa, quando magari tutto dipende da scelte aziendali incaute e sbagliate, o da spese eccessive sostenute su altri fronti. Così come non vale sostenere l’alternativa: pagare gli stipendi ai dipendenti oppure le tasse allo Stato; entrambi sono obblighi consueti e, dunque, occorre fare tutto il possibile per poterli fronteggiare in anticipo, prima delle scadenze.

L’emergenza Covid è un fatto di forza maggiore? 

Un ragionamento diverso, invece, va fatto per la grave crisi economica provocata dall’emergenza Covid: essa rappresenta sicuramente un fattore imprevedibile ed eccezionale, che ha inciso negativamente, e in modo inevitabile, su molti operatori economici, specialmente quelli operanti nei settori ai quali il lockdown ha imposto la chiusura dei locali per un lungo periodo.  

Dunque, se i mancati versamenti delle imposte non dipendono da comportamenti colpevoli del contribuente, lo shock finanziario conseguente alla pandemia può costituire un fatto di forza maggiore e c’è già qualche pronuncia giurisprudenziale in tal senso. Te ne abbiamo parlato ampiamente nell’articolo “Covid: come dimostrare di non poter pagare le tasse“.

Quando la forza maggiore è un valido motivo per non pagare le tasse? 

Molte imprese lavorano con le pubbliche amministrazioni, fornendo loro beni o prestando servizi. Spesso, la loro sopravvivenza economica dipende dalla tempestività dei pagamenti, che dovrebbero avvenire entro 30 o 60 giorni dal ricevimento della fattura, ma questo termine viene raramente rispettato. I frequenti e protratti ritardi nei pagamenti bloccano il flusso finanziario delle aziende e, talvolta, rendono impossibile l’adempimento degli obblighi tributari.  

Nella nuova sentenza che ti abbiamo accennato all’inizio, la Corte di Cassazione [1] ha ravvisato un caso di forza maggiore proprio nell’accumulo di ritardi nei pagamenti dovuti dalla PA ad un’impresa appaltatrice di alcuni lavori pubblici. L’Agenzia delle Entrate aveva emanato l’avviso di accertamento con l’irrogazione delle sanzioni, ma l’impresa ha sostenuto che gli omessi versamenti dei tributi erano dovuti alla carenza di liquidità, provocata dal grave ritardo dell’Amministrazione nel pagare quanto dovuto. 

I giudici di piazza Cavour, però, hanno ragionato con cautela: pur riconoscendo che quel ritardo della PA costituisce un caso di forza maggiore, non hanno (ancora) annullato le sanzioni irrogate all’impresa, rimettendo il giudizio alla Commissione tributaria per verificare se, nel caso concreto, l’impresa fosse impossibilitata ad adottare misure idonee ad evitare quella crisi di liquidità, ad esempio cedendo a terzi il proprio credito fiscale. 

Per ulteriori informazioni leggi anche l’articolo “Cosa succede se non pago le tasse?“.


note

[1] Cass. ord. n. 17027 del 16.06.2021.

[2] Art. 1218 Cod. civ.

[3] Art. 6, co. 5, D.Lgs. n. 472/1997.

[4] Corte Giustizia UE, cause C-154/16, C-659/13, C-34/14, C-314/06.


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2 Commenti

  1. Succede che ti trovi con i debiti fino al collo e devi capire come riuscire ad uscirne legalmente evitando che possa essere schiacciato dalla pressione economica e sociale che ne consegue… E meno male che hanno messo la legge salva suicidi…Eppure, tanta gente si è tolta la vita anche per somme di debito che potevano essere pagate con soluzioni non troppo esose… Ma poi nella mente delle persone disperate scattano dei meccanismi per cui occorre l’intervento di uno specialista onde evitare che si arrivi al gesto estremo

  2. Ci sono imprenditori che si sono sentiti schiacciati e oppressi da questa crisi causata dal Covid e che con gli aiuti dello Stato ci hanno fatto ben poco… E si sono ritrovati a mettere i lavoratori in cassa integrazione…Soldi che sono arrivati dopo un sacco di tempo. Immaginate chi ha una famiglia e ha dovuto sfamare i suoi cari solo grazie ai risparmi che aveva in banca. E qui l’imprenditore si sente un avvilito perché deve chiedere ai lavoratori di continuare a lavorare come prima, altrimenti si rischia di mandare la macchina lavorativa in panne, e al tempo stesso deve ridurre lo stipendio, ritardare i pagamenti oppure ricorrere appunto alla cassa integrazione cercando di trovare una soluzione per non perdere i passi in avanti fatti fino a quel momento

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